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22 dicembre 2012

Animali nella neve

Accantonata la catastrofica profezia attribuita ai Maya che ha regalato tanti spunti a Voyager negli ultimi anni, è tempo di pensare al Natale (magari i superstiziosi non lo avevano ancora fatto).
La neve è l'unica cosa che - entro i limiti del caso - mi fa entrare nello spirito delle feste. Mi ricorda di quando da piccola non aspettavo altro per non andare a scuola e mettermi a fare pupazzi di neve in giardino.

E poi, ammettiamolo: la neve è bellissima, è un piacere vederla cadere ed è un piacere vederla deporsi. Se ora al primo fiocco (anzi, prima, quando la preannuncia il meteo!) mi viene già l'ansia è solo perché andare al lavoro diventa un incubo.
Quindi vi auguro buon Natale con due foto che non mi fanno pensare al traffico impazzito, agli scivoloni sul ghiaccio e alla metropolitana affollata ma solo alla bellezza della neve:


Pecore in coda sulla neve battuta per evitare di affondare (chiamatele stupide!).

Immagino che da lontano si vedesse solo una coda che svettava nella neve. A differenza delle pecore, credo che il protagonista della seconda foto abbia concluso la serata davanti a un caminetto acceso...


Buon Natale a tutti!

23 luglio 2009

Il diavolo della Tasmania a rischio estinzione


Sapevo già da qualche anno che il diavolo della Tasmania è stato incluso nell'elenco delle specie a rischio di estinzione. Sapevo anche che la causa era la scarsa varietà genetica (da 4 secoli si sono estinti sul territorio australiano e rimangono solo in Tasmania), alla base di una forma di tumore trasmissibile tra gli animali che si manifesta con neoplasie al volto che portano alla morte per denutrizione.
Fortunatamente il governo si è mosso per la tutela di questi animali e ha già messo in quarantena due gruppi per evitare che la malattia possa decimare tutta la popolazione. Questo mi rassicura un po' sulla conservazione della specie ma mi rattrista che tanti diavoli stiano morendo in un modo così straziante.
Non è tutto. Ieri per caso ho scoperto su Wikipedia che anche in questo caso la causa di tutto potrebbe essere l'uomo. Tanto per cambiare.
Mentre sono in corso le ricerche per sequenziare il genoma del diavolo[18], una scoperta sconcertante è stata intanto l'individuazione di alcuni degli agenti carcinogenici in conseguenza di studi ordinati dal governo tasmaniano. I dati, che il quotidiano "The Australian" ha obbligato il governo a fornire in base alla locale legge sulla libertà di informazione, rivelerebbero che si è accertata la presenza, negli individui infetti, di potenti elementi chimici utilizzati in genere per prevenire gli incendi. Si tratta in particolare di componenti tossici come due eteri difenili polibrominati (PBDE): l'esabromobifenile (BB153) ed il decabromodifenile (BDE209), il cui impiego principale è per la fabbricazione di oggetti dei quali ridurre l'incendiabilità (fra i quali computer, elettrodomestici, tappeti) ed in schiume di analogo scopo (usate ad esempio per i mobili). Secondo lo International Persistent Organic Pollutants Elimination Network (IPEN), che ne ha proposto la messa la bando ai sensi della Convenzione di Stoccolma, la scoperta non è senza effetti anche riguardo alla salute umana, considerato che il rintraccio di questi elementi in zone non industrializzate dimostra la precedente sottovalutazione della loro insidiosità; in particolare, le industrie produttrici del BDE209 avevano espressamente escluso la bioaccumulazione del composto, che si era pertanto imposto sui prodotti concorrenti proprio per questa caratteristica.

Quindi ci potrebbe essere stata una predisposizione ai tumori, poi scatenata dalla presenta di sostanze tossiche o cancerogene nel loro habitat.
Ci sono però speranze per la sopravvivenza dei diavoli.
In Tasmania temono fortemente la diffusione della volpe rossa, una specie non autoctona, introdotta illegalmente, e che senza il diavolo si moltiplicherebbe rapidamente. Sarebbe un bel danno per gli abitanti della zona. Il fatto che ci siano anche interessi economici a favore della sopravvivenza del diavolo, mi fa sperare che non faccia la fine del delfino bianco dello Yangtze (sarà estinto? Mah! Prima nel fiume ce n'erano migliaia, ora dobbiamo cercarli col lanternino, se non è estinto è solo questione di tempo! Si esultava per la presenza di un esemplare. Direi che la specie è salva...).

9 giugno 2009

Adotta un gatto Fiv


Do segnalazione di una nuova iniziativa a favore dei gatti malati di Fiv che mi è stata segnalata da una volontaria.
Nuova campagna: Adotta un gatto FIV

"Adotta un gatto FIV" è una campagna promossa dalle associazioni TicinoFelino e ATRA/CDA in Svizzera e dall'Associazione La Cincia onlus in Italia. La campagna ha come obiettivo far adottare dei gatti FIV o Felv-positivi, perche' oggi c'e' molta ignoranza sull'argomento, a volte i gatti positivi a queste malattie vengono soppressi senza ragione, ed è molto spesso difficile farli adottare a causa di pregiudizi dovuti all'ignoranza.

Invece un gatto FIV-positivo, ma anche Felv-positivo, non è un gatto destinato a morire in breve tempo. Un gatto FIV positivo ha un'aspettativa di vita di una decina di anni; un Felv positivo di meno, sui tre, quattro anni, ma un 30% non sviluppa mai patologie legate a questa forma di immunodeficenza. Dieci anni non sono pochi per un gatto di casa, e sono tanti per un gatto di colonia che di solito non arriva ai cinque o sei.

Alla pagina della Campagna Adotta un gatto FIV potete trovare maggiori informazioni, i banner per divulgare la campagna e le interviste al dott. Stefano Bo sulle malattie infettive dei gatti, utilissime per capire davvero qualcosa sull'argomento, dato che sulla materia regna la più totale confusione nella testa della maggior parte delle persone.
Pagina della campagna:
http://www.lacincia.it/adotta_un_fiv.html

Interviste al veterinario:
http://www.lacincia.it/malattie_infettive_feline.html

Potete anche scaricare un file audio con un'intervista sul tema a due veterinari (16 Mbyte):
http://www.lacincia.it/docs/radio3iii_fiv_35min.mp3

E' inoltre disponibile il volantino "Adotta un gatto FIV" che potete richiedere gratuitamente dal sito di AgireOra Edizioni e divulgare presso i vostri conoscenti, negli studi veterinari, nei negozi, ai tavoli informativi, ecc.:
http://www.agireoraedizioni.org/catalogo/opuscoli-materiali/volantini/animali/adotta-un-gatto-fiv/

Grazie a tutti per la partecipazione!

AgireOra Network

20 gennaio 2009

Perché le zebre hanno messo le strisce?


Sul Guardian ho pescato un interessante articolo dal titolo How did the zebra get his stripes?, sullo scopo delle colorazioni - o dell'assenza di colorazioni - di alcuni animali.
Un nuovo studio scientifico ha infatti tentato di dare una risposta alla domanda "Perché la zebra ha messo le strisce?". La conclusione è quasi imbarazzante. Secondo Tim Caro dell'Università della California, sappiamo ancora troppo poco sulla colorazione del manto degli animali (o della pelle, in alcuni casi).
Anche il co-scopritore della selezione naturale di Charles Darwin, Alfred Russel Wallace, si pose il problema della ragione evolutiva delle strisce delle zebre.
Per lui le zebre vivono costantemente in condizioni di grande pericolo, circondate come sono da leoni e predatori vari. Secondo Wallace però la notte, in occasione dell'abbeveramento, sono ancora più a rischio. Le strisce servirebbero alle zebre a mimetizzarsi al chiaro di luna, a non farsi notare a distanza e ad apparire meno numerose qualora intraviste.
Darwin però non era d'accordo. Le striscie nella savana totalmente aperta allo sguardo, non servono proprio a nulla: addirittura, nelle parti bianche, arrivano a riflettere la luce. Un'altra teoria, che conoscevo anch'io prima di questo articolo, considera le striscie un mezzo per disorientare il predatore: in mucchio le zebre corrono in tutte le direzioni, le striscie diventano quasi ipnotiche e soprattutto non è possibile, nel trambusto generale, capire la direzione dei fuggitivi. Sembrerebbe inoltre utile a evitare le mosche tse tse (ma ignoro la motivazione concreta).
Le zebre sono un vero mistero. Altri animali invece sembrano dare meno problemi. Particolari colorazioni del muso sono frequenti negli animali che hanno raggiunto una posizione eretta, e hanno principalmente uno scopo intimidatorio.
Nel caso del panda, nessuno scopo comunicativo invece. Se fosse stato tutto bianco la luce si sarebbe riflessa sul pelo, rendendo più difficoltosa la visione.
Ecco la splendida gallery del Guardian, alla scoperta delle più strane colorazioni (e di alcune ipotesi che le spiegano)

19 novembre 2008

Uno di voi ci tradirà. 150.000 volte l'anno


Ancora una volta un'immagine dell'iconografia cristiana viene presa in prestito per una pubblicità progresso. I commensali dell'Ultima cena di Leonardo assumono le sembianze di cani e l'unico a mantenere un volto umano è Giuda. Il messaggio è chiaro. "Uno di voi ci tradirà". 150.000 volte l'anno. A tanto infatti ammontano gli abbandoni degli animali. La campagna, affidata alle promocard, spetta alla Oipa, l'Organizzazione Internazionale Protezione Animali

Agenzia: Remember +, Milano
Creative Director: Fabio Anzani
Copywriter: Massimo Mariottini
Illustratore: Stefano Delli Veneri

Vedendo i commenti in Rete ho scoperto che la campagna ha diviso le opinioni. Prevedibile, visto il simbolismo religioso a cui si ispira. C'è chi la trova di dubbio gusto e chi invece la trova efficace. Francamente apprezzo il tentativo di sperimentare nuove strade e linguaggi per affrontare un tema tristemente noto. E il messaggio è chiaro e - forse perché non proprio immediato - colpisce in tutta la sua forza. Che piaccia o meno, di sicuro spinge alla riflessione. Speriamo che spinga anche qualche padrone a non tradire il suo cane...

6 novembre 2008

Dance of birds

Da piccola mi affascinavano le danze dei moscerini. All'arrivo del tramonto loro si riunivano in forme pulsanti. Delle vere e proprie nuvole in frenetico movimento. Qualche mese fa, di ritorno dall'ufficio, ho alzato gli occhi al cielo. Quelle stesse nuvole, ma di dimensioni maggiori, stavano attraversando i palazzi di Milano. Sono rimasta a fissarli finché non me li sono lasciata alle spalle. E lo stesso ho fatto anche nelle sere successive. Per mesi. Ero in moto (ovviamente passeggero) e mi forzavo di lasciarli perdere per timore, alla prima frenata improvvisa, di tornare a casa con un colpo di frusta da manuale. E invece non riuscivo a lasciarli perdere.
Ormai le giornate si sono accorciate e mio malgrado devo rientrare a casa coi mezzi pubblici. Non so se gli uccelli stiano ancora sfrecciando attorno al Pirellone (sarei curiosa di ammirarli da quelle finestre), ma quelle immagini mi mancano parecchio. Non avendo modo di registrarle dal vivo, le ho cercate in Rete.
Meglio di niente. Anche perché ho scoperto che la mia passione è condivisa da parecchia gente... Tutti fanatici delle danze dei moscerini?

Ecco quello che mi rallegrava al ritorno dall'ufficio:


Da Roma arrivano molti più video di uccelli in volo sulla città. Forse l'anima romantica dei milanesi non è così marcata come nella Capitale, forse non hanno tempo di alzare gli occhi al cielo oppure nessuno si è preoccupato di caricarli su Youtube. Però in questo caso Roma batte Milano 40 a 1.

Splendide riprese di storni in volo


Un filmato impressionante con milioni di uccelli in volo (peccato per la pessima risoluzione)

16 ottobre 2008

Bullismo tra animali. La soluzione? Un cane


Questa storia si svolge in uno zoo cinese. Lo sfortunato Oliver Twist della situazione è una scimmietta rimasta orfana. Il maschio alfa lo maltratta, al punto da mettere a repentaglio la sua vita. E il personale dello zoo gli "regala" un cane da difesa. Inizia così una proficua collaborazione per entrambi.

Da Ananova
A Chinese zoo has given an orphan monkey its own guard dog to stop it being bullied by bigger primates. Keepers at Jiaozuo City Zoo said the monkey was always being bullied and they had intervened to save his life several times.

"So we put a dog in the monkey cage, hoping he can protect the orphan," a zoo spokesman told the China News Network.

The zoo said the dog, Sai Hu, does his job very well.

"Whenever the baby monkey gets bullied, he dashes up and drives the others away. And the baby monkey is also very smart. Each time he smells danger he runs to jump on the dog's back and holds on tight.

"The alpha male monkey has been really unhappy since we sent in Sai Hu. He tried to organise several ambushes on the little monkey, but they all failed because of the dog," added the spokesman.

10 ottobre 2008

Gatti e dintorni

Per tutti gli appassionati di gatti, alcuni filmati che di sicuro non vi deluderanno.

La saga (nipponica) di Chi. Decisamente Kawaii. Ecco il commento di un utente di Youtube: "My brain just exploded from all this cute"


La mia saga preferita, anche per la sua intrinseca veridicità, resta "Simon's cat". Apprezzo anche lo stile minimalista ma espressivo.



"The Mean Kitty Song", un rap geniale dedicato a un gatto

25 settembre 2008

Non tutte le favole hanno un lieto fine



BERLINO (Reuters) - Un addetto dello zoo di Berlino che ha amorevolmente cresciuto l'orsetto polare Knut, abbandonato dalla madre Tosca e divenuto una celebrità un Germania, è morto all'età di 44 anni, secondo quanto ha detto la polizia della capitale tedesca.

Thomas Doerflein, un bel carattere e una folta barba scura, era diventato un improbabile sex symbol grazie all'amore che riservava a Knut, diventando famoso per i suoi giochi con l'orso davanti a un pubblico sempre più folto.

Doerflein ha passato con Knut -- primo orso polare nato nello zoo in 33 anni -- 150 giorni di fila, 24 ore su 24, e lo ha nutrito dai palmi delle sue mani con latte e porridge, anche durante la notte.

Anche se si può dire che, senza le cure di Doerfelin, Knut sarebbe probabilmente morto subito dopo la nascita, nel 2006, le associazioni per i diritti degli animali hanno sempre criticato la decisione del bioparco di tenere entro le proprie mura l'animale.

L'orso si esibiva con il suo allevatore due volte al giorno, attirando più di un milione di visitatori.

Un portavoce della polizia ha detto che Doerflein, che lavorava nello zoo dal 1980, è stato trovato morto nel suo appartamento del distretto occidentale di Berlino, nei pressi del bioparco.

Doerflein ha sempre cercato di evitare i riflettori e ha rifiutato le richieste di interviste a emittenti nazionali come Rtl e Zdf. Ma la sua modestia ha fatto sì che la curiosità del pubblico su di lui crescesse, tanto da ricevere migliaia di lettere d'amore e proposte di matrimonio da donne di tutto il paese.

"La gente quando mi vede grida 'Knuuut! Knuuut!'. Prima, c'erano solo due o tre donne sui 60 interessate a me. Ora quando esco dal lavoro vengo assalito da giovani donne. Ho paura di uscire", aveva detto una volta Doerflein al quotidiano Der Tagesspiegel.

A Reuters Doerflein aveva raccontato di essere ancora in grado di rotolarsi per terra con Knut, che all'epoca dell'intervista aveva sei mesi e pesava 28 chili, anche se doveva indossare camicie con maniche lunghe per proteggersi dai morsi dell'orsetto.

Vai all'articolo comparso su The Guardian

22 settembre 2008

Gatto ninja

Ricordate il gioco di "un due tre stella"? Il simpatico gatto di questo video lo ha applicato a un attacco ninja. Da non perdere.

The Ninja Cat - Watch more free videos

10 settembre 2008

Squali uccisi, c'è chi si fa arpionare per protesta

Quest'estate ho rivisto lo Squalo. A pensarci bene non è molto realistico. Certo, gli squali non sono l'incontro più piacevole che si potrebbe fare in mare aperto (e in questo uso un eufemismo), ma se guardiamo ai morti della guerra uomo-squalo, il primo vince di prepotenza. Un finale alternativo al noto film di Spielberg potrebbe essere questo: lo squalo gigante viene catturato e le sue pinne vengono vendute a peso d'oro ai ristoranti della zona; una volta mutilato, viene ributtato in mare dove muore agonizzando. Peccato che questo copione sia drammaticamente trito e le vittime non siano i predatori crudeli e incontrollabili del film.

La triste sorte degli squali ha indignato un'artista, Alice Newstead, che per protesta si è fatta arpionare la schiena e appendere come uno squalo catturato nella vetrina di un negozio della catena Lush, nota per la sua attenzione alle tematiche ambientali e animaliste. Per ben 15 minuti la donna è rimasta appesa al soffitto, sotto lo sguardo atterrito dei passanti della centralissima Regent Street.

Il suo gesto fa parte di una più ampia campagna animalista per cercare di proibire la pesca di questi animali in tutto il mondo. Alice Newstead, al termine della sua dolorosa protesta, ha dichiarato: «Lo faccio perchè la domanda di minestra di squalo e altri prodotti fatti con le sue pinne lo stanno portando all’estinzione».
In particolare la Newstead chiede venga abolita la pratica che vede lo squalo mutilato delle pinne (una prelibatezza, secondo molti) e ributtato in mare ancora vivo.

La donna ha rassicurato i passanti che la guardavano appesa nelle vetrine del negozio di Regent Street: «Ho il dorso, le braccia, le gambe e lo stomaco già con vari piercing; perciò non è stato particolarmente difficile». La campagna in difesa degli squali è promossa dall’associazione per la tutela della fauna marina Sea Shepherd.

A voi il video. Non guardatelo se il sangue vi impressiona...

9 settembre 2008

Animali tatuati. Ma perché?



Mi sono imbattuta nella nuova tendenza che sta spopolando tra i padroni più folli:
tatuare i propri animali o fargli dei piercing (Gallery).
Cani e gatti dipinti come motociclisti tamarri, pesci sfregiati con cuori e pois, criceti minuscoli con barrette conficcate nelle orecchie per la gioia di proprietari pronti a garantire "che manco se ne accorgono"...
Ma a che pro?
Partiamo dai maiali. Wim Delvoye è un artista (belga) un po' originale (i cinesi lo considerano proprio matto), che da una decina d'anni ha iniziato a tatuare i suini. Li prende ancora cuccioli, li anestetizza e li fa vivere in una fattoria-atelier in Cina. Gli risparmia una vita nel fango in attesa del macello. Lui, del resto, è vegetariano e non vuole che la pelle degli animali venga venduta prima della loro morte naturale. I maiali hanno un nome proprio, sono coccolati e forse viziati. Diventano delle opere d'arte viventi che trovano posto nei musei solo alla fine dei loro giorni. Delvoye è stregato dall'evoluzione del corpo dell'animale, che modifica continuamente il disegno originario. E' la stessa filosofia che attrae i veri cultori del tatuaggio: sì al segno distintivo, ma che diventa parte integrante del corpo e che ne condivide le stesse evoluzioni.
Come animalista non posso trovarmi d'accordo sui tatuaggi ai maiali. D'altro canto mi rendo conto che la loro pelle è decisamente più spessa della nostra, e che un tatuaggio val bene una vita serena senza un futuro da prosciutti. Tra tutte le torture che i poveri animali subiscono per colpa dell'uomo o della stessa Natura, questa in effetti è la meno grave.
Sui tatuaggi per cani, gatti e soprattutto pesci, non ho neppure un dubbio. Come si può obbligare un animale a un'anestesia totale per fargli dei decorini di cui può fare allegramente a meno? (vale anche per il maiale, ovviamente). Perché sfogare la propria superficialità e la propria ricerca esasperata di apparire e contraddistinguersi sul proprio amico a 4 zampe?
E questa dovrebbe essere una forma di amore?
Attendo i tatuaggi, gli orecchini, le ciglia finte e il make up sul povero chihuahua della Paris Hilton di turno...



Parlando di arte e animali, colgo l'occasione per riportare l'opinione del Disinformatico sul presunto caso (aberrante) del cane lasciato morire in un museo. In tanti avevano pensato a un gesto di sadismo. La sorte del cane non è chiara. Ma le cose sembrano essere andate diversamente da come sono state raccontate.
Citando il Disinformatico (dove potete ripassare l'intera vicenda):
Riassumendo:

* abbiamo un blogger anonimo che ha dato la stura alla vicenda scrivendo che a lui/lei risulta che il cane sia morto. Che fine abbia fatto la bestiola, però non si sa: su questo non c'è nessuna testimonianza diretta, di prima mano.
* abbiamo il direttore della galleria d'arte che dice che il cane è stato nutrito, ma non durante le tre ore giornaliere della mostra, e che poi è scappato, e su queste dichiarazioni pone la propria firma;
* abbiamo l'artista in questione che non conferma e non smentisce la morte del cane; dice che non era sua intenzione causargli sofferenza.
* abbiamo una vicenda che fa leva su tutti i sentimenti giusti per ottenere la vastissima eco mediatica alla quale aspirano tanti "artisti".
Insomma, tutto da verificare.
Posso condividere l'accusa di ipocrisia nei confronti dei benpensanti. C'è da dire che l'arte, almeno nella mia visione, non dovrebbe essere causa di sofferenza e morte. La considero uno strumento che permette di elevarsi sopra le meschinità o al massimo di affondarci per poi riaffiorarne purificati... Un cane lasciato morire di fame non è arte e non m'importa se il fine - ovvero la sensibilizzazione sul problema dell'abbandono - possa essere condivisibile o meno. Il fine non sempre giustifica i mezzi

28 luglio 2008

Maiale dal muso di scimmia: fake o realtà?


Sta facendo scalpore l'immagine del maialino cinese con il muso da scimmia. L'animale ha perfino delle zampe posteriori più lunghe di quelle anteriori, che lo portano a saltellare invece di zompettare normalmente. I suoi padroni sembra lo vogliano allevare per vedere le sue fattezze da adulto (sempre che l'animale riesca a sopravvivere con le sue evidenti malformazioni).
In tanti si domandano se sia vero oppure sia il frutto di una manipolazione con photoshop. Certo, in periodo di "taroccamenti" facilitati dalle nuove tecnologie, la certezza delle informazioni non si può mai dare per scontata.
Ma vedendo il livello di definizione, soprattutto dei peli del contorno muso, viene difficile pensare a un fotomontaggio. Nel caso sia così, complimenti al grafico burlone...

11 luglio 2008

Niente carne di cane per le Olimpiadi

In Cina si mangia carne di cane. Pensavate fosse una leggenda metropolitana, un luogo comune al pari dei comunisti che mangiano i bambini? Se è così, vi sbagliavate.
La mia coscienza animalista ha urlato leggendo questo:
Roma, 11 lug. (Apcom) - Via la carne di cane dai menu di Pechino per tutto il periodo delle Olimpiadi, è il diktat del governo cinese a hotel e ristoranti della capitale. Oltre a svelare quanto veritiera sia una delle leggenda più diffuse sul paese del dragone, quest'ordine, scrive il Financial Times, rappresenta l'ennesimo sforzo del regime comunista per dare al mondo un'immagine della Cina il più accattivante possibile. Anche ad animalisti e cinofili che potrebbero inorridire di fronte alle abitudini gastronomiche locali.

La nuova norma è stata chiaramente inserita con il dovuto low-profile nella lista di norme alimentari e igieniche che dovranno seguire in particolare gli esercizi più vicini alle strutture olimpiche. I pechinesi - intesi come gli abitanti della capitale cinese e non come i cani da salotto tanto amati in Occidente - dovranno quindi rinunciare a quello che è considerato uno dei piatti più prelibati.

Anzi, i camerieri dovranno cercare di suggerire "pazientemente" altre opzioni ai clienti che cercheranno di ordinare carne di cane, ha detto il vice-direttore dell'ufficio turistico di Pechino. La carne di cane, conosciuta in cinese come "xiangrou" o "carne fragrante", è amata in particolare per le sue presunte qualità rigeneranti.

Anche la Corea del Sud, per le Olimpiadi del 1988, aveva vietato la vendita di carne di cane e con una legge aveva vietato in generale la vendita di "cibo dall'aspetto disgustoso". Dopo le Olimpiadi, chiaramente, per il migliore amico dell'uomo tornerà il rischio di diventare la portata principale di un banchetto.

Dopo la zuppa di tartaruga (per giunta a rischio d'estinzione), i serpenti nei liquori e tutte le aberrazioni sostenute dalla medicina tradizionale, ci si può stupire che in pentola ci finisca anche Fido?

24 giugno 2008

Aperto il processo alle balene

Sono una delle principali vittime della pesca insensata dell'uomo e del degrado degli oceani. E ora devono pure farsi carico di un'accusa pesantissima, che legittimerebbe ulteriormente il loro sterminio: le balene tolgono il pane di bocca agli abitanti dei Paesi in via di sviluppo. Ho detto pane? Volevo dire pesci. Vi suona strano, parlando di mammiferi planctivori? Beh, allora leggete quanto segue - tratto da Repubblica - e indignatevi:
Il processo alle balene è iniziato. L'accusa, rappresentata dai tre grandi paesi cacciatori - Giappone, Norvegia e Islanda - sostiene che i grossi cetacei "rubano" i pesci ai paesi in via di sviluppo intaccando le risorse ittiche dei mari. La difesa, rappresentata dal Wwf, replica affermando che la denuncia è "assurda". Lo scontro si annuncia feroce al sessantesimo summit della Commissione baleniera internazionale che si apre oggi a Santiago del Cile presenti ottanta paesi.

La prima questione sul tavolo sarà proprio il calo delle risorse ittiche. "Giappone, Norvegia e Islanda - spiega Massimiliano Rocco, responsabile del programma Traffic e specie del Wwf Italia - continuano ad affermare che i cetacei stanno intaccando le risorse ittiche dei nostri mari, causando un calo del pescato. Assurdo. La colpa è dell'uomo e della pesca selvaggia. La tesi dell'accusa serve solo per giustificare la caccia alle balene e per sviare l'attenzione dal vero problema, quello della pesca che sta letteralmente ripulendo i mari, provocando un calo preoccupante di tonni, merluzzi e salmoni".

Passiamo a un lancio Agi del 23 giugno (ieri)
"In Giappone due attivisti innocenti, che hanno dimostrato come la ricerca scientifica sia solo una copertura, sono in galera senza alcuna accusa formale, mentre chi uccide le balene per profitto e non certo per la scienza e' ancora a piede libero". Greenpeace chiede all'IWC di adottare anche misure immediate per ridurre altre minacce alle balene prodotte dall'uomo, come l'inquinamento, i rumori subacquei e i sonar, le collisioni con le navi, i cambiamenti climatici e soprattutto l'uccisione accidentale nelle reti da pesca, invece di perder tempo a discutere di maggiori quote di caccia. Soltanto le reti uccidono 300,000 balene e delfini ogni anno - uno ogni novanta secondi. Ad esempio, in Italia continua l'uso illegale delle reti derivanti (le cosiddette spadare) che ogni anno uccidono decine di cetacei: soprattutto capodogli e stenelle.

La verità - come unica interpretazione che ti colpisce con la sua forza come un pugno in faccia - non esiste. Ecco perché conviene sempre sentire due campane, quella del cacciatore e quella del difensore della preda. Ma, francamente, si può credere che una creatura che vive negli oceani da millenni, che si nutre di plancton e non di pesci, sia la causa della distruzione del mondo sommerso?

17 giugno 2008

Dragone foglia


Ho trovato questa foto sull'Independent e mi ha subito incuriosita.
Il soggetto mi sembrava evidentemente un cavalluccio marino, eppure il giornalista lo definiva "sea dragon". Ho scoperto così che esiste una categoria di ippocampi denominata "dragone foglia", per giunta a rischio d'estinzione. Nella foto uno splendido esemplare maschio alle prese con le uova della sua compagna. Le riconoscete? Sono quelle microscopiche sferette rosa attaccate alla sua coda.

16 giugno 2008

Portachiavi con pesce rosso (momentaneamente) vivo

Spero che sia una trovata in stile "Bonsai Kitten" ma ho il timore che sia vera. In Cina, in occasione delle Olimpiadi, stanno vendendo dei portachiavi con all'interno dei pesciolini rossi. A meno che l'acquirente, mosso a pietà, non li liberi quanto prima, la loro sorte è segnata. La denuncia su WeirdAsianews.
Che in Cina non ci sia rispetto per i diritti degli animali lo dimostra questo ennesimo abuso. Nel quartiere di Qingdao i venditori stanno vendendo portachiavi a forma di cuore con all'interno un pesciolino rosso vivo. Dal momento che sono totalmente sigillati, il pesce non ha modo di respirare e nutrirsi. Può vivere solo poche ore. Ovviamente non si tratta di un gadget originale delle Olimpiadi, ma viene venduto con il simbolo dei Giochi
.

Rimango sempre inorridita davanti alla mancanza di rispetto per le altre forme di vita, anche le più piccole e fragili. Il tutto per puro guadagno economico.
Recentemente ha fatto scalpore la denuncia di una donna che uccideva criceti, conigli, gamberi ed altri piccoli animali schiacciandoli con i suoi tacchi. Li filmava e vendeva la loro agonia agli appassionati del genere. Ma i soldi - o meglio la mancanza di moralità e di scrupoli - ci hanno abituato a vicende anche peggiori, che coinvolgono bambini, anziani, donne e uomini di tutto il mondo. Dove c'è una vittima c'è sempre un carnefice...

6 giugno 2008

Da omelette ad animale domestico: la storia dell'emù Osborne

Da piccola, rompendo un uovo, mi sono ritrovata nel piatto un pulcino malformato. Ancora oggi, quando mi preparo a rompere il guscio, trattengo il fiato. Non è uno dei cento ricordi che vorrei tenere, ma non riesco a sbarazzarmene. Oggi, su Ananova, ho trovato una notizia che me l'ha riportato - nuovamente - alla mente. Ma al protagonista di questa storia le cose sono andate meglio che al pulcino abortito della mia infanzia.

Una signora inglese, Gillian Stone, ha comprato 3 uova di emù destinate a usi alimentari. Invece di farsi una frittata, ha pensato di inserirle in un'incubatrice. Dopo 52 giorni, dall'unico uovo fecondato è uscito Osborne. "Era destinato a diventare un'omelette e invece ora è un emù" ha spiegato la donna, che nella sua vita ha avuto ogni tipo di animale domestico, dalle pecore ai polli. Per un certo periodo nella sua doccia c'era perfino una papera. In futuro il piccolo Osborne potrebbe avere un compagno di giochi. Un'altra storia a lieto fine per un altro uovo.

18 aprile 2008

Strage di cavalli in Romania. Colpa dell'Europa

Da “Il Venerdì” di Repubblica del 18 aprile 2008 una notizia triste per tutti gli animalisti del mondo.
Romania: non si uccidono così neanche i cavalli

Erano oltre un milione i cavalli impegnati in uno dei più antichi mestieri del mondo dall’invenzione della ruota. Trainavano i carretti sulle strade della Romania, trasportavano merci, accompagnavano uomini e donne da un paese all’altro. Poi vennero le direttive europee e dovettero piegarsi alla necessità delle moderne regole sul traffico stradale. Troppi incidenti gravi, in Romania, ha detto la Ue. Solo lo scorso anno, sono stati 8.400, di cui, secondo stime molto contestate, il 10% causati dai carri. Il divieto di usarli come mezzo di locomozione è stato immediato. Senza considerare le conseguenze.

Un cavallo costa al suo proprietario circa 120 euro al mese, in un Paese dove lo stipendio di chi vive fuori città spesso non arriva a 100. Molti proprietari sono stati costretti ad abbandonare gli animali. Così, parchi e campagne, si sono riempiti di cavalli randagi stravolti dalla fame e l’opinione pubblica si è mossa, dopo che i tg hanno trasmesso le immagini di animali morenti sulla neve. Una petizione firmata da 200mila persone ha spinto il governo a emanare leggi dure contro chi abbandona o maltratta i cavalli. Un circolo vizioso paradossale.
Da un lato l’illegalità di utilizzare le proprie bestie, dall’altra quella di disfarsene. Con il risultato che i rimedi più drastici si stanno consumando nell’assoluta clandestinità. E mentre gli ultimi animali randagi girano nel Paese, molti si chiedono se sia giusto cancellare per legge tradizioni antichissime. In nome dell’Europa.