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13 ottobre 2013

Come usare i moncherini di matite (pencil stubs)

Stamattina aprendo Facebook mi sono imbattuta in questa bellissima matita:
Si chiama Sprout e ha all'estremità una capsula che contiene dei semi. Quando la matita diventa inutilizzabile, si pianta e si fanno crescere le aromatiche contenute all'interno. Qui il sito coi dettagli.

In alternativa, per chi non ne vuole sapere di buttare i moncherini, ho scoperto che esiste addirittura un "connettore" che permette di aggregarne due o più in modo da avere una matita di lunghezza decente per poterli sfruttare a oltranza.
Si chiama "1+1=1 Pencil Connector" e la trovate qui con tanto di infografica che spiega come funziona: http://www.yankodesign.com/2010/02/02/dont-give-up-the-stub/

Non ho trovato informazioni in merito al prezzo e non ho neppure capito se e dove la vendano, quindi immagino sia ancora un concept. Nel caso spero la diano all'Ikea il prossimo anno come omaggio per aver restituito il catalogo, vista la lunghezza delle loro matite sarebbe utilissimo...

In alternativa potete farci giocare i bambini con il piccolo contributo di un trapano:


Passiamo quindi al vero tema del post, ovvero come riusare questi dannati moncherini? Ecco alcune idee che ho trovato in Rete.

Partiamo con dei lavori che io trovo spettacolari.
Jennifer Maestre è un'artista americana che realizza sculture con migliaia di moncherini di matite. I suoi lavori sono incredibilmente belli e si capisce sempre qual è la materia prima.

 




Le opere sono una più bella e colorata dell'altra e vengono vendute a partire dai 5mila dollari. Qui trovate il sito di Jennifer Maestre per poter vedere tutti i suoi lavori: http://www.jennifermaestre.com

Passiamo ai bijoux assortiti:
 
I due della foto sono stati realizzati da Maria Cristina Bellucci. Qui trovate altri sui lavori, dalle collane agli orecchini: http://www.klimt02.net/jewellers/index.php?item_id=11203
Questo è il suo sito ufficiale http://www.mcbjewellery.com/?page_id=142
Sembra assolutamente impossibile che la materia prima siano quegli inutili moncherini...

Karoline Felix invece realizza collane col moncherino quasi così com'è:
Nel suo negozio etsy non sono presenti al momento collane anche se ecouterre.com le dava in vendita qualche tempo fa dai 18 ai 56 dollari. Forse ha preferito puntare su altri oggetti più particolari, in effetti se ci fate una capatina http://www.etsy.com/it/shop/KarolinfelixDream?page=3 troverete accessori molto carini.

Andiamo avanti con gli orecchini. Vi piacciono questi?
A questo indirizzo http://sketchystyles.com/2013/07/03/pencil-crayon-earrings/ trovate le istruzioni complete per realizzarli.

Procedimento molto simile per questo:
Istruzioni complete qui: http://www.caughtonawhim.com/2013/05/colored-pencil-necklace-by-magical.html

Semplice taglia e incolla per questi orecchini che ho trovato sul sito justcraft.eu: http://www.justcraft.eu/?p=70


In alternativa si può optare per delle decorazioni, ad esempio questa:

Un fermacarte di resina: qui le istruzioni complete http://www.lilblueboo.com/2012/03/cast-resin-paperweights-coasters-a-tutorial.html

Oppure per questi:

Ma se si hanno tanti moncherini colorati e tanta buona volontà ci si può imbarcare in progetti più impegnativi, come una sorta di mosaico di ex matite. Ad esempio questo (giusto perché tutti hanno spazio in casa per farlo):

29 maggio 2013

Papercraft, come renderlo più solido

Prima navigando alla ricerca di un template per una torre in papercraft mi sono imbattuta in questo manichino:
E uno potrebbe chiedere: ma perché cercando "papercraft" sei finita su un manichino?
E qui sta il bello. Il manichino della foto non solo è stato costruito artigianalmente (e visto il risultato finale mi sembra già degno di nota) ma il tutto è partito da un papercraft:
L'ossatura del manichino è proprio quella che vedete nella seconda foto.
Il tutto è stato poi riempito con poliuretano espanso per dargli stabilità, è stato a più riprese rivestito e decorato fino al sorprendente risultato finale che vi ho mostrato prima.
Qui potete vedere passo passo come è stato realizzato, le foto sono davvero numerose e anche se non è un tutorial vero e proprio, poco ci manca: http://www.flickr.com/photos/gurke33/sets/72157627124584318/


Personalmente l'ho trovato illuminante, anche perché chiunque si sia cimentato coi papercraft - soprattutto di grosse dimensioni - sa bene quanto sia complicato dargli stabilità interna e quanto un lungo lavoro può essere vanificato da un cedimento della carta.
Devo a questo punto fare anch'io una prova e vedere se funziona davvero. L'unico dubbio che ho è che il poliuretano espanso possa avere la meglio sulle pieghe della carta con effetto deformante. Dovrò fare dei tentativi con carte di grammatura assortita...

11 maggio 2013

Come dare nuova vita a un vecchio arazzo

Come dicevo adoro gli oggetti usati e con una loro storia da raccontare.
Quindi quando ho dovuto cercare un oggetto (o più di uno) che decorasse la parete della mia camera, ho subito pensato a un quadro usato. Però una tela da 3 metri per 2 non si trova facilmente in giro. Poi mi è venuta l'idea di appenderci un arazzo che per sua natura tende ad avere delle notevoli dimensioni. Ho cercato per mesi tra gli annunci di ebay ma trovavo solo i classici arazzi di fine Ottocento tipo questo:
Un po' troppo agreste per i miei gusti.
Poi, dopo mesi e mesi, ho trovato questo:
Non c'erano scene di caccia e non c'erano scene di corteggiamento tra donne civettuole e omini col mantello. Ero appena tornata dalla Scozia dove mi ero data come missione (fallita) quella di acquistare una statuetta di cervo da tenere in casa (come souvernir visto che assieme agli scottish terrier, alle mucche delle highlands, ai biscotti al burro e al gelo nelle ossa resterà tra i ricordi indelebili della vacanza) quindi mi è sembrato un segno. Non è un arazzo, è uno di quei tappeti leggeri e cinigliosi che andavano di moda negli anni credo Sessanta. Le misure erano perfette (i famosi 3 metri per 2 di cui sopra), il prezzo accettabile, il soggetto mi piaceva davvero tanto.
Dal vivo mi è piaciuto ancora di più, anche se avevo notato delle imperfezioni e la cornice era ridotta davvero male. Dalla foto non si vede ma c'erano due giri di decorazioni in rilievo fatte con dei tassellini affiancati: quella più interna era ancora in condizioni accettabili e si poteva sistemare, quella esterna era completamente da rifare.
Il proprietario ci ha raccontato che apparteneva alla suocera e che per questioni di spazio era finito da molti anni in garage. In effetti in foto non mi ero resa conto delle dimensioni, è davvero gigantesco e non in tutti gli appartamenti ci sono spazi liberi così ampi. Risolto il problema del trasporto (che non è stato per niente semplice) alla fine l'abbiamo portato a casa.
Gli interventi sono stati di due tipo: uno di bricolage sulla cornice e l'altro estenuante di pulizia sull'arazzo.

Partiamo dalla noiosissima pulizia.
Come dicevo l'arazzo è rimasto per anni in garage, quindi aveva uno strato di smog e polvere degno di nota che si abbinava a quell'odore di stantio che chiamo affettuosamente "aroma da rigattiere".
Appena arrivato a casa sono stata un'ora a pulire fronte e retro con l'aspirapolvere. Ogni volta che lo giravo trovato uno strato di polvere sul pavimento. Quando lo strato ha cominciato a essere trascurabile sono passata alla pulizia vera e propria. Comunque già aveva cambiato aspetto. Per qualche settimana ha vagabondato di stanza di stanza, con varie capatine in terrazzo e davanti a delle finestre aperte, perché doveva prendere aria.
Mia madre, maniaca dell'igiene e assidua frequentatrice di "Acqua e sapone", nel frattempo mi ha procurato un antibatterico per tappeti e moquettes di questa linea.
Ho fatto vari passaggi sia sul fronte che sul retro (si spruzza, si lascia agire, si spazzola con una spazzola umida, si lascia agire e poi si tolgono i residui con l'aspirapolvere) e ho continuato finché trovavo dello sporco sulla spazzola. Alla fine dopo un mese e mezzo di torture (ma quanto è noioso passare l'aspirapolvere e la spazzola?) era pulitissimo, igienizzato e - visto che il pulitore era anche profumato - senza l'aroma di rigattiere. Ero anche riuscita a sistemare i punti in cui la ciniglia risultava tirata o danneggiata. Bisognava solo riattaccare il telaio alla cornice.

Passiamo quindi all'intervento sulla cornice. Visto che era danneggiata in vari punti e visto che ho un arredamento moderno, ho deciso di stuccare e dipingere tutto di bianco. Mi piangeva il cuore perché quando ho scartavetrato è comparso un legno di noce così bello che se avessi potuto avrei dato una mano di vernicetta opaca e avrei lasciato le venature a vista. Ma putroppo c'erano troppe parti non ripristinabili - tra le quali il famoso giro di decorazione esterno. In quel caso dopo varie riflessioni ho deciso di prendere la classica spina di legno (quella piccola, da 5mm):
L'ho scartavetrata un po' per renderla meno tonda nella parte in cui l'avrei attaccata al resto della cornice e coprire i dislivelli con un po' di stucco.
Dopo la mano di fondo e di smalto bianco il risultato è stato questo:
Notare le fantastiche spiegazioni aggiunte con un poderoso Paint... Purtroppo non ho programmi di grafica seri sul pc da cui sto scrivendo. Comunque rende l'idea.
Una volta recuperata la cornice - che a rifarla mi veniva a costare ben più dei 2 euro spesi per le spine - l'arazzo era pronto per essere appeso. Due tasselloni sul muro e via.
Alla fine il risultato è stato questo:
Se pensate che la differenza di colore tra la prima e la seconda foto sia dovuta alla luce vi sbagliate: a rendere sbiaditi i colori era la famosa polvere che mi ha richiesto un mese e mezzo di trattamenti di pulizia!
Eccolo sopra la testiera del letto (matrimoniale), così rende meglio le dimensioni dell'oggettino:
Certo, avrei potuto puntare su un quadro più moderno e in linea col mio arredamento, ma sarebbe stato molto meno stimolante. E poi non avrei la soddisfazione di aver ridato una nuova giovinezza a un oggetto che era stato amato da qualcuno molto prima che io nascessi!

Come acquistare oggetti usati in Italia senza impazzire

Se per farmi del male seguo la politica e la finanza, per rilassarmi ho tre scappatoie: Internet, il giardinaggio e il fai da te. Purtroppo, a differenza di Internet, sia il giardinaggio che il fai da te hanno dei limiti "spaziali" non trascurabili. Ora ho raggiunto il massimo della "capienza" e quindi sono a riposo forzato. Quindi, in un impeto di nostalgia, ho deciso di dedicare un post al mio ultimo "passatempo", la sistemazione di un vecchio arazzo.
Ma prima faccio un passo indietro. E dedico questo un post all'usato.

Adoro gli oggetti usati.
Mi chiedo perché devo spendere 600 euro per un mobiletto di laminato o di cartone (come chiamo affettuosamente l'mdf, che peraltro uso molto spesso anche per farci dei mobiletti - ma è cartone pressato, ammettiamolo!) quando per 50 euro ne posso avere uno di legno massiccio con cui potrò baloccarmi per mesi tra scartavetratura e personalizzazioni varie. Capisco benissimo che non tutti quando fanno un acquisto hanno voglia di lavorarci sopra per mesi prima di poterlo usare. Però mi sono imbattuta molto spesso nel pregiudizio del "che schifo gli oggetti usati da altre persone" - se non stiamo parlando di biancheria intima o di spazzolino da denti, non mi sembra un'argomentazione convincente - oppure meglio ancora "ma non hai i soldi per comprartelo nuovo?". Ma vuoi mettere un qualsiasi tavolinetto in laminato o impiallacciato con uno realizzato in legno, magari con degli intagli fatti a mano? Sarà che come dicevo sono fanatica del fai da te e do grande valore all'attività artigianale, ma pensare che qualcosa a cui un'altra persona ha dedicato tempo e passione possa finire in discarica mi fa piangere il cuore. E poi è anche una questione etica: se qualcuno ha qualcosa che non vuole più ma che può servire o può fare la felicità di qualcun altro, perché buttarla, inquinando e causando costi per la collettività? Meglio rimetterla sul mercato.
Penso che quando in Italia si svilupperà la cultura del "nuovo non è sempre meglio" sarà sempre tardi. All'estero i negozi dell'usato sono completamente diversi da quelli nostrani. Da noi abbiamo o i negozi "vintage", dove ti trovi una borsetta di Chanel raccattata da una soffitta a 200 euro, o i rigattieri, posti incredibili, che a Milano spuntano in posti assimilabili alle cantine quanto a salubrità, dove trovi il tavolino con una gamba in meno che però compensa col valore aggiunto dei tarli o della muffa a seconda delle occasioni. Non si trovano vie di mezzo (salvo fantastici eventi di swap e vendita dell'usato sconosciuti ai più dove arrivi tramite raccomandazione e quando arrivi al luogo ti guardi con circospezione attorno per vedere se sei seguito - se si sparge la voce è finita). 
Per gli italiani che vivono nelle grandi città e che vogliono puntare sull'usato ci sono i siti tipo ebay annunci o subito.it dove postare annunci. Sono una risorsa utilissima anche se bisogna prepararsi a perdite di tempo, sia che si venda che si voglia comprare. Chi vende deve aspettarsi se qualcuno è interessato alla sua offerta di ricevere richieste di maggiori informazioni (perché gli annunci davvero esaustivi stando alla mia esperienza riescono a farli solo pochi eletti) e cosa spesso peggiore di aprire la propria casa a perfetti estranei; chi compra deve passare attraverso annunci con foto incomprensibili (scattate al buio con cellulare, larghezza massima 250 pixel), dettagli inesistenti (perché mettere ad esempio le misure di un mobile d'angolo? Mica servono!) o a volte del tutto falsi (il fantastico oggetto "in ottime condizioni!!!" che sembra un reperto fenicio appena riportato a galla dai sommozzatori). Immagino che chiunque abbia cercato di vendere qualcosa si sia imbattuto in una ridente fauna di acquirenti. Nel mio caso non ho mai venduto nulla però ho cercato di comprare e anche la fauna dei venditori non scherza. Mi è capitato quello che vendeva un mobile "in perfette condizioni" senza accorgersi (mannaggia che scherzi fa la vista quando fa comodo) che l'anta dello stesso aveva un graffio - no graffio è riduttivo, chiamiamolo squarcio - che partiva da un angolo a quello opposto per una lunghezza di circa un metro. Mettendo in luce tra l'altro che il fantastico legno massiccio era in realtà un impiallacciato.
Poi c'è il "venditore bifronte", quello che non vorrebbe dare via l'oggetto ma è stato obbligato a farlo da qualcun altro e quando gli dici "ok lo prendo" parte con una campagna persuasiva finché anche l'altra persona si convince che è il caso di tenerlo ("se qualcuno lo vuole comprare vuol dire che è di valore, che errore stavamo per fare!") e quindi quando chiami per chiedere quando lo puoi ritirare ti fa sapere che non lo vende più. E infine c'è il genio, quello che mette su Milano l'annuncio per un mobile che in realtà è ubicato nella provincia più sperduta. Tu pieno di motivazione ti fai pure un viaggio di due ore per andarlo a vedere perché - ti garantisce - in caso di acquisto al trasporto ci pensa lui e quando decidi che lo vuoi comprare ti tiene in ballo per 2 mesi prima di farti sapere che "è troppo pesante", non riesce a caricarlo in macchina e quindi se lo tiene. E tu ti convinci che se andavi a comprarlo all'Ikea quel mobile lo stavi già usando da un semestre...
Quindi, da sostenitrice dell'usato, ecco alcuni consigli per riuscire a fare acquisti senza impazzire e senza perdere la fiducia nell'umanità.
Step uno: prenditi il tempo necessario
Comprare un oggetto usato non è veloce come entrare in un negozio e pagare alla cassa. Ci vuole tempo per trovare quello che si sta cercando e bisogna mettersi d'accordo per vederlo. Se stai cercando qualcosa con urgenza lascia perdere o verrai sfiaccato. Se invece hai tempo da dedicare a questa attività potrai risparmiare rispetto all'acquisto in negozio e avrai un oggetto con una storia che potrai chiedere al proprietario;
Step due: definire la propria strategia
La strategia di ricerca va adattato all'oggetto che si sta cercando.
Io ad esempio mi baso su questi parametri:
  • E' un oggetto identificabile e non serve vederne le condizioni prima: se ho tutte le indicazioni che mi servono - es. sto cercando un libro, un dvd, il Dylan Dog n°8 - posso sfruttare Internet (ebay annunci in primis) e la free press con gli annunci (es. Secondamano).
    Solo qualche settimana fa ho comprato in questo modo un cofanetto di una serie tv che adoro (per la cronaca Frasier) da un venditore in Spagna. Il cofanetto era usato, le custodie si vede che hanno i loro anni ma i dvd sono come nuovi. Anziché spendere 200 dollari me la sono cavata con 30 euro. Per gli acquisti online consiglio sempre di usare quando disponibile Paypal (gratis in uscita) perché quando ci sono stati problemi col venditore è bastato segnalare il caso alla Protezione acquirenti Paypal per riavere i soldi.
  • Mi serve un oggetto che assolva una specifica funzione: ho bisogno di un letto, di una bicicletta o di porta televisore. In questo caso posso fare delle ricerche specifiche tra gli annunci presenti online (meglio puntare su quelli che hanno le foto così ci si fa un'idea delle condizioni e non si perde troppo tempo) e sui rigattieri e outlet di mobili usati disponibili in zona. Per chi vive nella zona di Milano consiglio l'outlet "L'usato che avanza" a Cernusco sul Naviglio. Se ci si iscrive alla pagina Facebook periodicamente si vedranno le nuove offerte. Hanno dei mobili anche di elevatissima qualità (li ho scoperti per un mobile di design in noce massiccio che valeva qualche migliaia di euro ma era in vendita a poche centinaia di euro) e ci si può accordare per la consegna (che come dicevo sopra è sempre una tragedia nel caso dell'usato).
    Consiglio anche i negozi del network Mercatopoli, dove il riuso è anche beneficienza.
    Una nota: gli oggetti che secondo me conviene comprare assolutamente usati? In generale gli oggetti per neonati - passeggini, lettini, etc. - che si trovano a prezzi stracciati in condizioni ottime; i quadri (perché spesso vengono venduti per poche decine di euro dei quadri fatti a mano di artisti che non avranno le quotazioni di Picasso ma talento da vendere), i vasi e i portavasi (quelli grandi da terrazzo che a comprarli nuovi costano un capitale e i portavasi di metallo da appendere che si possono riverniciare e rimettere a nuovo per pochi euro), gli accessori di design (attaccapanni, tavolini, mensole... che spesso vengono venduti dal proprietario che li sostituisce con altri più funzionali).
  • Non ho le idee chiare... Sto cercando un mobiletto che potrebbe essere una vetrinetta ma forse è meglio una libreria da mettere in un angolo della casa per riempirlo. In questo caso è meglio fare un bel giro nei mercatini dell'usato oppure negli outlet. Si può anche andare dai rigattieri, ma visto che spesso gli oggetti sono in pessime condizioni o ammassati tra loro, bisogna approcciarsi col gusto della ricerca...
Step 3: ho trovato quello che cerco, e ora?
Quando c'è da aprire il portafogli partono le remore: sarà la scelta giusta? Il prezzo è adeguato o mi sta fregando? Devo contrattare sul prezzo?
Il consiglio è di verificare, quando possibile, se il prezzo è sensato. Se un mobile Ikea da 100 euro viene venduto usato a 110 euro c'è qualcosa che non va. Le cose si complicano con i pezzi unici. In quel caso si può cercare di negoziare sul prezzo ma alla fine vale una sola regola: l'oggetto vale quanto la cifra che qualcuno è disposto a sborsare. Se un oggetto di suo vale 20 euro ma gli acquirenti lo vogliono al punto da fare un'asta al rialzo che porta la cifra a 500 euro, quell'oggetto varrà 500 euro. Quindi valutate se ci sono altre persone interessate, decidete quanto siete interessati e fate la vostra mossa.
Per gli acquisti online come dicevo sopra consiglio Paypal. Per gli acquisti vis–à–vis non pagare finché non andate a ritirare l'oggetto. Ci sono poi le eccezioni: se a mettere l'annuncio è stata un'adorabile vecchina che vi ha aperto la sua casa per farvi vedere un quadro che vorrebbe vendere, potete anche accordarvi per una caparra. Difficilmente scapperà coi soldi. Se invece l'oggetto in vendita è una teiera di ceramica, non pagatela finché non siete pronti a portarla con voi. Si sa mai che al momento del ritiro vi trovate un pacchetto di cocci...

Step 4: evviva, ho portato l'oggetto a casa. E ora?
Ovviamente lavate per bene il "nuovo" acquisto. Non sapendo com'era tenuto io consiglio sempre un anti batterico. Nel caso di capi di lana controllate per bene che non ci siano buchi dovuti alle tarme (e nel caso prima di riporli mettete un prodotto che le combatta per evitare brutte sorprese) e nel caso di mobili controllate che non ci siano tarli e tracce di muffa. Quello sui tarli è un consiglio facile e scontato: controllate che non ci siano buchi e nel caso fate un adeguato trattamento. Quello della muffa invece è un problema che spesso viene ignorato e io per prima ne sto parlando adesso solo perché ho avuto una brutta esperienza, ma non con un mobile usato, con un mobile nuovo che il rivenditore evidentemente ha tenuto in condizioni discutibili prima della consegna. Sul retro avevo notato un po' di muffa, l'avevo pulita e - beata ingenuità - avevo messo il mobile contro la parete (lasciando comunque 1 centimetro per far respirare la parete). Mi ero dimenticata della cosa finché dopo qualche mese ho trovato delle macchie strane sul muro, ho spostato la cassettiera e - tadaaaa - una coltura di muffe sulla mia parete della camera che dava verso l'esterno. Quindi attenzione, tanto più coi mobili usati che chissà in che condizioni sono stati conservati...


E dopo questa premessa passo al post sull'arazzo!

12 gennaio 2013

Cuscino riscaldante fai da te

Di recente mi è stato regalato uno scaldamani a cristallizzazione (il famoso "hot ice" che sta spopolando da qualche anno). Per chi non lo conoscesse è questo:

Il meccanismo chimico è ben spiegato dalla cara Wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Scaldamani
Quello che posso dire è che mi ha stupito per l'intensità e la durata del calore. Insomma, funziona davvero. Per chi va in moto anche d'inverno può tornare molto utile in caso di tappe prolungate.

In alternativa c'è questo tutorial per farsi uno scaldamani con materiali più naturali:
Lo trovate all'indirizzo http://www.henryhappened.com/diy-heart-hand-warmers.html

Sono molto freddolosa e provo un affetto smodato per caloriferi, borse dell'acqua e scaldamani. E complice l'arrivo dell'influenza, ho pensato di farmi uno scaldapiedi ad hoc.
Ho trovato un tutorial molto carino che spiega come fare questo gatto "riscaldato":
Il tutorial è molto chiaro e completo e lo trovate qui: http://fashion.walla.co.il/?w=//1890944
Ci sono ovviamenti dei problemi legati alla lingua, ma le immagini si commentano da sole. Quello che si commenta meno sono i materiali. Con cosa si può riempire il cuscino? Con un misto di lavanda e di un cereale che il traduttore automatico chiamava "grano". Sarà corretto? Per sicurezza mi sono quindi andata a studiare i materiali dei classici cuscini riscaldanti ecosostenibili. C'è solo l'imbarazzo della scelta. I più comuni materiali sono:
  • noccioli di ciliegia, 
  • semi di lino, 
  • semi di colza,
  • grano saraceno,
  • semi di farro,
  • riso...
Insomma la lista è lunga. A livello di resa mi sembra che i più accreditati siano i semi di lino e di colza. I più celebri sono i noccioli di ciliegia, che dovrebbero sprigionare più calore ma che a mio parere non molto adatti nel caso di cuscini sotto i 15 centimetri di diametro.
La realizzazione del cuscino per chi è provvisto di macchina non porta via molto tempo (meno di 3 ore di sicuro). Una volta riempito con la lavanda e i semi prescelti lo potrete mettere nel microonde per un minuto (assieme a un bicchiere d'acqua) oppure piazzarlo su un termosifone per poi godervi in tutta comodità il calore sprigionato.
E' comodo per chi è freddoloso (come me) ma anche per chi ha dolori articolari e deve localizzare il calore (nella foto lo vediamo sulla spalla). Ovviamente basta un po' di creatività per modificarne la forma per adattarlo alle proprie necessità.

La bellezza di questi cuscini è che rappresentano anche un ottimo regalo da fare ad amici e parenti. E, cosa da non trascurare, essendo privi di spigolosità o parti removibili ed essendo del tutto naturali e atossici, possono essere dati anche ai bambini.
Ad esempio, in vendita si trovano questi cuscini artigianali (con semi di colza) pensati proprio per riscaldare la culla o il neonato: http://www.bellamamma.it/product/hugs-dreams-cuscino-termico-per-scaldare-culla-e-pancino Ora sapete come potete farli anche voi.

Potete sbizzarrirvi sulla tipologia di semi (ma evitate accuratamente il mais se non volete un cuscino pieno di pop-corn!). Mi raccomando, fatemi sapere con quali vi trovate meglio!

7 dicembre 2012

Idea regalo fai da te: torte in bottiglia

Ho scoperto una nuova moda in fatto di regali fai da te per appassionati di torte, biscotti e affini. Eccolo:
Di che si tratta? E' una bottiglia di vetro con all'interno tutti gli ingredienti che servono per fare una torta o - in questo caso - dei biscotti. Questi:
Si tratta solo di raccogliere a strati tutti gli ingredienti che servono, già dosati, e il destinatario dovrà solo schiaffarli in una ciotola, aggiungere latte, uova e burro come da ricetta e cucinarli.
E' un'idea molto carina per un regalo originale e che parli di voi soprattutto nel caso scegliate una ricetta che amate particolarmente o che addirittura avrete ideato.

Per chi si vuole cimentare ecco un po' di link utili:
http://www.bakerella.com/mix-things-up/
http://www.sunset.com/food-wine/holidays-occasions/quick-bread-in-a-bottle-00400000015937/#

23 novembre 2012

Fai da te con cannucce...

Odio novembre. Le giornate sono corte, reagisco all'abbassamento delle temperature mangiando come un lupo per poi entrare in fase letargica come un orso, mi alzo tardi e quando finisce l'orario di riposo in condominio il sole è già tramontato. Fa freddo, spesso piove, la voglia di uscire in moto è prossima allo zero. L'aspetto positivo è che ho più tempo per vedere che succede in Rete. E così zampettando qua e là come spesso mi capita mi sono imbattuta in questo:

Una lampada di cannucce! Mi ero dimenticata della loro esistenza, ma le uso più spesso di quanto me ne renda conto.
Ho scoperto che esiste addirittura un sito che si chiama Cannuccia.it, ricco di informazioni sull'origine di questi prodotti:
Oggetto assai comune ma dalla storia curiosa, la cannuccia, a differenza di quello che ci si potrebbe aspettare, ha origine milioni e milioni di anni fa, probabilmente, addirittura presso il popolo Sumero. Questo popolo era infatti noto per la produzione di una particolare birra particolarmente densa e torbida, per poter bere questo terimile minestrone, dunque, i sumeri avrebbero inventato un metodo: utilizzare gli steli cavi di alcune graminacee per bere, questo avrebbe impedito di venire in contatto con residui e pezzi di malto dal gusto decisamente orrido.
Il brevetto risale addirittura al 1888. Vi rimando al sito per un'appassionante lezione di storia della cannuccia: http://www.cannuccia.it/storia-della-cannuccia.cfm

A livello di marketing stanno cercando di rilanciarle in varie forme. Alcune rivisitazioni sono davvero curiose, come quella del video che vi propongo qui:

Passo alla parte pratica. Le cannucce sono il materiale ideale per i progetti di upcycling: costano poco, ne buttiamo in quantità industriali dopo una qualsiasi festa, sono colorate, leggere, non biodegrabile. Come si possono usare?
Ecco un po' di idee che ho pescato qua e là.

Lampadario
Magari non è l'oggetto di design che tutti vorremmo metterci in casa, ma come si diceva le cannucce sono leggere e possono essere sfruttate per ricavarci dei paralumi. Come questi:
Il link ai progetti:
http://the3rsblog.wordpress.com/2011/04/26/project-27-week-29-white-straw-chandelier/

http://the3rsblog.wordpress.com/2010/11/12/project-5-week-5-large-straw-pendant-light/

Ghirlanda
Ebbene sì, c'è chi le ha usate pure per farsi delle ghirlande da attaccare alla porta:
 Mah, forse sotto le feste, con delle cannucce bianche e rosse... Per chi si vuole cimentare nel progetto (poi segnalatemi il link ai vostri lavori, soprattutto se riuscite a fare di meglio, e ci conto!) ecco il link: http://ruffledblog.com/diy-straw-wreath-tutorial/

Accessori per la tavola
Se volete dare un tocco di colore alla vostra tavola spendendo pochissimo, ecco uno spunto utile:
E il link al progetto: http://www.designsponge.com/2010/06/diy-project-kates-straw-coral-table-decor.html

Per i più piccoli
Le cannucce si usano spesso nei lavoretti scolastici per la festa della mamma. Due esempi:


Ecco il link al tutorial: http://www.daniellesplace.com/html/Drinking-straw-DIY-crafts-for-kids.html

Con una cannuccia
Se molte realizzazioni si basano sulla combinazione di tante cannucce (che quindi finiscono per essere i "mattoncini" del progetto), ce ne sono altre che scompongono la materia prima stessa.
Ecco ad esempio un fenicottero rosa fatto con una cannuccia:
Link al tutorial: http://www.wikihow.com/Make-a-Bird-out-of-a-Plastic-Straw

Come fare un gamberetto:
Link al tutorial: http://www.wikihow.com/Make-a-Shrimp-out-of-a-Plastic-Straw

Segnalibro a forma di cuore:
Link al progetto: http://www.wikihow.com/Make-Hearts-from-Plastic-Straws

Fiore decorativo:


Link al progetto: http://www.wikihow.com/Make-a-Flower-from-Plastic-Straws

Con +10K cannucce
Saliamo di livello e di complessità. Con sole 10mila cannucce potete realizzare questa poltrona:
L'idea è di Scott Jarvie e il progetto che vedete nella foto si chiama CLUTCH PROJECT

Nel 2011 la Nestea Venezuela ha invece commissionato a Publicis questo lavoro:
Mi immagino un angolo con la combinazione di poltrona e faccione...

Straw art
Ci sono creazioni fatte con le cannucce che sorprendono, sia per creatività che per abilità realizzativa. Ecco un po' di esempi (cliccando sulla foto si va alla fonte originale):




14 novembre 2012

Regali di Natale fai da te

Apprezzo molto i regali artigianali. Penso sia bello ricevere un pensierino unico di qualcuno che ti ha dedicato del tempo. Non mi piace andare a fare acquisti, molto spesso sei preso dall'obbligo e ti stressi a cercare qualcosa di gradito che non sempre riesci a trovare. Quindi ogni volta che posso (tempo permettendo) punto sul fai da te.
Nel caso di piccoli omaggi - e il Natale è perfetto - c'è solo l'imbarazzo della scelta.
In questi giorni sto lavorando a questo:
All'interno ho messo varie bustine di the diversi.
Ho stampato il modello che ho trovato in questo sito http://miri-d.blogspot.it/2011/04/fur-alle-teetrinker.html, ho ricalcato la teiera sulla carta da regalo (ne ho scelti due tipi diversi, una dorata per l'esterno e una argentata per l'interno) e l'ho ripassata con l'indelebile varie volte per dare l'effetto del tratto non del tutto definito. L'ho ritagliata, incollata su cartoncino, aggiunto la carta argentata, ritagliato ancora il tutto e montato la scatolina. A quel punto ho selezionato i the che volevo regalare e li ho aggiunti all'interno (il profumo si fa sentire). L'ultimo tocco è stata la chiusura: per fare quell'effetto ho fatto un nodo alla metà del nastro, ho passato i due capi nei fori e ho fatto il fiocchetto.
In un paio d'ore e con una spesa minima ecco pronto un regalino (si spera) gradito. Chi ama il the (o le tisane) non potrà non apprezzarlo.

23 agosto 2011

Portacollane fai da te

Nel weekend, approfittando dello zen regalatomi dalle ferie, ho provato a modellare il fimo.
Provato è la parola giusta, visto che niente è andato come doveva.

Il punto di partenza era apparentemente innocuo: mi serviva un nuovo portacollane e non riuscendo a trovarne uno "come lo volevo io" (ovvero capace di reggere tutta la mia chincaglieria senza obbligarmi a passare 5 minuti ogni mattina a districare perline e fili) ho pensato di farmelo.

In Rete ho trovato molti spunti interessanti, alcuni semplicissimi, altri più complessi. Ecco alcuni esempi (cliccando sulla foto si va al sito da cui sono tratte):







Questo è molto carino esteticamente ma non mi piaceva l'idea di dover faticare a prendere le collane. Funziona per collane che metti di rado e con calma, di sicuro non per me che le prendo al volo mentre corro in ufficio:
Le istruzione su come farlo (versione da tavolo e da parete) le trovate qui: http://tinysparklythings.blogspot.it/2010/02/diy-jewelry-bust.html

Un'alta soluzione carina e di facile realizzazione (ma da appendere alla parete):
Qui le istruzioni: http://gratefulprayerthankfulheart.blogspot.it/2011/05/necklacejewelry-organizer.html

Una soluzione simile a questa mi ha messo sulla strada giusta:

Avevo in casa dei ganci simili a quelli usati nel video ma non li ho trovati molto comodi. Perché non ripiegare sulle pinzette per le tende?
Il portacollane sarebbe stato quindi composto da una barra rigida su cui far scorrere le pinzette e due verticali di sostegno. Tenendolo "a vista" non volevo fosse proprio inguardabile. Mi sono messa così alla ricerca di due bastoni bianchi lavorati. Andavano bene anche delle statuette di plastica da forare. Non trovando nulla alla fine ho deciso di provare col fimo.

Sono andata nel classico centro di bricolage (neppure molto attrezzato a causa delle sue dimensioni ridotte) e ho preso:
  • un cilindro di legno di 1,2 metri di lunghezza e del diametro di 15 cm (che poi ho segato in due),
  • due ovali di legno da usare come basi,
  • una barra di legno da 60 cm del diametro di qualche centimetro,
  • 20 pinzette.
Quanto al "rivestimento", ho optato per il Fimo Air Basic (era l'unico che c'era e col senno di poi penso di essere stata fortunata a trovare questo prodotto), che si asciuga all'aria e quindi non richiede l'uso del forno. Nella fretta non ho neppure notato che le due confezioni che avevo preso non avevano lo stesso colore (nella mia ingenuità pensavo fosse solo bianco/grigio, come il Das nella mia infanzia).
Prendo i miei materiali e vado alla cassa: totale 22 euro.

A casa ho tagliato il cilindro di legno a metà ottenendone due cilindri da 60 cm a cui ho fissato con una vite le basi: ecco fatti i sostegni del mio portacollane. Avevo pensato di traformarne uno in una statua femminile ispirata ai quadri di Modigliani, con il collo molto lungo (visto che ha anche una lunghissima gonna). Per l'altro non avevo idee.

Disegnato il bozzetto della donna, ho iniziato a rivestire il legno con della stagnola per dare forma alla struttura.
Con il fimo air, che non avevo mai usato, sono iniziati i problemi.
Ho provato a stenderlo col mattarello sul tavolo di vetro. Si è appiccicato. Ho provato a metterlo sulla plastica, come consigliato nel foglietto illustrativo. Si è appiccicato pure là. Provo col piano di legno laccato. Niente da fare. Con la carta della stampante è andata meglio. Ma a quel punto il fimo era così secco da essere inutilizzabile. Provo a dargli nuovo vigore con l'acqua ma ormai non è più rianimabile. Mi congratulo con me stessa per aver deciso di modellare una pasta che asciuga all'aria in un pomeriggio di agosto in cui ho 30° in casa e butto il panetto ormai semi-solificato. Prendo un altro pezzo, stendo col mattarello e finalmente riesco a mettere uno strato sulla struttura. Modello e decoro la testa, il collo e le spalle. La stagnola non va bene, non è abbastanza compatta, le irregolarità della superficie si propagano al fimo. Come se non bastasse la testa ciondola causando crepe sul collo.
Dopo 3 ore di lavoro torno al punto di partenza: distruggo tutto, rifaccio la struttura con dei tovaglioli di carta compressi col nastro adesivo, fisso la testa con una vite che lascio in buona parte esterna per poterla usare come base per il collo.

Passo al vestito. Nel progetto iniziale doveva esserci un lungo abito formato da un'unica sfoglia di fimo che poi avrei modellato. Peccato che non riesca a stendere una superficie di mezzo metro... Opto per le balze.

Proseguo e arrivo alla testa. Nel progetto iniziale volevo mettere una sfoglia e poi tagliuzzarla per simulare i capelli. Ci provo ma la pasta si stacca a pezzi e viene uno schifo. Dopo vari tentativi mi metto a fare ciocca per ciocca:

Finita la statuetta, la metto ad asciugare. Scopro poi che la pasta si restringe del 7% e quindi spuntano varie crepe. Fortunatamente si riescono a sistemare facilmente.

Passo all'altro cilindro. Decido di fare una torre di mattoni.
Ormai ho preso confidenza con la pasta. Ho anche scoperto che con la carta oleosa sul tavolo e sul mattarello stendere è decisamente più facile! Per la prima volta in tutta la giornata vedo la luce in fondo al tunnel (del fai da te). L'ottimismo però dura finché non finisco la prima confezione di fimo e non passo alla seconda. La apro e... sorpresa! E' color carne.
Corro a comprarne un'altra. Non ne trovo in giro della stessa marca e opto per un'altra pasta. E' marrone ma dovrebbe diventare bianca una volta asciugata (bianco pozzanghera avrebbero dovuto precisare).
Finisco la torre con la pasta-fango e la lascio asciugare. In questo caso non ci sono state crepe: la colonna asciugandosi si è proprio spogliata. Evidentemente la pasta-fango asciugandosi si ritirava molto più del 7%. Peccato che non fosse segnalato...

Butto tutto e per evitare altre belle sorprese decido di usare la pasta rosa carne nella vaghissima speranza che una volta asciugata assuma un colore rosa tenue tenue. Un rosa carne quasi albino, diciamo. Finisco i mattoni, aggiungo un rampicante con rami e foglie. Lascio asciugare. La colonna è di un rosa bello carico ma sono così contenta che questa fatica sia finita che faccio spallucce.

Prendo la vernice spray bianca e passo su tutto. Avrei preferito opaca, ma mi accontento di quello che ho in casa. Sulla colonna rimangono delle venature rosa. Mi piacciono e quindi le lascio.
Infilo le pinzette nel bastone bianco, appendo le collane e incrocio le dita... Evviva, regge!
Ecco il risultato finito:




Aggiornamento a poco più di un anno di distanza. C'erano alcune cose che non mi piacevano (soprattutto la farfalla sulla gonna della statuetta e il terminale della colonna) e le ho sistemate.
Ho dovuto ancorare meglio il bastone ai supporti, altrimenti rischiava - muovendosi - di far saltare dei pezzi. Quindi il consiglio che posso dare è di fare una struttura solidissima e che non oscilla in nessun punto. I ganci sono apribili e si possono aggiungere anche successivamente. Infatti dalle nuove foto noterete che le mie collane sono aumentate.

Ecco le modifiche che ho fatto. Partiamo dalla statuetta, dove ho sostituito la farfalla con un fiocco e ho aggiunto qualche ciocca di capelli in più:

Il lavoro più lungo l'ho fatto invece sulla colonna di sinistra, dove ho aggiunto altri rami, i fiori e soprattutto ho sistemato la parte terminale che prima non mi convinceva (e ora sporge rispetto al bastone). Ho anche alzato il bastone in modo che non fosse più in pendenza come prima. I fiori anche in questo caso sono stati fatti con la pasta rossa in modo che una volta verniciato con lo spray si vedessero dei riflessi colorati:


E infine ecco com'è adesso. Temevo che fosse delicato e invece ne ha passate delle belle ed è ancora integro. Le collane sono raddoppiate nel frattempo:

Passiamo ora a una versione da parete (lo spazio sui mobili è sempre poco) che ho fatto come regalo.
L'idea era molto semplice, i materiali tutti molto comuni: piano di legno, specchi, pasta da modellare, poco altro. Il risultato? Inizialmente orribile. Ecco com'è andata (cronaca di una disfatta preannunciata).


Ho preso una base in legno di abete e ci ho attaccato dei ganci a L (ho fatto vari calcoli in modo da mettercene il più possibile senza che bracciali e collane potessero sovrapporsi). Nella parte centrale ho attaccato due specchi Ikea (l'adesivo era già incluso nella confezione ma ho preferito metterci la millechiodi per sicurezza). A quel punto è iniziata la parte laboriosa. Ho coperto il tutto con Fimo Air color rosso), ho decorato la supercifie con una texture per pasta (si vede abbastanza bene dalle foto), aggiunto dei fiori e delle foglie di edera e ho atteso si asciugasse.
Ecco il risultato ad asciugatura neppure completata:

Ci fossero stata solo quella crepa... E' andato tutto a pezzi!

La pasta - lo si può leggere anche nelle istruzioni - asciugandosi tende a ridursi leggermente. Di solito lo scarto è di qualche punto percentuale. Tra che l'avevo lavorata male (non avevo evidentemente tolto tutta l'aria) e che lo strato fatto era davvero molto sottile (pure troppo!), appena l'ho vista mi è venuta in mente la deriva dei continenti post Pangea. Come se non bastasse il legno di abete grezzo aveva assorbito l'umidità e si era completamente stortato. A quel punto la tentazione di prendere tutto e buttarlo nel cassonetto era molto forte...

Ma il tempo a disposizione era poco e quindi ho fatto un disperato tentativo: ho staccato tutti i pezzi e ho ribagnato il legno di abete e messo in piano ad asciugare. Quanto è tornato dritto, ho attaccato sulla superficie i pezzi, eliminato quelli per cui non c'era più nulla da fare, riempito le fessure con altra pasta. Ho lasciato asciugare e poi ho sistemato le ennesime crepe. Ho aggiunto altri fiori e altre foglie per nascondere del tutto i danni.
A quel punto non c'erano più tracce del disastro iniziale. Mano di vernice trasparente ed ecco il lavoro finito (il fimo air una volta verniciato è diventato molto più scuro):