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26 agosto 2008

Settembre, tutti a scuola. Con il caro libri

Chi si ricorda il profumo dei libri nuovi? Una volta la carta aveva un sapore diverso. Quella moderna ha un vago retrogusto di petrolio e colla scadente che rovina la poesia. Eppure i libri costano cari: ben 286 euro per i testi di prima media. Scuola dell'obbligo, non dimentichiamocene. Per le superiori si superano i 300. Quindi una famiglia con un figlio in prima media e uno in prima superiore (3 anni di differenza non sono impossibili, vero?) spenderebbe quest'anno circa 600 euro (mezza mensilità di un impiegato medio o una mensilità di un precario sottopagato) per i libri. Se a questo ci aggiungiamo che i tetti di spesa stabiliti dal Ministero vengono periodicamente snobbati dagli editori (almeno dal 47% , secondo Altroconsumo), le famiglie hanno ben poco di che stare allegre.

Quest'anno in libreria non ci sono andati solo i genitori, usciti poi coi portafogli vuoti, ma anche i finanzieri. "Multe per chi specula" titola il Giornale.
Curiosando nella Rete ho trovato un interessante articolo di Gian Antonio Stella, dal significativo titolo di "I libri scolastici in conflitto d’interessi". Tutto vostro.
Ancora più significativo il parere dell'Antitrust:
Al centro della polemica "l'accordo stipulato, in data 9 giugno 2005, tra il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca Scientifica e Poste Spa per il servizio, denominato Postescuola, di consegna dei libri di testo alle famiglie degli alunni della scuola secondaria di 1° e 2° grado", si legge nella relazione dell'Autorità garante. Ora arriva il parere dell'Antitrust: in sostanza, è vero che l'accordo favorirebbe una società del presidente del Consiglio, ma a firmarlo non è stato lui con le Poste, bensì il ministro Letizia Moratti che con le società del Presidente non ha alcun legame.

Davvero curioso. Evidentemente il fatto che la Moratti fosse un ministro del Governo Berlusconi - poi candidato sindaco di Milano per la Casa delle Libertà - non era sufficiente a legarla a doppio filo al Premier...

20 giugno 2008

Maturità, la figuraccia del ministero e la morte della cultura

Un tempo la sinistra era avvolta da un’aura d’intellettualismo, cultura. Storia vecchia. Gli errori nelle tracce della recente maturità, eredità dello scorso Governo, ha dimostrato che le cose sono notevolmente cambiate.
Partiamo dalla prima prova. Il ministero non solo è andato a pescare un frammento di Ossi di Seppia poco rappresentativo della splendida poesia di Montale, ma ne ha perfino stravolto il significato. Nella traccia si chiedeva infatti di parlare del “ruolo salvifico e consolatorio della figura femminile”. Peccato che i versi fossero dedicati a un vecchio amico, non a una donna. Forse il ministero si è confuso: pensava di parlare di Dante Alighieri, sorteggiato lo scorso anno. Anche quella volta, però, la traccia non fu esente da errori. E giù polemiche...
Con la seconda prova non è andata meglio: errori nella prova di greco, orrori in quella d’inglese. Un commissario interno ha visto la sua lingua madre umiliata nella traccia per l’istituto turistico, dove ci si era dimenticati di genitivi sassoni e di coniugazione dei verbi. Un po’ come sentir dire, in una drogheria straniera, “Prosciutto parma essere buono”. Soprattutto nelle tracce della maturità.

Alcuni hanno “giustificato” il ministero dicendo che si è trattato di un banale “copia-incolla” frettoloso. Vista l’importanza dell’esame di Stato, avrebbero anche potuto impegnarsi un po’ di più. Avrebbero potuto mostrare un minimo di rispetto per gli studenti - trattati come al solito da “bamboccioni” -, per i professori – screditati da un sistema che annulla i loro sforzi e la loro voglia di migliorare - ma soprattutto rispetto per la cultura che, anche grazie a simili manifestazioni di disistima, in Italia è ormai considerata un limite più che un arricchimento.
Come al solito manca la lungimiranza. Il futuro di un Paese è legato alle nuove leve, chiamate in futuro a governare o a esercitare il potere democratico. Se questa è la scuola che possiamo offrire ai giovani, il domani sarà abbastanza grigio.
Altro che “generazione mille euro”.

28 maggio 2008

Laureati disoccupati? Forse è colpa delle troppe lodi

Ma se tutti prendono sempre il massimo dei voti, chi può essere il migliore?
(Apcom) In Italia uno studente su tre termina la laurea triennale con la votazione massima di 110, ma non sempre merita una valutazione così alta: secondo il sito lavoce.info il fenomeno deriverebbe dal punteggio troppo elevato attribuito alle tesi di laurea e dalla possibilità di inserire nel curriculum accademico insegnamenti "complementari" che nel computo finale valgono come quelli fondamentali. Secondo l'articolo, scritto da Salvatore Modica, la possibilità di prendere 110 al termine del primo triennio determinerebbe un appiattimento verso l'alto e un mancato aiuto al mondo del lavoro interessato ad interpretare al meglio le competenze del laureato.

"Se il voto più alto è così frequente - sostiene Modica, docente di Economia Politica presso l'università di Palermo - non dà alcun segnale al mondo del lavoro: hai preso 110? Bene, ma lo prende uno studente su tre. La causa di questa estrema anormalità nella distribuzione è il punteggio attribuito alla tesi di laurea, che fa appiattire sul 110 quasi tutti i laureati che negli esami hanno ottenuto una media da 27 in su".

Ma ad essere "sbilanciata verso l'alto" sarebbe anche "la distribuzione dei voti per esame: infatti considerando solo le materie più importanti - fa sapere l'accademico economista - si ottiene una più significativa distribuzione normale". "Lo studente - continua Modica - si può accontentare di un 23 in una materia difficile e poi 'aggiustare' la media con molti 30 nelle 'materie cuscinetto'. Tuttavia, il meccanismo è noto ai potenziali datori di lavoro, che infatti prendono in considerazione solo i voti nelle materie significative".

I dati emergono dalla distribuzione dei voti di laurea dei 20 mila intervistati nell'indagine occupazionale Stella - Statistica in tema di laureati e lavoro - sui laureati 2004 e 2005: un'iniziativa interuniversitaria nata nel 2002 che ha coinvolto diversi atenei italiani, da Bergamo a Palermo, passando per Milano, Pisa e Napoli. Modica ha poi utilizzato più di 100 mila laureati nelle Facoltà di Palermo, dove la distribuzione dei voti di laurea ancora peggiore: quasi uno studente su due 'conquista' il fatidico 110.

Il docente propone quindi quella che potrebbe essere la soluzione per avere delle votazioni finali più eque: "la tesi - continua il docente universitario - potrebbe essere vista come un esercizio finale di stesura relazione, e considerata alla stessa stregua delle altre materie. Così facendo la valutazione finale dello studente rifletterebbe la sua media nel corso degli studi, che tipicamente presenta una distribuzione più normale". Ed anche le votazioni degli esami potrebbero essere rivisti dando un minore 'peso' a quelle materie la cui media di voti è superiore alla media della facoltà: in questo modo si individuerebbero pubblicamente gli esami "cuscinetto" che non inciderebbero come quelli più impegnativi.

"Tale comportamento, ovviamente, non può essere imposto, ma forse - conclude l'economista - una maggior disciplina si otterrebbe se si rendessero pubbliche le medie per materia corrette e le relative materie significative".

26 maggio 2008

Compiti copiati? Un software li smaschererà

Riporto un lancio ansa delle 14:43.
Fine della 'pacchia' per studenti svogliati che copiano i compiti da Internet facendoli passare per propri. E' in arrivo dal Giappone uno speciale software pensato appositamente per la scuola, in grado di riconoscere all'istante se tesine e progetti contengono, in tutto o in parte, pezzi 'pescati' nel mare magnum della Rete. L'idea arriva dal prof. Kazunari Sugimitsu, docente di ingegneria e direttore del centro ricerche sulla proprietà intellettuale presso il Kanazawa Institute of Technology, oltremodo 'frustrato' dalla dilagante tendenza odierna al 'copia e incolla' delle informazioni on-line da parte degli studenti.

Il software utilizza le tecnologie impiegate nei traduttori automatici: analizza il testo dividendolo in paragrafi, periodi e parole, e successivamente esegue una ricerca su Internet per individuare eventuali similarità sospette in altre pubblicazioni. Quando viene trovato un passaggio che combacia con i criteri di ricerca, il programma invia automaticamente al docente di turno la prova che inchioda lo studente 'copione', con allegato indirizzo internet per permettere il confronto e un secondo parere sulla questione da parte di un umano.

Sugumitsu racconta di aver iniziato lo sviluppo del software (il cui lancio commerciale è previsto per il prossimo anno) la scorsa estate, dopo aver 'pizzicato' due suoi studenti che avevano presentato tesine oltremodo simili, risultate poi copiate on-line dalla stessa fonte. "Il programma sarà d'aiuto - spiega il professore - non solo ai docenti, sempre più frustrati da queste scorrettezze telematiche, ma soprattutto agli stessi studenti, che saranno costretti a tornare a spremersi le meningi come un tempo". Oppure a sviluppare ancora più l'ingegno per truffare il software anti copia.

Tremate quindi studenti pigri e svogliati di tutto il mondo. Gli italiani non avranno molto di cui temere però: con le infinite risorse della scuola pubblica e la grande penetrazione dell'informatica, si potrà continuare a scopiazzare tranquillamente dalla Rete e dai libri ancora per molto tempo.

8 maggio 2008

Quanto vale una laurea? Poco più di 120 euro al mese

Una laurea dopo anni di studio e costosissime rette annuali. Il risultato? Uno stipendio di poco superiore a quello di un operaio non specializzato. Il lavoro intellettuale non paga più. Ma soprattutto, a non pagare, è l'università.
Dal sito dell'Ansa, un lancio delle 11.20:

"Un pericoloso appiattimento delle retribuzioni". A rilevarlo è Unioncamere che nel rapporto 2008 evidenzia come la differenza di salario tra un impiegato diplomato o laureato e in lavoratore non qualificato con la licenza media "é di circa 1.600 euro l'anno, poco più di 120 euro lordi al mese". A guardare i dati 2007 infatti le retribuzioni di professioni non qualificate, di conduttori di impianti, di operai specializzati, di professioni qualificate nelle attività commerciali e nei servizi e degli impiegati, si aggirano tutte "all'incirca tra i 21 e i 23 mila euro". Si va infatti dai 21.170 euro di un lavoratore non qualificato ai 22.750 d un impiegato. La distanza è invece quasi incolmabile con i dirigenti che in media guadagnano oltre 92 mila euro l'anno. L'appiattimento verso il basso, sottolinea l'associazione delle Camere di Commercio, "é il sintomo più evidente della scarsa attenzione al merito che caratterizza il mercato del lavoro italiano" e, afferma il presidente Andrea Mondello, "segnala un paese disattento al valore dello studio e delle competenze, che rischia di mortificare le migliori risorse su cui può contare per rilanciarsi". Unioncamere sottolinea quindi come tra il 2000 e il 2006 le retribuzioni siano passate da 20.116 euro a 23.633 con una crescita del 17,5%. Nello stesso periodo l'inflazione è aumentata del 15,1%, ma i prodotti e i servizi acquistati più frequentemente sono aumentati del 18,2%. I salari sono cresciuti meno che nel resto d'Europa perché più bassa è stata la crescita della produttività. L'associazione sottolinea quindi "l'inadeguatezza del contratto nazionale", che va superata distribuendo in azienda o sul territorio i risultati conseguiti in termini di produttività e redditività.