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5 maggio 2008

Redditi online, la polemica tiene banco

Massì, riapriamo il mese con lo stesso argomento con cui lo avevamo chiuso: i redditi degli italiani pubblicati online.

Non sono più sul sito dell'Agenzia delle Entrate - da là sono stati fatti sparire già mercoledì - eppure le dichiarazioni dei redditi si stanno diffondendo a macchia d'olio. Merito del peer-to-peer (o P2P per gli amanti del linguaggio in codice). Chi la monitora e la frequenta da qualche tempo sa bene che la Rete non accetta leggerezze o errori: una volta sul web, l'informazione non è più controllabile.

Emule, Kazaa, BitTorrent - complice la visibilità mass mediatica data alla vicenda - sono stati presi d'assedio dagli internauti più o meno esperti.
Oggi sono andata sui siti esteri con grande timore. Mi aspettavo l'ennesimo pernacchione dalla stampa statunitense e inglese. Invece niente. Possibile che si siano persi una vicenda così gustosa? Oppure hanno voluto stendere un velo pietoso? Si saranno stancati di parlare di noi? Forse l'oblio in questi casi è preferibile...

Certo, la notizia era decisamente intrigante, la polemica quasi inevitabile. Ma dopo 5 giorni inizia ad avere un gusto decisamente stantio.

Sul sito del Garante per la privacy sono presenti due comunicati. Il primo risale al 30 aprile. La polemica era appena esplosa:
Nella riunione odierna il Garante privacy ha svolto una prima valutazione sulla diffusione in Internet dei dati delle dichiarazioni dei redditi dei contribuenti a cura dell'Agenzia delle entrate.

L'Autorità, anche richiamando le sue diverse pronunce in materia, rileva che per tale forma di diffusione sussistono allo stato evidenti e rilevanti problemi di conformità con il quadro normativo in materia.

Il Garante ha quindi deciso di chiedere formalmente e con urgenza ulteriori delucidazioni all'Agenzia e l'ha invitata a sospendere nel frattempo la diffusione dei dati in Internet.

L'Autorità ha invitato, altresì, i mezzi di informazione a non divulgare i dati estratti dagli elenchi resi disponibili in Internet dall'Agenzia con le predette modalità.


Il tutto in chiara contraddizione con la decisione del 17 gennaio 2001, che potete leggere per intero qui.
Per sintetizzare:
Alcuni dati relativi a redditi dei contribuenti sono sottoposti per regolamento a forme di pubblicità. La diffusione in ambito giornalistico di tali dati è pertanto lecita.

Il secondo comunicato sulla vicenda, dai toni decisamente diversi dal primo, è del 2 maggio:
"Cio' che sta avvenendo conferma quanto paventato dal Garanteprivacy e l’opportunita' del suo intervento volto a farsospendere la pubblicazione sul sito dell’Agenzia delle entrate deidati delle dichiarazioni dei redditi dei contribuenti italiani. Ladiffusione in Internet, anche per poche ore, rende infattiingovernabile la circolazione e l’uso di questi dati cosi' comela loro stessa protezione".

E’ quanto afferma l’Autorita' Garante in riferimento allacircostanza che le dichiarazioni degli italiani sono ancora circolantiin rete grazie a sistemi che consentono la condivisione di file.

L’Autorità sottolinea che la accessibilita' dei dati inrete non significa che essi siano di per se' liberamente diffondibili da qualunque utente della rete; la loro ulteriorediffusione può esporre a controversie e conseguenze giuridiche.

L’Autorita' sta, comunque, monitorando attentamente la vicenda eha sollecitato l’Agenzia delle entrate a far pervenire, entrolunedi', gli elementi richiesti al fine di una piena valutazionedella vicenda.

Riassumendo: il Garante getta la spugna, ammette che una volta assorbiti dalla Rete i dati non sono più controllabili e tutelabili, e - cosa forse più allarmante - per limitare i danni minaccia gli utenti che li scaricano e li diffondono.
In altre parole, un ente pubblico (ma non un ente pubblico qualsiasi... parliamo dello Stato) diffonde a torto o a ragione dei dati per così dire "sensibili" (ci sono ancora dubbi a riguardo) e di tutta risposta a pagare chi sono? I cittadini.

Ai cittadini viene infatti intimato di non diffondere i dati che riguardano anche la loro persona. Se si ostinano a farlo, mettano in conto la possibilità di finire in tribunale. Ma non basta. In futuro, tanto per rincarare la dose, potrebbero trovarsi a pagare con le loro tasse i risarcimenti richiesti all'Agenzia dell'Entrate dal Codacons. Insomma, italiani ancora una volta cornuti e mazziati.

Il Codacons deve a questa vicenda un bel po' di pubblicità.
Dal TgFin di oggi:
il Codacons ha deciso di passare dalle parole ai fatti e dapprima ha chiesto un maxi-risarcimento da 20 miliardi di euro al Pubblico Ministero di Roma che indaga sulla vicenda. Ed ora invita tutti gli italiani il cui reddito è stato reso pubblico sul sito della Agenzia delle Entrate a chiedere l'indennizzo "per la grave violazione della privacy subita''. La richiesta di risarcimento a persona dovrebbe riguardare una cifra compresa tra i 500 e i 1.000 euro. E sarà lo stesso Codacons ad assistere tutti nell'operazione.

Trovo questa richiesta dell'associazione abbastanza sterile. Chiunque, quando sente parlare di risarcimenti (ovvero soldi facili), abbocca come una trota all'amo, soprattutto in periodi di ristrettezze come quelli attuali. Ma che senso ha che tutti gli italiani chiedano al proprio Stato un risarcimento di 20 miliardi? I soldi che escono dalle casse pubbliche ci tornano sotto forma di nostre tasse e imposte. A meno di non voler aumentare ancora di più il nostro allarmante deficit. Insomma, alla fine siamo sempre noi a pagare... Se i soldi arrivassero dal conto bancario di Visco, le cose sarebbero diverse. Ma questo è un autogol in piena regola.

Che al Codacons fossero alla ricerca di contatti e visibilità mi è parso abbastanza evidente quando sono andata sul loro sito e per scaricare il modulo mi è stato richiesto di iscrivermi alla newsletter. Una richiesta degna del miglior sito di vendite online.

A Visco i danni sinceramente li chiederei. Se non altro per quella frase infelice, per giunta smentita dall'evidenza, con cui si è giustificato a polemica innescata:
È un fatto di trasparenza una questione di democrazia e non vedo problemi. Basta guardare qualsiasi telefilm americano per scoprire che anche negli Stati Uniti e nel resto del mondo si fa così.

Negli Stati Uniti i dati relativi ai redditi sono assolutamente privati. Ci sono solo alcune eccezioni alla riservatezza totale che permettono, ad esempio, al buon vecchio Forbes di pubblicare ogni anno la classifica dei Paperoni del mondo. Dall'altro lato ci sono Paesi come la Finlandia (che considero decisamente più moderna e civile dell'Italia) che senza tante polemiche permette a chiunque mandi un sms di sapere i redditi dei suoi contribuenti. E' un problema? Forse no. O forse sì.

E' di sicuro un problema ben più serio che un viceministro all'Economia basi la sua conoscenza del mondo sui telefilm stranieri che, una volta in più, hanno dimostrato di essere uno specchio deformato della realtà. Certo, hanno un'attenuante: sono telefilm, pura fiction, non hanno pretesa di verità. I poveri sceneggiatori non potevano sapere che, dall'altra parte dell'Oceano, uno Stato stava prendendo provvedimenti sulla base del frutto della loro fervida immaginazione.
Dobbiamo aspettarci che in futuro i nostri politici riformino il sistema scolastico rifacendosi a South Park o la polizia rifacendosi a ChiPs?

30 aprile 2008

Quanto guadagni? Ora lo sapranno tutti

Ci sono alcune domande che non andrebbero mai fatte. Tra queste, sicuramente "Quanto guadagni?". Chi osa chiederlo, salvo elevatissimi livelli di confidenza, si sente apostrofare con parole poco gentili. E' un po' come domandare l'età o il peso a una donna non più giovane.
Grazie alla nuova trovata dell'Agenzia delle Entrate da oggi però non dovrete neppure scomodarvi a domandarlo, a vostro rischio e pericolo, al diretto interessato. Potrete semplicemente accedere al sito internet www.agenziaentrate.gov.it e digitare il nome della vostra "vittima" per soddisfare ogni vostra curiosità. Avrete accesso solo alle dichiarazioni dei redditi relative all'anno 2005. Mi dispiace, dovrete accontentarvi...

Mentre c'è chi s'indigna e chi si preoccupa per i propri dati sensibili, dall'Agenzia fanno spallucce e avviano lo scarica barile con il Garante della privacy. Che si dice all'oscuro di tutto...
Vediamo il riassunto della vicenda:
Le dichiarazioni dei redditi dei vip, ma anche quelle dei vicini di casa, sono consultabili sul sito dell'Agenzia delle Entrate: www.agenziaentrate.gov.it. Navigando ufficio per ufficio si possono trovare i redditi dichiarati da tutti i contribuenti. E' però in queste ore difficilissimo accedere al sito, verosimilmente per un boom di contatti. Dalla home page cliccare sul link "Uffici" (in alto a destra), quindi cliccare su «elenco uffici», da qui su «elenchi nominativi dei contribuenti» e infine su «consultazioni elenchi dichiarazioni», cliccare sulla regione della persona che si sta cercando, sulla provincia e sul comune e dopo aver inserito un codice di sicurezza presente sulla pagina stessa, scaricare il file che contiene il dato cercato. Ci sono nomi, date di nascita, redditi dichiarati e imposta pagata. Per conoscere dunque quanto ha guadagnato una determinata persona bisogna solo sapere in quale Comune ha presentato la dichiarazione dei redditi.

Ad autorizzare la pubblicazione degli elenchi di tutte le dichiarazioni dei contribuenti italiani, relative ai redditi del 2005, è un provvedimento del direttore dell'Agenzia delle Entrate, Massimo Romano, anticipato oggi in prima pagina dal quotidiano 'Italia Oggi'. Obiettivo, come scrive Romano, è "un quadro di trasparenza". Gli elenchi dei contribuenti, secondo quanto si legge nel provvedimento datato 5 marzo, sono stati già trasmessi ai Comuni e "ai fini della consultazione sono pubblicati in apposita sezione del sito internet http://ww.agenziaentrate.gov.it, in relazione agli uffici dell'Agenzia delle Entrate territorialmente competenti". Gli elenchi sono suddivisi in persone fisiche, società di persone, società di capitali e enti non commerciali e sono tutti in ordine alfabetico. "Tali disposizioni - spiega Romano - sono sottese a perseguire la finalità di interesse pubblico per realizzare un quadro di trasparenza e di circolazione dei dati, in possesso dell'amministrazione finanziaria in tema di dichiarazioni fiscali, mediante la pubblicazione di appositi elenchi".

PER ENTRATE C'E' OK GARANTE PRIVACY

La pubblicazione degli elenchi dei redditi di tutti i contribuenti italiani risponde alle regole sulla garanzia delle privacy. E' quanto sostiene l'Agenzia delle Entrate. "L'Autorità Garante per la protezione dei dati personali - scrive il direttore dell'Agenzia Massimo Romano nel provvedimento che ha autorizzato la pubblicazione degli elenchi - con decisioni del 17 gennaio 2001 e del 2 luglio 2003 ha affermato che la pubblicazione degli elenchi deriva da una precisa scelta normativa di consultabilità da parte di chiunque di determinate fonti, precisando che - e qui Romano cita testualmente il Garante per la privacy - non vi è incompatibilità tra la protezione dei dati personali e determinate forme di pubblicità di dati previste per finalità di interesse pubblico o della collettività".

GARANTE PRIVACY, NON SAPEVAMO NULLA

ROMA - "L'iniziativa dell'Agenzia delle Entrate non era mai stata sottoposta all'attenzione del Garante. Il collegio è riunito sta prendendo in esame la vicenda". E' quanto precisano gli uffici del Garante per la Privacy, a proposito della pubblicazione degli elenchi dei redditi di tutti i contribuenti italiani sul sito dell'Agenzia delle Entrate che, secondo lo stesso organismo, risponderebbe alle norme che regolano la protezione dei dati personali.

ADOC, PALESE VIOLAZIONE PRIVACY

Sarebbero migliaia i cittadini preoccupati e impauriti che in queste ore stanno telefonando all'Adoc, Associazione per la Difesa e Orientamento Consumatori, dopo la pubblicazione da parte dell'Agenzia delle Entrate sul proprio sito web dei redditi di tutti gli italiani relativi al 2005. E' quanto si apprende da una nota dell'Associazione, che considera l'iniziativa "una palese violazione della legge sulla privacy e un pericolo per l'aumento della criminalità e della violenza, dato che sono stati pubblicati dati sensibili sui redditi, ghiotta fonte di informazione per i criminali". "Abbiamo inviato una lettera al Garante per la privacy - afferma il presidente Adoc, Carlo Pileri - chiedendo l'attivazione di una procedura d'urgenza per inibire la continuazione della pubblicazione di dati sensibili sul sito". "Tra l'altro - continua Pileri - nella modulistica di dichiarazione dei redditi non risulta prevista né un'informativa riguardo la pubblicazione di tali dati né una clausola specifica di autorizzazione alla pubblicazione che costituisce ulteriore violazione della legge stessa".

Attualmente il sito non è accessibile. Nel pomeriggio è apparso per pochi minuti privo di css. Non sono riuscita a trovare i dati sotto accusa. Secondo il Corriere.it i link sarebbero già stati eliminati.
Le dichiarazioni dei redditi saranno anche pubbliche, ma come è possibile sbandierare ai 4 venti un dato tanto importante, che potrebbe alimentare la criminalità o mettere in imbarazzo i redditi più bassi? I dati sarebbero comodamente accessibili anche ai criminali che potrebbero scegliere le loro vittime (la residenza è indicata) come si sceglie una brioche al bar. Non stanno tranquilli neppure i più poveri. Solo recentemente a Basiglio una famiglia si è dichiarata discriminata perché non abbastanza ricca per uno dei comuni più benestanti d'Italia. Hanno parlato di una trappola per sottrarre loro i figli.
L'Autorità ha invitato, altresì, i "mezzi di informazione a non divulgare i dati estratti dagli elenchi resi disponibili in Internet dall'Agenzia con le predette modalità"

Basta fare un giro sui principali portali d'informazione per avere tutte le informazioni sui vip nostrani. Citando il Corriere.it:
Come rivelato sempre da «Italia oggi», ad esempio, nel 2005 un industriale come Luciano Benetton dichiarava un reddito imponibile di 1.635.722 euro, contro i 4.272.591 del comico Beppe Grillo ora diventato celebre per i V-day o i 3.580.995 di euro del più celebre Roberto Benigni. Il reddito non sembra tenere conto della fama: una celebre attrice come Sabrina Ferilli dichiarava un reddito di 423.829 euro decisamente inferiore ai 1.824.084 euro di una comica tv, allora più di nicchia, come Luciana Litizzetto.