Visualizzazione post con etichetta musica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta musica. Mostra tutti i post

8 dicembre 2012

Canzoni censurate

Ieri mentre ero in macchina alla radio passano "Piccolo grande amore" di Claudio Baglioni. E sento "mani sempre più ansiose, le scarpe bagnate". Eh? Ma non era "mani sempre più ansiose di cose proibite"? Oggi mi è tornato in mente, sono andata a controllare e ho scoperto che effettivamente la canzone è incappata nella censura e la versione per il singolo aveva un testo più "morigerato". Dice Wikipedia:
Il testo di Questo piccolo grande amore racconta la storia d'amore di due giovani ed il loro approcciarsi per la prima volta al sesso. La canzone tuttavia fu duramente colpita dalla censura che costrinse ad alcuni cambiamenti di parole nel testo. Quindi sulla versione registrata sul singolo "la paura e la voglia di essere nudi" fu modificato in "la paura e la voglia di essere soli", mentre "mani sempre più ansiose di cose proibite" divenne "mani sempre più ansiose, le scarpe bagnate". Nella versione presente sull'album però la canzone mantiene il testo originale.
Che in Italia si fosse un po' "bacchettoni" non stupisce, quindi passo a censure ben più interessanti che ho scoperto proprio facendo questo post.

Partiamo dalla premessa. Perché la censura?
Su questo sito si trovano molte informazioni interessanti: http://musicaememoria.altervista.org/la_rai_e_le_canzoni.htm.
Ecco un estratto:
Al tempo della radiotelevisione monopolista esisteva una commissione di controllo sui programmi, e quindi anche sulle canzoni da trasmettere. Non che non ci sia anche ora, sia alla RAI sia alle private, ma dei testi delle canzoni non si occupa quasi più, è completamente focalizzata sul cinema. Naturalmente non si chiamava "commissione di censura", perché uscivamo da poco dal regime fascista, e il ricordo della censura vera e propria era fresco, ma "commissione di ascolto" preventivo e di controllo sui testi, che dovevano essere adatti al pubblico della radio, che poteva essere composto da chiunque, quindi anche da bambini (di solito è sempre questo l'argomento a supporto delle commissioni di controllo, specie se l'argomento poco adatto ha attinenza con il sesso).
Chi incappò quindi nella censura?
Partiamo con una canzone che mi piace molto:

Ho scoperto che la frase (al minuto 2:35 del video) "Il mendicante arabo ha qualcosa nel cappello..." in realtà avrebbe dovuto essere "Il mendicante arabo ha un cancro nel cappello...".
Sul sito www.marcoliberti.it/ c'è anche la spiegazione:
per la censura della Rai che motivò la cosa dicendo che al pubblico non piaceva sentir parlare di cancro nell'ora della messa in onda del brano che era intorno a mezzogiorno.
Meglio l'originale o la versione "censurata"? Qui c'è un'interessante analisi del verso: http://paleozotico.blogspot.it/2008/03/ma-tutto-questo-alice-non-lo-sa.html

Passiamo a Canzone per un'amica:

Il testo è splendido e commovente ma non tutti hanno la sensibilità per apprezzarlo. Un funzionario Rai tuonò che la canzone dava un'immagine negativa dei viaggi in auto (erano i tempi in cui si stavano ponendo le basi per la dipendenza dall'auto di proprietà che ci condiziona ancora oggi) e sentenziò che "in autostrada non si muore". Ovviamente con "Dio è morto" ci furono ben più problemi (e vale la pena di sottolinearlo, Radio Vaticana la mise in onda, forse perché là qualcuno si degnò di ascoltare il testo).

Scopro che pure Gianni Morandi ha avuto i suoi grattacapi, e l'effetto fu comico.
Ecco cosa segnala questo sito, a cui vi rimando per leggere tutte le altre censure fatte alla musica italiana http://speradisole.wordpress.com/2012/02/12/la-grottesca-censura-sulle-canzoni/:
Gianni Morandi fu vittima di un incidente diplomatico quando presentò C’era un ragazzo che come me . un verso che diceva: «Va nel Vietnam e spara ai Vietcong». Si presumeva una critica alla politica estera degli Stati Uniti. Fu presentata persino un’interrogazione parlamentare e quando arrivò il momento di cantare i Tv, arrivarono goffi suggerimenti da funzionari Rai che chiesero di sostituire Vietnam e Vietcong con «Corfù» e «Cefalù». Niente da fare e allora Migliacci, che aveva scritto il testo, suggerì a Morandi: «Va nel tatatà e spara ai tatatà» cosa che suscitò le ire della Rai e l’ilarità del pubblico.
Concludo infine con il mio cantante preferito, Fabrizio de André. Nel suo caso non devo neppure cercare fonti online perché so tutto delle censure relative alle sue canzoni. Nel suo caso, per i temi trattati e anche per le scelte stilistiche, le censure non mancarono. Basti pensare alla levata di scudi in occasione de "La buona novella" che però poi è stato alla fine giustamente apprezzato per quello che è: il più bel racconto sulla vita di Gesù visto nella sua veste di uomo prima che di divinità. Per chi lo volesse ascoltare (e poi comprare e riascoltare ogni volta che si vuole):

"La città vecchia" è un esempio classico di censura dei testi per volgarità. Andiamo alla strofa che inizia con "Vecchio professore cosa vai cercando in quel portone, forse quella che sola ti può dare una lezione...". Nella canzone "mainstream" prosegue così: "...quella che di giorno chiami con disprezzo pubblica moglie, quella che di notte stabilisce il prezzo alle tue voglie". Non fa una piega, peccato che in origine fosse: "...quella che di giorno chiami con disprezzo specie di troia, quella che di notte stabilisce il prezzo della tua gioia". Indovinate qual è la parola che ha fatto scattare la censura?
In Bocca di Rosa normalmente si sente: "Il cuore tenero non è una dote di cui sian colmi i carabinieri ma quella volta a prendere il treno l'accompagnarono malvolentieri...". Peccato che nelle intenzioni originali fosse "Spesso gli sbirri e i carabinieri al loro dovere vengono meno
ma non quando sono in alta uniforme e l'accompagnarono al primo treno
". Anche in questo caso la censura ce la si spiega abbastanza facilmente ma a quanto ne so fu autoimposta dalle stesso de André per rispetto alle forze dell'Ordine.
Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitier è abbastanza famosa, anche in virtù della partecipazione di Paolo Villaggio. Il testo è fantastico e presenta nel modo migliore la mediocrità dei potenti. Tutti conosciamo questo passaggio:
"Frustando il cavallo come un ciuco
tra il glicine e il sambuco
il re si dileguò".
Chissà le reazioni del pubblico a questo:
Frustando il cavallo come un mulo
quel gran faccia di culo 
del un re si dileguò 
(ci sono varie versioni, tra cui "con gran faccia da culo" ma la sostanza non cambia).
Poi ci sono censure più sottili come in Se ti tagliassero a pezzetti dove "signora libertà signorina fantasia" nei concerti si trasformava in "signora libertà signorina anarchia":

E chiudo con la versione inedita e non censurata de "La canzone del maggio" tratta dal bellissimo "Storia di un impiegato" (questo è il testo della versione "rivisitata" http://www.angolotesti.it/F/testi_canzoni_fabrizio_de_andre_1059/testo_canzone_canzone_del_maggio_33079.html).
A questo punto mi domando... questo post verrà censurato?

14 luglio 2009

Valentina Giovagnini, un'uscita di scena silenziosa come la neve

Non amo il festival di Sanremo, troppo melodico e con troppa poca voglia di rinnovarsi per i miei gusti. Lo seguo però ogni anno, attraverso i commenti in tempo reale della Gialappas band. A radio accesa e televisore spento.
La prima conoscenza della voce e della musica di Valentina Giovagnini, nel Sanremo 2002 vinto nella categoria giovani da Anna Tatangelo (...), è avvenuta con la mediazione delle voci di Marco, Giorgio e Carlo. Ho trovato una strana coincidenza che, a distanza di molti mesi dall'accaduto, io abbia scoperto della scomparsa di Valentina proprio tramite uno spezzone del programma radiofonico di Marco Santin.
Di primo impatto non avevo associato il suo nome al suo volto e alla sua musica. Ma forse il mio subconscio sì.
Non mi spiego altrimenti come mai, navigando tra i video di Youtube dedicati a Glob (trasmissione di Enrico Bertolino), mi sia voluta soffermare proprio su uno intitolato ""Grazie per averci scelto" ricorda Valentina Giovagnini".
Senza motivo (ma davvero senza motivo, visto che stavo cercando argomenti relativamente leggeri per distrarmi dal mal di denti) ho iniziato a guardare il video. Mi sono bastate due note per riconoscere l'esibizione che mi aveva incantata a Sanremo e in seguito, in video e in radio.

Ecco il ricordo di Valentina Giovagnini a "Grazie per averci scelto".

Ogni volta che ascolto "Il passo silenzioso della neve", soprattutto nelle parti strumentali, immagino infinite distese verdi, con un sottofondo di montagne dalle cime innevate. Solo pochissimi altri artisti italiani riescono a trasmettermi le stesse sensazioni e nessuno di loro è mai andato a Sanremo. Aspettavo di vedere l'evoluzione musicale di Valentina, e invece scopro che perfino il suo secondo disco è uscito postumo, lo scorso 15 maggio (anche quello abbastanza sommessamente).


Non so se i media abbiano dato, sia in vita che nella morte, l'attenzione e la visibilità che Valentina avrebbe meritato.
Spero che almeno diano spazio al premio nazionale per voci nuove che è stato a lei intitolato: www.premiovalentinagiovagnini.it. La prima edizione si terrà a Pozzo della Chiana il 5 e 6 settembre 2009.

14 gennaio 2009

Lo speciale Ansa su De André

Il sito dell'Ansa ha dedicato a Fabrizio de André uno splendido speciale in ricordo del decennale della sua morte. Cito i pezzi più significativi per evitare che, tolto il link, spariscano anche i contenuti.
'Tra 10 anni saro' immortale o dimenticato'. Faber, nelle sue parole
FABER, LO CHIAMO' PAOLO VILLAGGIO
Faber è il soprannome che gli ha dato Paolo Villaggio, suo amico di infanzia.

LA PAURA DEL PALCOSCENICO
Fino agli anni ’70 Fabrizio De André non si è esibito in pubblico. Quando le pressioni da parte della sua casa discografica per farlo andare in concerto divennero troppo pressanti, lui chiese un compenso volutamente esagerato, convinto di ottenere un netto rifiuto. Il produttore accettò senza battere ciglio e così cominciò la sua carriera live.

IL SODALIZIO CON LA PFM
Nella buona novella, l’album del 1970 suonano I Quelli, la band destinata a diventare la Premiata Forneria Marconi, la Pfm, con la quale nel 1979 e nel 1980 realizzò due tour trionfali registrati su due live di grande successo.

LA CAMPAGNA
“Dell’infanzia ricordo soprattutto la casa di campagna di mia nonna, una cascina: allora le vacanze estive duravano quattro mesi e, a parte quindici giorni di mare, che avevamo sotto, le passavamo tutte in campagna, con mio grande piacere. Lì ho assorbito tutto l’amore, che poi mi è rimasto, per la campagna, la natura, gli animali e la cultura Contadina”

DALL'UNIVERSITA' A MARINELLA
Ho fatto un po’ di tutto: ho frequentato un po’ di medicina, un po’ di lettere e poi mi sono iscritto seriamente a legge dando, se non mi sbaglio, 18 esami. Quasi laureato dunque […] poi ho scritto Marinella, mi sono arrivati un sacco di quattrini e ho cambiato idea […] dopo che Marinella l’aveva cantata Mina, eravamo nel ’65, io ero sposato da tre anni e lavoravo negli istituti privati di mio padre […]. Lavoravo lì non sapendo cos’altro fare, visto che di laurea non se ne parlava perché stentavo molto a studiare, insomma questa Canzone di Marinella, me la canta Mina, mi arrivano 600 mila lire in un semestre (somma davvero considerevole per quegli anni). Allora mi sono licenziato, ho preso armi e bagagli, moglie, figlio e suocero e ci siamo trasferiti in Corso Italia, che era un quartiere chic di Genova […]. Da quel momento ho cominciato a pensare che forse le canzoni m’avrebbero reso di più e soprattutto divertito di più.

CUOCO PER HOBBY, AGRICOLTORE SUL SERIO
Oltre alla musica, le grandi passioni di De André erano la cucina e l’agricoltura che, dopo aver messo su l’azienda agricola dell’Agnata, era diventata la sua principale attività. Ai fornelli era molto bravo e amava curare I pasti per I suoi ospiti in tutti I dettagli dall’antipasto ai vini. .”Fare il cantautore può essere tuttosommato un hobby per il fine settimana. Quello dell’agricoltore invece è un lavoro che ti dà più spazio, che ti consente di guardare al futuro in maniera più tranquilla. Chissà perché, ma mi sento più serio in questa mia nuova veste”.

LA GUERRA
“Le canzoni contro la Guerra le facevo a 19 anni. Ma certe cose si giustificano o come un impulso giovanile o come un modo per fare quattrini perché il prodotto si vende. E’ per questo che mi sono rivolto ad altri temi. Perché 19 anni non li ho più e seguire la moda per fare quattrini mi ripugna”.

PAROLE E MUSICA
“Occorre superare la concezione della canzonetta che si muove entro dimensioni espressive troppo anguste. L’opera d’arte è qualcosa di molto più complesso. E poi c’è il problema del rapporto tra testo e musica. Normalmente si tende a dare più importanza al testo che non alla melodia. Io stesso musicalmente sono alquanto scarso, come per molti altri autori le mie canzoni devono la loro attrattiva ai versi e al loro contenuto particolare”.

GESU', UN ANARCHICO CONVINTO DI ESSERE DIO
“Fu grazie a Brassens che scoprii di essere un anarchico. Furono I suoi personaggi miserandi e marginali a suscitarmi la voglia di saperne di più. Cominciai a leggere Bakunin, poi da Malatesta imparai che gli anarchici sono dei santi senza Dio, partendo da questa scoperta ho potuto permettermi il lusso di parlare anche di Gesù Cristo, prima in “Si chiamava Gesù” e poi in “La buona novella” e oggi mi viene il dubbio che anche lui non fosse che un anarchico convinto di essere Dio”.

IL DEBITO CON BRASSENS
“Forse più che agli chansonnier francesi in generale devo pagare il mio tributo al solo Brassens. Poi I poeti maledetti francesi, di cui Cecco Angelieri era un nonno. Loro sono la forma, hanno rivoluzionato il modo di scrivere, hanno inventato tecniche nuove, come ha fatto il Surrealismo. Parlo di tecniche pur non conoscendo altro che le tecniche rudimentali. Breton insegnava a prendere una lettera, liberare la mente e poi da quella lettera, come nelle libere associazioni di Freud, scrivere quello che viene in mente. Ci ho provato ma venivani fuori delle stronzate allucinanti. Però amo la ricerca dei termini, la scelta degli aggettivi, resto sempre abbagliato dalla bravura in questo senso di Gesualdo Bufalino, per esempio. Credo che in ciascuno di noi ci sia un elemento di vritusismo, di funambolismo verbale”.

IMMORTALE O DIMENTICATO
“Tra dieci anni le mie canzoni non esistono pù nemmeno nella memoria. Tra dieci anni ho inventato qualcosa di grosso, di immortale che adesso non mi passa nemmeno per la testa oppure ho una barca e navigo il mondo mentre la mia famiglia campa di rendita. Io non sono affatto un protestatore. Vabbé, Morandi è uno che sa cantare e che ha le sue idee: eppure non si vergogna per niente di sottoscrivere Zingara, accetta il suo personaggio. Anch’io accetto il mio personaggio. E’ colpa mia se Fabrizio De André corrisponde a un personaggio che non si lascia ingoiare dai fabbricanti di canzoni?”.


Non batté ciglio quando seppe del tumore
di Enrico Marcoz

AOSTA - "La morte verrà all'improvviso, avrà le tue labbra e i tuoi occhi, ti coprirà di un velo bianco addormentandosi al tuo fianco...". Nel 1967 Fabrizio De André, ad inizio carriera, raccontava così la Morte nell'omonima canzone inserita nell'album 'Volume I'. La sua, forse, se l'era immaginata diversa. Magari nella tenuta in Sardegna, davanti al mare, in età avanzata. La prospettiva di avere ancora poco da vivere gli è invece piombata addosso all'improvviso, in un'afosa giornata di fine estate, a soli 58 anni. Era il 25 agosto 1998. Quella sera doveva suonare a Saint-Vincent, tappa del tour estivo. Un improvviso e acuto dolore alla spalla e alla cervicale lo aveva portato all'ospedale di Aosta.

La diagnosi provvisoria: 'Due costole incrinate, una forma di 'nevrité alle articolazioni superiori e un'infiammazione al braccio sinistrò. Visita in pronto soccorso e poi in sala raggi. Già la prima lastra alla spalla non aveva lasciato dubbi, evidenziando una grossa massa nel polmone. Il giorno dopo la Tac aveva confermato i peggiori sospetti. "Non ha battuto ciglio - raccontano i sanitari valdostani - quando gli abbiamo spiegato che aveva un tumore, non ha detto nulla. E' rimasto impassibile, senza reazioni". Dopo un'iniezione antidolorifica era rientrato a Genova. "...la morte va a colpo sicuro non suona il corno né il tamburo...".

De André e la morte, un rapporto che si è sviluppato attraverso decine di canzoni-poesie. Da 'La guerra di Piero' (Ninetta bella dritto all'inferno/avrei preferito andarci d'inverno), alla 'Canzone di Marinella' (E lui che non ti volle creder morta/bussò cent'anni ancora alla tua porta), da 'La ballata del Miche'' (Stanotte Miché si è impiccato ad un chiodo perché/non poteva restare 20 anni in prigione lontano da te) al 'Cantico dei drogati' (E soprattutto chi e perché mi ha messo al mondo/dove vivo la mia morte con un anticipo tremendo?). E poi 'La domenica delle salme', 'Il pescatore', l'intero album 'Non al denaro non all'amore né al cielò.

La morte nelle sue parole era quasi sempre violenta e tragica, insensata, un vero e proprio strappo dalla vita. Ma a volte anche tenera come in 'Fiume Sand Creek' (...ora i bambini dormono sul letto del Sand Creek...). Gli ultimi sei mesi della vita Fabrizio De André li trascorse a combattere la malattia, "come un guerriero" raccontò il figlio Cristiano, dentro e fuori l'Istituto per tumori di Milano. Sulle sue condizioni era stato steso un velo di riserbo da amici e parenti. Lui stesso aveva dichiarato alla stampa di soffrire di un problema congenito che gli aveva provocato delle ernie al disco. Riservato e schivo come sempre. Prima un miglioramento, poi la ricaduta fatale. La morte è arrivata nella notte dell'11 gennaio 1999, alle 2.30. Vicino a sé la moglie Dori Ghezzi e i figli Cristiano e Luvi. "...davanti all'estrema nemica non serve coraggio o fatica, non serve colpirla nel cuore, perché la morte mai non muore".

13 gennaio 2009

De Andrè, 10 anni dopo

Con la musica di Fabrizio de André sono cresciuta. Da bambina conoscevo solo le sigle dei cartoni animati e i suoi concerti con la Pfm. Gli anni sono passati e ho scoperto nuove canzoni, fino a imparare a memoria l'intera discografia. Dopo la morte di mio padre il ricordo di quelle canzoni è diventato ancora più pesante e in questi giorni di celebrazioni per il decennale della morte di Faber non è stato facile trattenere le lacrime...
Ho seguito i vari (e doverosi) speciali sulle varie Reti (cioé Rai, Mediaset non mi pare abbia fatto molto a riguardo). Ho trovato splendida la puntata speciale de "La storia siamo noi". Molto intima, toccante, più "per appassionati" - diciamo - di quella di Fazio su Che tempo fa, decisamente più ricca ma non così sentita (ma c'erano dei momenti memorabili, come lo splendido intervento di Renzo Piano, Cristiano De Andrè alla chitarra con le dita congelate e il delicato saluto del porto di Genova al cantautore).
Anche se in ritardo, non ho potuto non dedicare un post al decennale della morte di un cantante a cui devo un pezzo della mia anima.

9 novembre 2008

La ballata della moda

Questa sera a Crozza Italia hanno presentato un pezzo non molto conosciuto di Luigi Tenco.

Il testo:
Era l'autunno e il cameriere Antonio
servendo a un tavolo di grandi industriali
sentì decidere che per l'estate prossima
sarebbe andata di moda l'acqua blu.
Lo dicevano che bastava fare una campagna di pubblicità
mettere in ogni bar un po' di bottigliette ed il successo non poteva mancare.

Antonio fra se' rideva Ah AH AHAHAH
diceva ME NE INFISCHIO DELLA MODA
IO BEVO SOLO QUELLO CHE MI VA

Venne l'inverno e Antonio vide al cinema
cortometraggi con bottiglie d'acqua blu
fotografie sui muri e sui giornali
di belle donne che invitavano a provarla
In primavera già qualcuno la beveva e pure lui un giorno
a casa di un amico
dovette berla perchè quello imbarazzato gli disse:
"Scusa ma non m'è rimasto altro".

Antonio però rideva Ah Ah AH AHAHAH
DICEVA ME NE INFISCHIO DELLA MODA
MA IN MANCANZA D'ALTRO BEVO QUEL CHE C'E'

Venne l'estate ed in villeggiatura
Antonio aveva sete non sapeva cosa bere
in ogni bar dove chiedeva un dissetante
manco a farlo a posta gli servivano acqua blu.
Le prime volte lui si era opposto ma poi pensò:
"Ma chi me lo fa fare!" e da quel giorno a poco a poco si abituò
un mese dopo non beveva altro.

Antonio però rideva AhAhAh, AHAHAHA
diceva ME NE INFISCHIO DELLA MODA,
MA BEVO QUESTA BIBITA PERCHE' MI VA.

Ora è autunno e Antonio è all'ospedale
intossicato perchè beveva troppo
e per servire quel tavolo importante
si è fatto sostituire dall'amico Pasquale.
Stan decidendo per la prossima moda un pantalone a strisce gialle e nere
basterà fare una gran pubblicità,farlo indossare a qualche grande attore

Pasquale fra se' sorride AHAHAHAHAHAH
e dice ME NE INFISCHIO DELLA MODA
IO PORTO SOLO QUELLO CHE MI VA
Ma io vedo già Pasquale AHAHAHAHAH
Chissà come starà male con i pantaloni a strisce gialle e nere!

Decisamente ci aveva visto lontano...

29 settembre 2008

I Weezer e il bignami di Youtube

Non è facile stare al passo con i miti che circolano in Rete. Gli astri di Youtube si accendono e si spengono spesso a una velocità così impressionante che basta prendersi un doveroso periodo di pausa dal web per perdersi dei pezzi.
Niente paura, c'è un allegro e orecchiabilissimo bignami targato Weezer. Per il video del singolo "Pork and Beans" hanno riunito tante vecchie glorie della Rete per la gioia di tutti i fan. La mia preferita? Ovviamente la marmotta (anche se l'esplosione delle Mentos&Cola mi prometto sempre di provarla di persona, magari all'aperto, per non ritinteggiare casa).
Il video lo trovate qui (l'incorporamento è stato disattivato, rispettiamolo).

Cito dal sito di Gaytv:
Avete passato gli ultimi due anni in una caverna o, semplicemente, vivendo le vostre vite offline, lontano da una connessione internet, e per questo vi siete persi i tormentoni di youtube più famosi e linkati? Nessun problema. I Weezer, noti per i loro videoclip ad alto contenuto stylish nerd, ci hanno pensato per voi, mettendo nel loro ultimo videoclip un favoloso mashup di tutti gli ultimi video famosi di youtube: da Chris Crocker che urla "leave Britney alone" all'uomo che si infila 155 t-shirt insieme, dall'imbarazzante discorso dell'aspirante Miss Teen Usa 2007 alle ragazze che 'cantano' 'Harder Better Faster Stronger' dei Daft Punk scrivendosi il testo sul corpo, dall'esperimento esplosivo Diet Coke e Mentos allo sguardo ipnotico della marmotta. Ma attenzione, non sono parodie, hanno invitato i veri protagonisti! L'apoteosi dell'omaggio, della citazione, della famosità fai-da-te.
Il resto dell'articolo lo trovate qui. Fateci una capatina perché ne vale la pena: troverete tutti i video originali che hanno ispirato la band (e molti internauti).
E a questo punto, la mia adorata marmotta (ovviamente la compilation):

In Rete ha fatto impazzire gli appassionati del genere anche il "Dramatic Lemur"

7 marzo 2008

Un altro Sanremo è finito. Cosa ne rimane adesso?

A conclusione di un Sanremo per nulla memorabile, che cosa ci è rimasto?
Persistono le polemiche tardive che trascinandosi stancamente verso l'oblio fanno ancora discutere di una kermesse che ha forse ha fatto il suo tempo. Se togliamo il fondoschiena della co-vincitrice Lola Ponce, gli improperi mediatici lanciati dalla ex moglie di Gigi D'Alessio alla nuova e giovanissima fiamma Anna Tatangelo, se togliamo i bilanci deludenti e il plagio (vero? artefatto?) della Berté, che cosa rimane della 58esima edizione?

Ben poco. Io, che Sanremo l'ho seguito solo attraverso la Rete, non ho dubbi su cosa salvare: l'esternazione di Tricarico, uno degli artisti più bizzarri del panorama musicale italiano che non ama i paragoni con Rino Gaetano, ha portato una ventata di novità e ribellione al festival. E' bastata una "buona parola" pronunciata con tempismo hollywoodiano. Ed è seguito un fantozziano "90 minuti d'applausi" dal pubblico dell'Ariston.
Che abbiano premiato l'insulto, il coraggio o semplicemente hanno confuso quello "stronzo" amplificato dal microfono con un "grazie"?

Secondo Music Tv
Il più accreditato destinatario sembrerebbe essere Piero Chiambretti che, nell’uscire di scena, stava imitando l’incedere incerto e stralunato del cantante.

Molto rumore per nulla, comunque, poichè sembra che si sia trattato di una scommessa fra Tricarico e la Gialappa’s per cui l’interprete di Vita Tranquilla avrebbe dovuto pronunciare la parola stronzo sul palco dell’Ariston.
Esperimento simile a quello del Sanremo 2003, quando tutti i cantanti furono costretti a pronunciare a caso la parola situescion durante le loro esibizioni.
A Tricarico il La Stampa ha dedicato un bel pezzo: si scopre così che la canzone che lo ha reso celebre "Io sono Franceso" (per tutti "puttana la maestra") è dolorosamente autobiografica.
Suo padre era davvero morto quando aveva 3 anni. Che la sua reazione fosse dovuta a una totale insensibilità o fosse semplicemente un'infelice reazione d'impulso davanti a un lutto altrui, mi domano quanti altri danni abbia fatto visto il suo ruolo che, come si diceva un tempo, dovrebbe essere quasi una missione.

Che altro salvo di Sanremo? Ovviamente Max Gazzé, che riesce a portare sempre canzoni allegre e ironiche. Dopo "Una musica può fare" e "Il timido ubriaco", ecco "Il solito sesso".