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6 settembre 2009

Maneki neko, da statuetta a tatuaggio portafortuna

maneki neko
Approfitto della richiesta di un lettore per dedicare un post ai tatuaggi che hanno come protagonista il Maneki neko, il gatto portafortuna tradizionale giapponese.
Per chi non ne avesse mai sentito parlare, ecco una breve introduzione presa da Wikipedia:
Maneki neko (letteralmente "gatto che ti chiama"; anche noto come "gatto che dà il benvenuto", "gatto della fortuna", "gatto del denaro") è una diffusa scultura giapponese, spesso fatta di porcellana o ceramica, che si ritiene porti fortuna al proprietario. La scultura raffigura un gatto che chiama con un cenno di una zampa alzata, e di solito viene esposta in negozi, ristoranti, sale di pachinko e altre attività commerciali; è anche usata come amuleto shintoista. Se la zampa alzata è la destra dovrebbe attirare il denaro, la sinistra i clienti. Esistono Maneki neko di diversi colori, stili e gradi di ornamento. Oltre che come statuetta, Maneki neko si può trovare come portachiavi, salvadanai, deodoranti, e altri oggetti. La razza di gatto rappresentata dalla statuetta è generalmente un bobtail giapponese.

Il Maneki neko si può ritrovare in molte forme nei tatuaggi, non sempre fedeli all'iconografia tradizionale. Ironia gioca spesso un ruolo fondamentale.
Ecco una carellata delle più belle immagini. Cliccate sulla foto per averne un ingrandimento.
maneki_neko_tattoo

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Leggi gli altri post sui tatuaggi: troverai suggerimenti, spunti sui soggetti, consigli sulla salute e sui metodi per conservarli brillanti il più a lungo possibile.

27 luglio 2009

Come far durare più a lungo un tatuaggio

Di recente in pausa pranzo si è discusso di tatuaggi. Una collega raccontava di non aver il coraggio di ripassare il tatuaggio che ha sul piede perché si ricorda ancora a distanza di anni il male che le aveva causato la realizzazione.
Il tatuaggio che ho sul polso ha più o meno la stessa età del suo (viaggiamo sul decennio) ma è molto più nitido e definito.
Poniamo caso che il tatuatore faccia uno splendido lavoro, utilizzando i migliori materiali nel massimo rispetto delle norme igieniche. Poi che succede? Succede che da quel momento in poi la sopravvivenza del vostro tattoo dipende solo da voi.

Ho provato a fare una ricerca in internet (con lingua italiana) e sono rimasta stupita di quanta poca letteratura ci sia sull'argomento. In tutti i link che ho aperto non si parlava della "manutenzione" del tatuaggio, se non nel periodo immediatamente successivo alla realizzazione. I soliti consigli che chiunque abbia fatto un tatuaggio sa molto bene: tenerlo pulito, idratato, non staccare le croste, non fargli prendere sole per i primi mesi, ecc. ecc.
E dopo i primi mesi che si fa? Ho trasferito la mia ricerca su Google.com e ancora una volta sono rimasta stupita dalla scarsezza di risultati.
In compenso ho scovato una valanga di immagini curiose...


Dopo lunghe ricerche, ho trovato quello che cercavo. Mi sono quindi decisa a scrivere un post sull'argomento, sperando possa essere utile a tutti coloro che vogliono mantenere vivido il più a lungo possibile il loro tatuaggio. Un post "di servizio" ( chiamiamolo così) sulle tecniche "antinvecchiamento" per tatuaggi.

Consiglio n° 1: scegliete con cura il punto in cui farlo
Col passare degli anni il corpo si modifica: cellulite, cuscinetti, smagliature, rughe... è l'ineluttabile scorrere del tempo. Un tatuaggio collocato su polsi, piedi, caviglie, polpacci, e - in misura minore - bicipiti e schiena rischia meno di mutare forma e aspetto. Lo stesso non si può dire di pancia, stomaco, glutei o cosce...

Consiglio n° 2: tanta idratazione
Il tatuaggio è parte integrante del nostro corpo, a differenza di un piercing, e col tempo cambia forma e aspetto: si dilata, si restringe, si raggrinzisce e arriva a sembrare spento e "stanco". Col passare degli anni la pelle infatti diventa più secca, con inevitabili effetti sul tatuaggio. Nulla di grave, basta applicare regolarmente crema idratante.

Consiglio n° 3: mantenere il corpo tonico e in salute
Sembra ridicolo un consiglio simile: la cura del proprio corpo dovrebbe essere buona norma anche per coloro che non hanno un tatuaggio.
Diciamo però che se avete preso o perso peso o tono muscolare, è scontato che il vostro tatuaggio abbia cambiato aspetto. Alimentazione regolare, riposo ed esercizio fisico manterranno in forma corpo e - con lui - tatuaggio.

Consiglio n° 4: evitate il sole
I raggi UV possono danneggiare la pigmentazione del tatuaggio. Questo è particolarmente evidente nelle due settimane appena successive alla realizzazione di un nuovo tatuaggio, ma il rischio si mantiene per tutta la sua vita.
In generale comunque la pelle dovrebbe essere protetta dal sole. Ma nel caso del tatuaggio il fattore protettivo dovrebbe essere almeno pari a 30. Ancor meglio degli indumenti di stoffa leggera. Ma tra un tatuaggio da ripassare e una vita in maglietta al mare, forse è preferibile la prima opzione...

Consiglio n° 5: mettete in conto di farlo ripassare prima o poi...
Quasi tutti i tatuaggi perdono un po' del brillante colore iniziale. Non è evitabile, dal momento che a renderlo leggermente meno marcato è lo stesso sistema immunitario che combatte il materiale estraneo immesso nel corpo (ovvero l'inchiostro). Ringraziatelo, se il vostro sistema immunitario non si comportasse in questo modo, avreste dei problemi ben più grossi di un semplice tatuaggio scolorito.


In conclusione, potrebbe essere necessario fare visita ogni tot anni al vostro tatuatore. Ma visto che a volte non si tratta propriamente di una visita di piacere, cercate di prendervi cura del vostro tatuaggio...

19 febbraio 2009

Cancellare un tatuaggio. Come e a che prezzo


Torno a parlare di uno degli argomenti che hanno portato il maggior numero di visite a questo blog: i tatuaggi.

L'altra sera una domanda a un quiz televisivo (che suonava più o meno così: "quale colore di tatuaggi è il più difficile da rimuovere?") mi ha fatto riflettere sulle tecniche e sulle modalità di cancellazione di un tatuaggio.

Già la scelta non è delle più facili. Il tatuaggio diventa una parte integrante del proprio corpo, al pari di un neo, di una ruga o di una cicatrice, e può non essere facile separarsene. E non solo a livello psicologico.

Partiamo dai prezzi.
Un tatuaggio piccolo e monocolore può costare 100 euro. I colorati ed estesi si aggirano sui 500 euro. Non dovrebbero restare cicatrici o macchie pigmentarie, però il decorso non è proprio immediato. Il trattamento laser non può essere eseguito sulla cute abbronzata (e comunque il mio tatuatore mi aveva sconsigliato di prendere il sole per non "sbiadire" il tatuaggio) e la zona trattata deve essere tenuta coperta con unguento antibiotico e tenuta al riparo dal sole per almeno due mesi. Insomma, il trattamento va fatto a novembre o a gennaio, di sicuro non a luglio. La tecnica ora prevalente è la q-switched, che sembra dare risultati decisamente migliori rispetto a quelle del passato.

Purtroppo non ho trovato accordo tra i vari siti che ne parlano: c'è chi dice che basta una seduta e chi dice che ce ne vogliono (a parità di tatuaggio) più sedute a distanza di 2 mesi l'una dall'altra; c'è chi dice che si può fare senza anestesia, e chi parla invece di anestesia locale; c'è chi dice che funziona per tutti i colori e chi sostiene che il giallo, il verde e l'azzurrino non se ne andranno mai via completamente. Ecco alcuni pareri di chi l'ha provato: forum al femminile.

C'è anche chi vende una crema che promette miracoli: cancellare i tatuaggi risparmiandosi un costoso intervento col laser. La trovate qui.
Ho cercato delle opinioni a riguardo, e non ho trovato molta gente pronta a gridare al miracolo. Ecco i pareri di alcuni utenti del forum di tatuatori.it

9 settembre 2008

Animali tatuati. Ma perché?



Mi sono imbattuta nella nuova tendenza che sta spopolando tra i padroni più folli:
tatuare i propri animali o fargli dei piercing (Gallery).
Cani e gatti dipinti come motociclisti tamarri, pesci sfregiati con cuori e pois, criceti minuscoli con barrette conficcate nelle orecchie per la gioia di proprietari pronti a garantire "che manco se ne accorgono"...
Ma a che pro?
Partiamo dai maiali. Wim Delvoye è un artista (belga) un po' originale (i cinesi lo considerano proprio matto), che da una decina d'anni ha iniziato a tatuare i suini. Li prende ancora cuccioli, li anestetizza e li fa vivere in una fattoria-atelier in Cina. Gli risparmia una vita nel fango in attesa del macello. Lui, del resto, è vegetariano e non vuole che la pelle degli animali venga venduta prima della loro morte naturale. I maiali hanno un nome proprio, sono coccolati e forse viziati. Diventano delle opere d'arte viventi che trovano posto nei musei solo alla fine dei loro giorni. Delvoye è stregato dall'evoluzione del corpo dell'animale, che modifica continuamente il disegno originario. E' la stessa filosofia che attrae i veri cultori del tatuaggio: sì al segno distintivo, ma che diventa parte integrante del corpo e che ne condivide le stesse evoluzioni.
Come animalista non posso trovarmi d'accordo sui tatuaggi ai maiali. D'altro canto mi rendo conto che la loro pelle è decisamente più spessa della nostra, e che un tatuaggio val bene una vita serena senza un futuro da prosciutti. Tra tutte le torture che i poveri animali subiscono per colpa dell'uomo o della stessa Natura, questa in effetti è la meno grave.
Sui tatuaggi per cani, gatti e soprattutto pesci, non ho neppure un dubbio. Come si può obbligare un animale a un'anestesia totale per fargli dei decorini di cui può fare allegramente a meno? (vale anche per il maiale, ovviamente). Perché sfogare la propria superficialità e la propria ricerca esasperata di apparire e contraddistinguersi sul proprio amico a 4 zampe?
E questa dovrebbe essere una forma di amore?
Attendo i tatuaggi, gli orecchini, le ciglia finte e il make up sul povero chihuahua della Paris Hilton di turno...



Parlando di arte e animali, colgo l'occasione per riportare l'opinione del Disinformatico sul presunto caso (aberrante) del cane lasciato morire in un museo. In tanti avevano pensato a un gesto di sadismo. La sorte del cane non è chiara. Ma le cose sembrano essere andate diversamente da come sono state raccontate.
Citando il Disinformatico (dove potete ripassare l'intera vicenda):
Riassumendo:

* abbiamo un blogger anonimo che ha dato la stura alla vicenda scrivendo che a lui/lei risulta che il cane sia morto. Che fine abbia fatto la bestiola, però non si sa: su questo non c'è nessuna testimonianza diretta, di prima mano.
* abbiamo il direttore della galleria d'arte che dice che il cane è stato nutrito, ma non durante le tre ore giornaliere della mostra, e che poi è scappato, e su queste dichiarazioni pone la propria firma;
* abbiamo l'artista in questione che non conferma e non smentisce la morte del cane; dice che non era sua intenzione causargli sofferenza.
* abbiamo una vicenda che fa leva su tutti i sentimenti giusti per ottenere la vastissima eco mediatica alla quale aspirano tanti "artisti".
Insomma, tutto da verificare.
Posso condividere l'accusa di ipocrisia nei confronti dei benpensanti. C'è da dire che l'arte, almeno nella mia visione, non dovrebbe essere causa di sofferenza e morte. La considero uno strumento che permette di elevarsi sopra le meschinità o al massimo di affondarci per poi riaffiorarne purificati... Un cane lasciato morire di fame non è arte e non m'importa se il fine - ovvero la sensibilizzazione sul problema dell'abbandono - possa essere condivisibile o meno. Il fine non sempre giustifica i mezzi

25 giugno 2008

A grande richiesta... tatuaggi con farfalle

Una delle chiavi più ricercate in questo blog – inaspettatamente, visto che non riesco a ritrovarla nelle prime pagine di Google - è “tatuaggi farfalle”.
Navigando in Rete ho scoperto (ma è stata solo una conferma) che è uno dei più richiesti dalle donne. Superficialmente potrei dire che le farfalle si prestano all’attività artistica: sono armoniose, colorate e possono essere personalizzate con grande facilità. È un soggetto poliforme (e policromo). E chi è alla ricerca di una giustificazione concettuale - per non far apparire la propria scelta come dettata solo dalla moda o dall’estetica - può sempre dire che le farfalle sono simbolo di cambiamento e trasformazione. Il tatuaggio di una farfalla potrebbe sottolineare il momento del passaggio dalla giovinezza all’età adulta.

In Rete c’è anche una classifica dei posti ideali dove collocare il tattoo: spalla, vita, polsi, caviglie.





Per chi invece è alla ricerca di spunti, ecco alcune possibili stilizzazioni che si prestano a essere tatuate sulla pelle:





A chi preferisce i tribali, segnalo questi:



Al di là della stampa sulla pelle, le farfalle sono splendidi insetti che fanno volare la fantasia. Non un caso che nel mondo fantasy ricco di fate e fatine, le loro ali colorate ricompaiano in molteplici forme...
Ecco ad esempio la versione realizzata da Luca Tarlazzi


Basta fare una ricerca su google images con keyword "fate" per avere conferma che gli illustratori amano le ali delle farfalle (e degli insetti in genere). Vedere per credere!

13 giugno 2008

Fa un tatuaggio sul braccio del padre. Ma l'artista ha solo 5 anni

La piccola Emilie Darrigade potrebbe aver conquistato un suo spazio nel libro dei Guinness dei Primati. A soli 5 anni è infatti diventata la più giovane tattoo artist: sotto la supervisione di un professionista, Robin Labreche, la bambina ha infatti completato il disegno di un’ape sul braccio del padre, tra lo stupore e l’ammirazione degli altri clienti dello studio. Si è così meritata un articolo sul The Sun.















Il soggetto del tatuaggio – un ape - è stato scelto dalla stessa Emilie, soprannominata dal padre “Bumble Bee”. Il tutto non è però stato premeditato: è iniziato quasi per scherzo.
“Emilie era seduta sulla sedia quando Robin le ha chiesto se le sarebbe piaciuto finire il tatuaggio colorando le parti gialle – ha spiegato Dave, il padre della piccola -. Lei ha accettato e così le hanno dato i guanti e con le istruzioni di Robin ha riempito l’intero disegno senza sbavature. È impressionante se si pensa al peso della macchina per tatuaggi”.
Un futuro nell’industria dei tatuaggi? Forse. Il padre non ha dubbi: “Emilie è sempre stata interessata a tutte i mezzi artistici ed è sempre incuriosita dalle nuove forme d’arte”. Non male per una bambina di soli 5 anni.

8 febbraio 2008

5 punti dove fa male farsi tatuare

Pensavate che un tatuaggio all'interno del labbro o sul gomito fosse al limite del masochismo? C'è di peggio. Molto peggio.
Su Newsweek è stata pubblicata la classifica dei punti dove farsi tatuare è una vera e propria tortura. Le sorprese non mancano.

Ecco i cinque punti più dolorosi dove farsi un tatuaggio:
  1. l'occhio
  2. il monte di Venere
  3. la punta del piede o la caviglia
  4. dietro l'orecchio
  5. le costole
Che ci si creda o no, i tatuaggi da bulbo oculare sono una realtà. E a volte la motivazione non è neppure così assurda. Un guercio ha ad esempio fatto ricorso a questa dolorosissima procedura (con anestesia locale) per rendere meno evidente il suo occhio cieco.
A soffrire, anche se in misura leggermente minore, è anche chi si fa tatuare il contorno delle labbra o degli occhi per avere un trucco permanente ("permanent makeup"). L'operazione, costosa e dolorosa, ha però un bel pregio: quello di far accantonare per sempre eyeliner e matite per occhi.

Certo, se il risultato fosse proprio quello pubblicizzato (immagine a lato), le appassionate di makeup potrebbero farci un pensierino: quanto tempo risparmierebbero ogni giorno?

Per chi fosse molto interessato all'argomento, un video "istruttivo" che mostra il risultato finito e lo svolgimento dell'operazione.


Non è tutt'oro ciò che luccica. La chirurgia estetica, anche se all'acqua di rose, non va presa alla leggera. Il rischio di allergie è sempre in agguato e il risultato potrebbe non essere quello sperato.