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14 ottobre 2009

Il web 2.0 crea le notizia. Il caso della morte (falsa) di Bruno Pizzul. E del gatto ferito da Zack Efron

Bruno Pizzul è morto, per qualche ora, nel web. Cronaca di un "assassinio" - ovviamente virtuale - compiuto dal web 2.0.

Questa mattina, mentre ero sprofondata nella revisione di un documento Seo di una cinquantina di pagine, mi bussano in messenger. Notizia secca: "E' morto Pizzul! :(".
Non ho contatti appassionati di necrologi. Semplicemente la mia venerazione per Bruno Pizzul è abbastanza nota. Ha rinconfermato il suo valore anche questa mattina, quando ha scherzato sulla sua "scomparsa" e si è congedato rapidamente dal giornalista che aveva interrotto la sua partita a scopa mattutina. Un mito.
Chiusa questa parentesi, ritorniamo al mio messaggio in messenger. Dopo averlo letto mi sono subito rattristata pensando di non poter più sentire i suoi interventi, di non poter più seguire le sue conferenze.
Mi sono collegata subito all'Adnkronos. Niente. Al Corriere.it. Niente. All'Ansa. Niente.
Ricerchina lampo in Google News e trovo solo un articolo de Il Giornale del Friuli che ne dà l'annuncio. Ma la pagina non funziona.
Faccio la prova del nove. Wikipedia. Wikipedia sembra avere un referente nell'Aldilà perché è sempre tra i primi a dare gli annunci mortuari. Basta un lancio di agenzia e loro - prontamente - aggiungono la data di morte. Davvero lodevoli.
Comunque sia, nel giro di 3 minuti etichetto la notizia come bufala, mi auguro che non porti sfiga a Pizzul e mando a quel Paese il mio contatto che mi aveva disturbata senza neppur aver prima verificato le fonti. Risprofondo nel Seo fino ai gomiti.
A distanza di qualche ora, in conclusione della pausa pranzo, guardo gli aggiornamenti. Sia mai che ho preso una cantonata! Scopro così che tutti hanno ripreso la notizia, confermandone fortunatamente l'infondatezza.
Il Giornale del Friuli - testata registrata al Tribunale di Udine da cui si potrebbe pretendere una certa attendibilità - ha pubblicato la "rettifica" che trovate qui: Storia di una bufala. La finta morte di Bruno Pizzul
Ecco alcuni estratti:
A questo punto sono le ore 10.24 e riceviamo un sms in cui ci comunicano che Bruno Pizzul è morto. Effettuiamo una rapida ricerca su internet e scopriamo che ci sono numerosi siti che affermano un tanto, in particolare su yahoo rinveniamo le tracce di uno scambio di messaggi tra… testimoni oculari. Una signora o ragazza afferma che una ambulanza si è fermata sotto casa di Bruno. ‘Dicono sia morto’ o qualcosa di simile. Persino Wikipedia ha già aggiornato la pagina.
In perfetta buona fede pubblichiamo la notizia della morte di Bruno Pizzul. Le funzionalità del nostro giornale consentono qualsiasi modificazione nel giro di un istante, ma non avevamo fatto i conti con gli ’spider’ e le ‘indicizzazioni’ di Google News che intercettano la nostra notizia e la rendono disponibile sul motore di ricerca se uno digita ‘Bruno Pizzul’.
Ciò nel giro di alcuni… millisecondi (potenza di internet).
Infatti già alle 10.34 lo stesso nostro collaboratore via sms ci dice ‘Notizia morte Pizzul va verificata’, fino a ‘freddarci’ alle 10.46 con un ‘Pizzul è vivo’.
[...]
Ecco la differenza tra web giornalismo e stampa tradizionale. Noi abbiamo commesso un unico errore, quello di non aver fatto i conti con Google News che ci ha ‘ripreso’ ed enfatizzato la nostra prima notizia pochi secondi dopo che l’avevamo pubblicata.
E poco conta che noi, 20 minuti dopo, l’abbiamo rimossa.
E adesso con chi ce la pigliamo? Con Google? Con Internet? Col Grande Fratello?

Ho lavorato abbastanza come giornalista, prima per la carta stampata e poi per il web, per poter fare un lungo elenco di errori della redazione (anche alcuni di ortografia, ma quelli ignoriamoli, nella foga scappano sempre).
In primo luogo avrebbero dovuto correggere l'articolo pubblicato, e non cancellarlo, in modo che la "replica" fosse subito reperibile (visto che il coccodrillo era già indicizzato).
Il problema però sta a monte. L'errore, enorme, gravissimo, tanto più per una testata registrata che dovrebbe essere più autorevole - ad esempio - del blog in cui sto scrivendo, è che i fatti vanno sempre verificati. Non puoi verificare personalmente i fatti? Immagino non sia sempre possibile andare a casa di Pizzul o contattarlo telefonicamente. Allora entrano in gioco le fonti.
E' morto d'infarto? Si deve chiamare l'ospedale se è noto. O qualche amico. O il sindaco del suo Paese. Non "una signora o ragazza afferma che una ambulanza si è fermata sotto casa di Bruno" e che scrive su Yahoo. Che credibilità può avere? E anche se fosse, potrebbe essere in ospedale, non defunto!
Su Virgilio hanno anche ricordato che bastava controllare sul sito della Figc l'assenza del proclamato "minuto di silenzio per Pizzul". Una chicca che ammetto non mi era venuta in mente.

Qualsiasi giornalista - web di sicuro, ma penso anche tradizionale - è ben consapevole che gli UGC e i social media non sono fonti attendibili. Possono essere spunti. Possono essere oggetto di articoli. Possono generare fenomeni. Ma non sono fonti attendibili. Non per cercare di battere sul tempo l'Ansa alla voce necrologi.
Ho anche trovato peggiore la giustificazione della cantonata presa. Se avessero pubblicato per errore un coccodrillo (era la mia ipotesi iniziale) ci sarebbe potuto anche stare. Con alcuni cms, soprattutto di vecchia concezione, errori di questo tipo sono davvero all'ordine del giorno. Ma non è andata così.
Pazienza, non è successo nulla di grave. Pizzul l'ha presa bene. Ha avuto tante manifestazioni di affetto in Rete (che avrà ignorato perché mi pare di capire che non usa internet). E il sito in questione avrà avuto un picco di visite.
Spero solo che abbiano imparato la lezioni e che non si comportino in modo altrettanto superficiale (perché di superficialità si sta parlando, se non proprio di inesperienza) con altre notizie, magari più delicate. L'Ordine dei Giornalisti friulano dovrebbe fare una tiratina d'orecchi al direttore responsabile. L'Italia ha bisogno di informazione, non di disinformazione dovuta a scarsa attenzione nella selezione delle notizie e delle fonti.

Le notizie inaffidabili che circolano in Rete mi fanno imbestialire (come ben sanno i fan della mia pagina su Facebook, che ringrazio). A volte basterebbe un po' di buon senso per evitare tanta spazzatura. Se le catene di Sant'Antonio o le notizie false vengono spacciate per vere dalle testate giornalistiche, abbiamo qualche problema.

Se Facebook non è attendibile (come non lo sono le mail di spam che ogni tanto ci intasano la posta), perché il giornale XYZ che prende la notiza da Facebook è considerato attendibile? Non è la notizia che fa la differenza, ma l'autorevolezza della fonte. Se una fonte considerata autorevole dà una notizia falsa, che succede? Si crea una verità parallela, mediatica? In fin dei conti spesso conta più quello che crede la maggior parte della gente, di ciò che è davvero successo.
Prendete ad esempio il caso di Zack Efron, che molti - in Italia - accusano di aver sparato a un gatto in Australia. Una bufala cosmica.
La fonte di tutto era l'articolo "Zac Efron Shoots Cat 13 Times in the Head" che ora si apre con il disclaimer "THIS IS NOT A REAL NEWS SITE, FOR THE LOVE OF GOD! IT’S A JOKE, PEOPLE!".
Comunque non serviva scriverlo. Bastava leggerlo per capire che frasi come
according to a source close to the cat who we met at the bus station.
[...]
“This is just a shocking incident where Zac Efron either working alone or in a group, perhaps with the rest of the High School Musical cast, has shown no regard for animal life and left Smokey for dead,” Solvang said.
[...]
Nevertheless, police have suggested the only way this type of cruelty ends is if attitudes change. They explained that the general consensus among young male actors is that cats are feminine creatures, and there’s nothing young actors hate more than females.

non possono essere serie.
E pensate che la notizia è stata ripresa perfino dal sito di Striscia la Notizia.
Non parliamo poi di Libero.it, che ha condito il racconto con maestria, per far imbestialire gli utenti. L'articolo si intitola "Zac Efron spara 13 volte a un gatto. Padrona sotto choc" e ha raccolto 800 commenti di animalisti giustamente inferociti, convinti che Efron fosse il solito bamboccio viziato privo di qualsiasi buon senso.

Mi domando cosa possano scrivere i portali leggendo quello che si dice sui social media di Giovanni Rana, morto per il web da qualche anno. Sono i fantasmi e le nuove verità della realtà parallela, anzi realtà 2.0?

Cronaca di una morte (falsa) annunciata dal web 2.0


Questa mattina, mentre ero sprofondata nella revisione di un documento Seo di una cinquantina di pagine, mi bussano in messenger. Notizia secca: "E' morto Pizzul! :(".
Ci tengo a sottolineare che non ho contatti appassionati di necrologi. C'era un motivo se ero stata avvisata. Da anni ho una sorta di venerazione per Bruno Pizzul. Venendo dalle sue stesse terre ho avuto modo di seguire alcune sue conferenze. E' una persona squisita, umana e affabilissima. Non segue il Web, come oggi ha avuto modo di ribadire al giornalista dell'Ansa che si accertava sul suo stato di salute, e mentre in molti soffrivano per la sua dipartita, si stava facendo una bella partitina a carte, come ogni mattina.
Chiusa questa parentesi, ritorniamo al mio messaggio in messenger.
Mi sono collegata subito all'Adnkronos. Niente. Il Corriere.it. Niente. L'Ansa. Niente.
Cerco in Google news e trovo solo un articolo de Il Giornale del Friuli che ne dà l'annuncio. Ma la pagina non funziona.
Faccio la prova del nove. Wikipedia. Wikipedia sembra avere un referente nell'Aldilà perché appena c'è un decesso subito appare la data di morte. Complimenti per la prontezza dei collaboratori o degli internauti.
Comunque sia, etichetto la notizia come bufala, mi auguro che non porti sfiga a Pizzul e mando a quel Paese il mio contatto che mi ha rattristata inutilmente e torno al mio documento Seo.
A distanza di qualche ora ho poi scoperto che tutti hanno ripreso la notizia, confermandone l'infondatezza.
Il Giornale del Friuli - testata registrata al Tribunale di Udine da cui si potrebbe pretendere una certa attendibilità - ha pubblicato una "rettifica" che trovate qui:
Storia di una bufala. La finta morte di Bruno Pizzul
Ecco alcuni estratti:
A questo punto sono le ore 10.24 e riceviamo un sms in cui ci comunicano che Bruno Pizzul è morto. Effettuiamo una rapida ricerca su internet e scopriamo che ci sono numerosi siti che affermano un tanto, in particolare su yahoo rinveniamo le tracce di uno scambio di messaggi tra… testimoni oculari. Una signora o ragazza afferma che una ambulanza si è fermata sotto casa di Bruno. ‘Dicono sia morto’ o qualcosa di simile. Persino Wikipedia ha già aggiornato la pagina.
In perfetta buona fede pubblichiamo la notizia della morte di Bruno Pizzul. Le funzionalità del nostro giornale consentono qualsiasi modificazione nel giro di un istante, ma non avevamo fatto i conti con gli ’spider’ e le ‘indicizzazioni’ di Google News che intercettano la nostra notizia e la rendono disponibile sul motore di ricerca se uno digita ‘Bruno Pizzul’.
Ciò nel giro di alcuni… millisecondi (potenza di internet).
Infatti già alle 10.34 lo stesso nostro collaboratore via sms ci dice ‘Notizia morte Pizzul va verificata’, fino a ‘freddarci’ alle 10.46 con un ‘Pizzul è vivo’.
[...]
Ecco la differenza tra web giornalismo e stampa tradizionale. Noi abbiamo commesso un unico errore, quello di non aver fatto i conti con Google News che ci ha ‘ripreso’ ed enfatizzato la nostra prima notizia pochi secondi dopo che l’avevamo pubblicata.
E poco conta che noi, 20 minuti dopo, l’abbiamo rimossa.
E adesso con chi ce la pigliamo? Con Google? Con Internet? Col Grande Fratello?

Ho lavorato abbastanza come giornalista, prima per la carta stampata e poi per il web, per poter fare un lungo elenco di errori della redazione.
In primo luogo avrebbero dovuto correggere l'articolo pubblicato, e non cancellarlo, in modo che la "replica" fosse subito reperibile (visto che il coccodrillo era già indicizzato).
Ma il problema sta a monte. L'errore - enorme, gravissimo, tanto più per una testata registrata - è che i fatti vanno sempre verificati. Non puoi verificare personalmente i fatti? Allora entrano in gioco le fonti.
Su Virgilio hanno anche ricordato che bastava controllare sul sito della Figc l'assenza del proclamato "minuto di silenzio per Pizzul". In effetti così si risparmiavano pure il costo della chiamata...
Qualsiasi giornalista - web di sicuro, ma penso anche tradizionale - è ben consapevole che gli UGC e i social media non sono fonti attendibili. Possono essere spunti. Possono essere oggetto di articoli. Generano fenomeni. Ma non sono fonti attendibili. Ci deve essere qualcuno che applica un filtro e che sbugiarda eventuali mitomani o allarmisti.

Prendete ad esempio il caso di Zack Efron, che molti - in Italia - accusano di aver sparato a un gatto in Australia. Fate una ricerca con "efron sparato gatto" e con "efron shot cat". Le reazioni degli animalisti sono state scatenate da un pezzo in lingua inglese così assurdo che perfino un bambino si sarebbe accorto che era satirico. Ma così non è stato e il sito si è visto costretto a rettificare e a spiegare che era uno scherzo. In Italia non hanno neppure perso tempo a rettificare. Tanto il clamore si era già scatenato, chissene frega del resto.
Comunque sia, in questo caso non è successo nulla di grave. Pizzul l'ha presa bene e i suoi fan sono stati contenti nel saperlo intento a giocare a carte. E il sito "allarmista" avrà avuto un picco di visite. Vincono tutti. Tranne che l'informazione.

14 luglio 2009

Valentina Giovagnini, un'uscita di scena silenziosa come la neve

Non amo il festival di Sanremo, troppo melodico e con troppa poca voglia di rinnovarsi per i miei gusti. Lo seguo però ogni anno, attraverso i commenti in tempo reale della Gialappas band. A radio accesa e televisore spento.
La prima conoscenza della voce e della musica di Valentina Giovagnini, nel Sanremo 2002 vinto nella categoria giovani da Anna Tatangelo (...), è avvenuta con la mediazione delle voci di Marco, Giorgio e Carlo. Ho trovato una strana coincidenza che, a distanza di molti mesi dall'accaduto, io abbia scoperto della scomparsa di Valentina proprio tramite uno spezzone del programma radiofonico di Marco Santin.
Di primo impatto non avevo associato il suo nome al suo volto e alla sua musica. Ma forse il mio subconscio sì.
Non mi spiego altrimenti come mai, navigando tra i video di Youtube dedicati a Glob (trasmissione di Enrico Bertolino), mi sia voluta soffermare proprio su uno intitolato ""Grazie per averci scelto" ricorda Valentina Giovagnini".
Senza motivo (ma davvero senza motivo, visto che stavo cercando argomenti relativamente leggeri per distrarmi dal mal di denti) ho iniziato a guardare il video. Mi sono bastate due note per riconoscere l'esibizione che mi aveva incantata a Sanremo e in seguito, in video e in radio.

Ecco il ricordo di Valentina Giovagnini a "Grazie per averci scelto".

Ogni volta che ascolto "Il passo silenzioso della neve", soprattutto nelle parti strumentali, immagino infinite distese verdi, con un sottofondo di montagne dalle cime innevate. Solo pochissimi altri artisti italiani riescono a trasmettermi le stesse sensazioni e nessuno di loro è mai andato a Sanremo. Aspettavo di vedere l'evoluzione musicale di Valentina, e invece scopro che perfino il suo secondo disco è uscito postumo, lo scorso 15 maggio (anche quello abbastanza sommessamente).


Non so se i media abbiano dato, sia in vita che nella morte, l'attenzione e la visibilità che Valentina avrebbe meritato.
Spero che almeno diano spazio al premio nazionale per voci nuove che è stato a lei intitolato: www.premiovalentinagiovagnini.it. La prima edizione si terrà a Pozzo della Chiana il 5 e 6 settembre 2009.

18 giugno 2009

Come nascondere una notizia

Una democrazia si basa sull'informazione libera. Molti se ne dimenticano o lo danno per scontato. Ma senza conoscere i fatti, i programmi, i candidati è impossibile esprimere una preferenza sensata, che vada oltre il carisma o l'appeal del candidato.
Anche se ormai è stato pubblicato da qualche anno, "Il risveglio del guardiano" è attualissimo nel nostro paese. E sempre illuminante. Lo consiglio a tutti coloro che pensano che la qualità dell'informazione non influenzi la qualità della politica.
In Italia abbiamo indubbiamente qualche problema. Ce lo dicono tutti. Ce lo diciamo da soli, ce lo dicono gli osservatori internazionali (per "Freedom House" siamo un paese "semilibero", al pari degli stati dell'Ex Unione Sovietica ). Ce lo dice anche El Pais, quando pubblica in esclusiva delle foto che da noi nessuno si sarebbe sognato di pubblicare (e ci strizza l'occhio traducendo gli articoli anche in italiano).
Ma non è solo una questione di mancanza di censura. Alcune informazioni ovviamente vengono taciute. Altre vengono date in modo distorto, impedendo al pubblico di farsi un'opinione chiara e precisa. Questo è amplificato nel caso della televisione: è nelle nostre case al pari di un forno o di una lavatrice, ma condiziona le nostre scelte di voto. A differenza della stampa e di internet è un mezzo pigro (non richiede sforzi, né di lettura, né di ricerca) e per sfortuna degli italiani è il mass media meno libero. Segue le regole dell'auditel (per cui una giornalista, all'indomani del terremoto in Abruzzo, si mette a snocciolare dati di share per vantarsi dei propri risultati) e quelle della politica. Può non dare una notizia (come nel caso del divorzio Lario-Berlusconi, tamponato poi quando la news si era diffusa grazie alla stampa con servizi in cui si forniva solo il punto di vista del premier e si dava della psicolabile alla donna, manipolata dai comunisti) oppure darla fornendo l'interpretazione prima dei fatti. E fregandosene del pluralismo e della par-condicio.

Questo non sarebbe grave se la televisione avesse 3 spettatori. Ma se "La televisione resta il principale mezzo utilizzato dagli italiani per formarsi un'opinione sull'offerta politica" come sostiene il Censis, allora il risultato è praticamente scontato...

Vi segnalo anche "I GIORNALI, FATTORI O DEMOLITORI DI DEMOCRAZIA" di Beppe Lopez e Internet, pluralismo e ridondanza dell’informazione . Forse il futuro della politica ripartirà da internet...

5 maggio 2009

Tra moglie e marito... La politica nel divorzio Berlusconi-Lario

Resto stupita dall'atteggiamento dei mezzi di comunicazione italiani nei confronti della notizia della richiesta di divorzio di Veronica Lario (che da brava donna dello spettacolo è nota col suo nome d'arte, all'anagrafe Miriam Raffaella Bartolini), seconda moglie di Silvio Berlusconi. Ora, tralasciando gli screzi familiari che sempre accompagnano un divorzio (lei che non gliele manda a dire, lui che esige scuse pubbliche senza essere certo di volerle accettare "E’ la terza volta che in campagna elettorale mi gioca uno scherzo di questo tipo" e lascia cadere una "velata" minaccia di citarla per diffamazione), quanta eco ha avuto questa storia sui mezzi d'informazione? Non è che qualcuno ha ubbidito al comandamento di "Queste sono cose private, privatissime, che non dovrebbero finire sui giornali"?
Le televisioni generaliste quasi non ne hanno fatto cenno. E questo fa riflettere. Perché una stragrande maggioranza degli italiani si informa solo attraverso la televisione. Si sono sorbiti scandali e processi televisivi di ogni tipo (di Sarcozy e Carla Bruni sbaglio o si era parlato? e dello scandalo Clinton? E che dire del divorzio Al Bano, dello scandalo Lapo Elkann e via dicendo... Non erano "faccende private"?). I giornali fortunatamente ne hanno parlato, tanto che alcuni si sono sentiti in dovere di ringraziare il Cielo che in questo Paese esistano ancora i giornali. Leggete L’informazione su Veronica e Silvio. Senza la carta stampata
gli italiani non avrebbero saputo niente
. Certo, alcuni hanno trattato la vicenda in punta di fioretto. Altri hanno pensato bene di dare una stoccata all'"ingrata". E' il caso di Libero che ha dedicato un'umiliante (per lei, per loro, per tutti noi) copertina alla moglie del premier.

Qui trovate un post sulla Libertà di stampa: l'Italia retrocede, ora è paese parzialmente libero. Da leggere, giusto per trarne qualche riflessione.
Ho apprezzato il suo atto di coraggio. Avrebbe tranquillamente potuto continuare a fare la separata in casa, vivendo nel lusso e continuando a sospirare alle esagerazioni del marito che si fa fotografare con il suo "harem". Forse è stato anche un atto d'amore, per fargli capire che stava superando il limite (cosa che forse non è in grado di capire da solo). Di certo si è messa in una situazione difficile. Ha schiacciato i piedi a un potente. E in Italia si sa bene come tutti siano pronti a salire sul carro del vincitore e ad abbandonare (quando non cercano di smontarlo a picconate) quello del perdente. Non ho sentito molta solidarietà verso Veronica Lario. Neppure dalle stesse donne. E' stata persino accusata di non essere in grado di decidere da sola della propria vita. Ieri all'Infedele l'autore televisivo Cesare Lanza ("Buona domenica" tanto per citarne uno) ha più e più volte dichiarato che la tv non è uno specchio deformante. L'Italia è come appare nei suoi programmi. Strano, la mia giornata non è popolata da oche sculettanti e maschi a torso nudo incapaci di fare una frase di senso compiuto, probabilmente non vivrò in questo Paese. Ha detto che non era uno specchio deformante neppure la copertina di Feltri. Gli italiani la pensavano come lui. Quindi tutti i fan della Lario che si trovano su Facebook NON sono italiani. Meglio così. Però la pretesa di rappresentare la realtà, quando si rappresenta solo una parte della realtà, è la più pericolosa delle manipolazioni.
Nel 2005, parlando di aborto, la Lario diceva:
«L’ultima cosa che vorrei, in queste ore dedicate al ricordo del Papa, è innescare una polemica, pubblica o domestica. In realtà, non è che mio marito ed io abbiamo molto discusso dell’argomento referendum e neppure io conosco davvero il suo pensiero. Perciò, posso parlare di me, di quel che sto facendo per formarmi un’opinione. Certo, mio marito è davvero un tipo speciale: con quella battuta su Veronica testimonial mi fa quasi sentire una in gara a "dilettanti allo sbaraglio". Sul tema delle biotecnologie e della procreazione assistita dibattono da tempo personaggi ben più illuminati di me».

Trovate l'intervista completa su "Veronica Berlusconi: quel mio dramma e la scelta di andare a votare". Curiosamente, questo è il primo articolo che ho trovato in Google cercando news su Veronica Lario.
http://www.quinews.it/2009/05/04/silvio-e-veronica-l-imparzialita-sul-sito-del-governo-italiano/
Che si parlino o meno in famiglia, sono fatti loro. Una vicenda di questo tipo può avere risvolti politici?
Il Pd non ne ha approfittato. Anzi, ha giurato di non mettere becco. Alle accuse di avergli intortato la moglie con menzogne comuniste, però, Franceschini si è un tantinello alterato: "Berlusconi la smetta di dire questa cosa patetica: che ci sarebbe stato un complotto, che chi ha sobillato e preparato tutto sarebbe stata la sinistra".
Per Adinolfi invece il silenzio in questo caso non è d'oro.
«Il presidente del Consiglio è accusato dalla persona che lo conosce meglio di essere ‘un uomo che non sta benè che ‘va con le minorennì. Per la prima volta cala il sipario su un re che è nudo, su un tipo che si atteggia a imperatore ma in realtà è inconsistente come un uomo di cartapesta agli occhi di chi gli è stato vicino per trent’anni. In qualsiasi paese del mondo un elemento come questo sarebbe una questione politica. È immaginabile un Obama che resista a colpi del genere inferti da Michelle o un Sarkozy colpito così da Carla Bruni senza che ne derivi un pubblico e politico dibattito? In Italia, per pruderie e per timore di vendette, della questione si tende a non discutere archiviandola nella cartella ‘tra moglie e marito non mettere dito’. Invece la questione è tutta politica».
Il resto lo trovate nell'articolo Adinolfi (PD): “Bando all’ipocrisia, il divorzio di Berlusconi è una questione politica”.
Dalla destra qualche commento sparso. Paolo Guzzanti, dopo il divorzio con la PDL militante nel gruppo misto ha parlato di "mignottocrazia" italiana. E si è appellato alla Lario affiché
si ribelli! Capisco che ci saranno dietro anche questioni di soldi, imperi editoriali, assi ereditari, ma la moglie di Berlusconi appare come l'agnello sacrificale di un costume talmente esposto al ludibrio da esserne lei stessa investita
Non è che è lui il sobbillatore?
La questione, a mio avviso, è ovviamente anche politica. E già il riferimento del premier alla campagna elettorale in corso ne è una dimostrazione. Nell'articolo di Repubblica Il premier a Ghedini: "Saremo durissimi Veronica vuol mettermi i figli contro" verso la fine si scoprono alcuni retroscena politici. Che ne dirà ad esempio il Vaticano di questo secondo divorzio? Allargherei anche la visuale all'estero. Da giorni non parlano d'altro. Che figura ci facciamo?
C'è poi l'aspetto morale. La moralità, soprattutto per un esponente che si rivolge all'elettorato anche cattolico, non è un accessorio. In realtà non lo è neanche per un laico. La moglie ha addirittura accusato il premier Berlusconi di andare con delle minorenni. E sulla questione c'è già pronta un'interrogazione dell'IDV.
Non sembra poi così diverso dallo scandalo Clinton: l'accusa di tradimento c'è, anche se non con una minorenne. Peccato che in Italia il Parlamento non si sia indignato. In un Paese a maschilismo strisciante come il nostro potrebbe non essere neppure una questione di potere. L'uomo che tradisce lo fa perché "è nella sua natura", "ha fatto un errore, ma è perdonabile". La donna che tradisce è una donna di malaffare per non usare termini più coloriti. E quando decide di ribellarsi è "una velina ingrata".

2 marzo 2009

Sbatti il mostro in prima pagina

Chi come me ha vissuto nelle zone più colpite da Unabomber, sa bene cosa voglia dire aver paura di aprire una scatola di uova o di pelati. Poi con la paura si riesce a convivere, fino alla nuova tragica vicenda che la rinnova.
In questa disperata ricerca del colpevole, dopo anni in cui si brancolava nel buio, le vittime sono tante: chi è rimasto sfregiato, chi ha riportato ustioni, chi ha perso in parte degli altri e chi si è visto distruggere la vita.
E' il caso dell'ingegnere a lungo ritenuto l'unico artefice degli ordigni seminati nel Nord Est.
Peccato solo che fosse innocente.
Non è la prima volta che un innocente viene messo in croce prima che una sentenza definitiva sia stata pronunciata. E la lentezza disarmante e insostenibile della giustizia non aiuta chi vorrebbe riconosciuta quanto prima la propria estraneità ai fatti contestati.
Complici i mass media e la loro tendenza a sbattere "il mostro" in prima pagina, complice il desiderio della popolazione di riacquistare la serenità perduta, troppo spesso si cerca un capro espiatorio (arrivando addirittura a inquinare le prove come in questo caso) anziché cercare IL colpevole. E le sofferenze patite da Zornitta in questi anni hanno lasciato evidenti tracce sul suo volto, che appare molto più invecchiato e sofferente di come si mostrava all'inizio della sua epopea giudiziaria. Sull'Espresso un'interessante intervista che spiega il calvario di quest'uomo e della sua famiglia: Zornitta: così è cambiata la mia vita.
L'altra sera, vedendo uno speciale sul delitto Garlasco in una tv locale, mi sono domandata cosa dovesse passare nella testa della gente che urlava "assassino" a un ragazzo che fino a prova del contrario andrebbe considerato innocente.
E che in tutta questa vicenda, oltre alle proprie sofferenze per la perdita di una persona cara, potrebbe anche vedersi costretto a difendersi da un'accusa pesantissima come quella di omicidio, e da altre meno gravi penalmente ma che comunque ti rovinano la reputazione, come quelle di detenzione di materiale pedo-pornografico.
Gli "assassino", se proprio fanno stare meglio, teniamoceli per dopo la sentenza...

22 gennaio 2009

La vittoria di Europa7, l'ennesima beffa per gli italiani

La notizia è passata quasi sotto silenzio, ma alle spalle c'è una battaglia legale e di diritti decennale, culminata con l'ennesima beffa (ma dopo le due Alitalie non c'è neppure da farci troppo caso) per gli italiani che - loro malgrado - sono ancora una volta costretti a finanziare i lauti guadagni di alcuni privati con le loro imposte.
Brevissimo riassunto della questione (visto che sembra ignorata dal mondo intero). Protagonisti: Europa7 e Rete4.
Attori in gioco: i politici, gli spettatori, l'Ue.
Trama: Europa7 ha la licenza nazionale per trasmettere i suoi programmi in tutto il Paese, ma non lo può fare perché le frequenze risultano occupate da Rete4. Il principe azzurro sul cavallo bianco è a farsi un giro, e dopo 10 anni Europa7 riceve degli spiccioli a titolo di risarcimento. Nel silenzio più totale dei mass media.

E dove sta la beffa per gli italiani, vi domanderete? Sappiate che dopo 10 anni di frequenze occupate da Rete4 - una tv privata, anche se appartiene al presidente del Consiglio - e dopo 10 anni di introiti a suo favore, ora lo Stato dovrà pagare 1 milione a Europa7. E ci è andata pure bene: il risarcimento richiesto era pari al triplo della somma ricevuta.
A pagare il milione e 41mila euro sara' il ministero dello Sviluppo Economico - spiega Apcom - che ha ereditato le competenze del dicastero delle Comunicazioni, ma il sottosegretario Paolo Romani ha espresso soddisfazione per la decisione della magistratura amministrativa: "Il Consiglio di Stato ha messo la parola fine alla vicenda".

Non credo che durante l'attuale legislatura qualcuno si rivarrà su Rete4. E del resto è colpa dei Governi che si sono succeduti in questi anni e che non hanno mai voluto risolvere la questione (ovviamente a destra, ma anche a sinistra, che hanno dato tutti i tempi e modi agli avversari politici di ricambiare le carte in tavola).
Peccato che le colpe degli amministratori e dei politici ricadano sempre sui cittadini. Più che le colpe, le spese...
Sul Mattino.it è stato riportato un interessante riassunto della vicenda, che permette di capire le responsabilità dei vari Governi (purtroppo mancano i palleggi pre-gasparri, davvero interessanti da approfondire. Comunque basta fare una ricerca in internet per scovare tutto lo scibile sull'argomento).
LUGLIO '99 - Europa 7 ottiene dallo Stato la concessione per varare una tv nazionale, ma non le frequenze necessarie a trasmettere: è l'inizio di una lunga battaglia legale per l'emittente di Francesco Di Stefano. Retequattro, munita allora di un'autorizzazione provvisoria, continua a trasmettere.
NOVEMBRE 2002 - La Corte Costituzionale impone il rispetto del termine del dicembre 2003.
DICEMBRE 2003 - Dopo il rinvio della legge Gasparri alle Camere da parte del Presidente della Repubblica, con cosiddetto decreto "salvareti", il governo Berlusconi evita il trasloco di Retequattro su satellite e lo stop alla pubblicità su Raitre. Sempre nel 2003, Europa 7 presenta un ricorso al Tar del Lazio per ottenere che ministero e Autorità le assegnino le frequenze. Respinto dal tribunale amministrativo, quel ricorso finirà al Consiglio di Stato.
APRILE 2004 - Viene definitivamente approvata la legge Gasparri. L'articolo 25 ingloba il testo del dl salvareti e di fatto allunga la vita a Retequattro, affidando l'apertura del mercato tv e l'aumento del pluralismo al passaggio al digitale terrestre (fissato al 31 dicembre 2006, termine poi slittato prima a fine 2008 e poi a fine 2012).
LUGLIO 2005 - Il Consiglio di Stato sospende l'esame del ricorso di Europa 7 e chiama in causa il tribunale del Lussemburgo.
LUGLIO 2006 - La Commissione europea apre una procedura d'infrazione nei confronti dell'Italia perchè favorisce gli attuali operatori analogici, Rai e Mediaset, nel passaggio al digitale.
OTTOBRE 2006 - Il governo Prodi vara il ddl di riassetto del sistema tv, che porta la firma del ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni. Tentando di rispondere ai rilievi dell'Europa, il provvedimento punta ad aprire il mercato intervenendo sulla concentrazione delle risorse pubblicitarie e delle frequenze (è previsto il passaggio anticipato di una rete Rai e una Mediaset sulla nuova tecnologia).
LUGLIO 2007 - L'Europa dà ancora due mesi di tempo all'Italia per modificare la Gasparri, chiedendo di fatto un'accelerazione della legge. L'ultimatum Ue scade il 20 settembre e a nulla vale la richiesta di Gentiloni di una proroga dei termini. Approvato a dicembre dalle commissioni Trasporti e Cultura della Camera, il ddl Gentiloni sarebbe dovuto approdare in Aula agli inizi del 2008.
GENNAIO 2008: Arriva la sentenza della Corte di Giustizia europea sul caso Europa 7 che, interpellata dallo stesso Consiglio di Stato, impegnato a decidere sul caso, afferma che il sistema televisivo in Italia non è conforme alla normativa europea che impone criteri obiettivi, trasparenti e non discriminatori nell'assegnazione delle frequenze.
MAGGIO 2008: I giudici di Palazzo Spada chiedono al ministero dello sviluppo economico di pronunciarsi nuovamente sulla richiesta dell'emittente di ottenere frequenze, tenendo conto della sentenza della corte di Giustizia di Strasburgo emessa il 31 gennaio 2008.
15 OTTOBRE 2008: Il ministero dello sviluppo economico individua alcune frequenze assegnabili alla tv di Francesco di Stefano.
11 DICEMBRE 2008: Il ministero assegna la frequenza a Europa7.
21 GENNAIO 2009: La sesta sezione del consiglio di Stato stabilisce che Europa 7 dovrà ottenere un risarcimento dallo Stato di poco più di un milione di euro.

Ho apprezzato enormemente l'articolo pubblicato sul Tgcom, che riporto integralmente (tanto è molto breve)
Frequenze tv: risarcita Europa7
Un mln di euro da Consiglio di Stato

Il Consiglio di Stato ha assegnato all'emittente televisiva Europa7 un risarcimento di un milione di euro. La battaglia giudiziaria di Europa7 era iniziata nel '99, in seguito alla mancata assegnazione delle frequenze in analogico dopo che si era aggiudicata una licenza nazionale per l'emittenza tv. La richiesta presentata dalla società era di 3,5 milioni di euro senza l'assegnazione di frequenze e di 2,1 milioni con le frequenze.

Era difficile parlare dell'argomento senza spiegare la questione di Rete4, eppure loro ci sono riusciti con grande nonchalance. Se questa è la libera informazione che regala questo Paese... Poi è ovvio che si cerchi in tutti i modi di mettere dei bavagli a blog e forum. Non sia mai che la gente inizi davvero a capire come vanno le cose...

31 luglio 2008

A Napoli si torna a respirare. Ma i napoletani lo sanno?

L'altro giorno ho seguito uno splendido servizio di Studio Aperto in cui si ripercorrevano gli ultimi anni di emergenza rifiuti a Napoli. In un climax angosciante di immondizia accatastata, cittadini esasperati e roghi, alla fine - quando lo spettatore sta per strapparsi i capelli pensando che ormai tutto sia perduto - la miracolosa soluzione arriva. In 10 giorni, come promesso, il presidente del consiglio ha ripulito le strade. A Napoli si torna a respirare. "Evviva" conclude il giornalista di Studio Aperto.
Un servizio davvero splendidamente costruito. Ci si potrebbe scrivere un trattato di retorica. Con mio grande sconforto, non sono riuscita a trovare il video. Ma in compenso ho trovato quello del Tg5. C'è differenza?

La gente non si rende conto dell'importanza del conflitto d'interessi. Ormai è un'espressione così ricorrente e abusata che non si può non sbuffare quando la si sente. Ormai sembra una litania priva di spessore nella bocca degli oppositori del Cavaliere. Ma una democrazia si basa sulla libera informazione. Il giornalismo nella sua versione più pura e autonoma rispetto alle istituzioni, dovrebbe comportarsi come un cane da guardia del Potere. Non è un problema da poco. Come diceva Orwell, "chi controlla il passato controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato".

A Napoli l'emergenza rifiuti non è finita. Fatevi un giro in Rete, nei vari forum, leggete le voci di chi è in Campania, chiedete a chi ci vive. L'emergenza non era neppure iniziata con il Governo Prodi, come l'abile servizio di Studio Aperto lasciava immaginare. Eppure molti sono convinti che a Napoli si respiri. Guardate cosa non è riuscito a entrare nelle telecamere dei media nazionali.

Capitoloprimo.it, registrato al Tribunale di Torre Annunciata, si domanda: "Napoli. Emergenza rifiuti. Gli alieni esistono?".
La domanda del titolo è legittima. È vero mancano prove lampanti che i marziani esistano e siano scesi tra noi. Ma se un Presidente del Consiglio dei Ministri, con le strade dell’hinterland grondanti di spazzatura maleodorante può dire : “Dopo 58 giorni Napoli e la Campania sono tornati ad essere luoghi puliti e ordinati, senza il disastro che ha rovinato la nostra immagine, l'economia e il turismo”, beh allora anche noi possiamo sostenere che esistono gli alieni.

Il resto dell'articolo, se volete approfondire la questione, lo trovate qui.

2 luglio 2008

Coscienza ambientale, questa sconosciuta

Nei paesi anglosassoni la questione ambientale è sempre tenuta in debita considerazione. Mentre nella nostra cara vecchia stampa nazionale le notizie di clima e natura fanno fatica a ritagliarsi un angolino, i principali giornali/portali inglesi da tempo hanno allestito sezioni "Environment" (vedi ad esempio il Guardian). E l'aspetto più interessare è che non sono delle vetrine ammuffite, ma vengono costantemente aggiornate.
Oggi ha richiamato la mia attenzione questo titolone del Guardian: "Climate more urgent than economy, say voters".
Un'indagine Guardian/ICM poll pubblicata oggi ha rivelato che il 52% dei votanti è preoccupato per il surriscaldamento globale, mentre solo il 44% pensa sia prioritaria la crisi economica. Gli ambientalisti esultano, il Guardian si compiace notando che
questo [risultato] contraddice la diffusa credenza che i problemi ambientali siano un lusso da accantonare in tempi di difficoltà economica.

Non tutti i Paesi sono così "illuminati". Una recente classifica di Forbes su cosa toglie il sonno agli statunitensi ha visto vincere la paura della crisi economica. Il global warming non era neppure contemplato.
E in Italia? Beh, diciamo che la questione ambientale non è delle più sentite...

10 giugno 2008

Test ai parlamentari, Iene condannate


(Ansa) Hanno violato le regole sulla privacy raccogliendo campioni organici di 50 deputati e 16 senatori per fare un test su eventuali tracce di stupefacenti. Per questo la Cassazione ha confermato la pena inflitta a Davide Parenti, autore del programma 'Le Iene', e alla 'iena' Matteo Viviani, che avevano patteggiato davanti al gup di Roma nell'ottobre scorso la condanna a 5 mesi e 10 giorni di reclusione, convertita in pena pecuniaria.
La Suprema Corte (terza sezione penale, sentenza n.23086) ha infatti dichiarato inammissibile il ricorso presentato dagli imputati, che avevano ideato un servizio televisivo (mai andato in onda) in cui, attraverso un tampone, erano state prelevate particelle di sudore su diversi parlamentari. I campioni organici erano dunque stati analizzati, senza il consenso degli interessati e l'autorizzazione del Garante per la privacy, e alcuni politici erano risultati positivi al test antidroga.
"Il giornalista - ricordano gli 'ermellini' - deve rispettare i limiti del diritto di cronaca, in particolare, quello dell'essenzialita' dell'informazione riguardo a fatti di interesse pubblico" e "puo' trattare i dati personali relativi a circostanze o fatti resi noti direttamente degli interessati o attraverso un loro comportamento pubblico". Questa condizione, pero', non e' stata rispettata da 'Le Iene', poiche' "i campioni biologici sono stati carpiti con un comportamento ingannevole e fraudolento". Gli imputati, inoltre, osservano ancora i giudici di 'Palazzaccio', "hanno diffuso la notizia che alcuni senatori e deputati, pur rimasti anonimi, erano positivi all'analisi per l'individuazione di sostanze stupefacenti" e in tale situazione "tutti i parlamentari potevano essere indiscriminatamente sospettati di assumere stupefacenti con la conseguenza che ogni membro del Senato o della Camera dei Deputati, nonche' l'istituzione parlamentare, ha subito un nocumento alla sua immagine pubblica ed onorabilita'".

Resta da capire come mai le Iene non siano state condannate anche per i test compiuti nelle discoteche. Stessa formula ma reazioni molto diverse. "Tutti i parlamentari potevano essere indiscriminatamente sospettati di assumere stupefacenti con la conseguenza che ogni membro del Senato o della Camera dei Deputati, nonche' l'istituzione parlamentare, ha subito un nocumento alla sua immagine pubblica ed onorabilità" dicono gli ermellini. Ma perché il discorso non si può applicare anche ai frequentatori delle discoteche? Essendo anonimi, non possono essere tutti accusati di fare uso di droga?

17 febbraio 2008

Come ci vedono all'estero?

Chissà quante grasse risate si saranno fatti alle nostre spalle i tedeschi leggendo l'articolo recentemente uscito su Die Zeit. Beppe Grillo ha lanciato un'appello - che non è caduto nel vuoto, almeno a livello mediatico - ai cugini tedeschi, invitandoli a dichiararci guerra: "ci arrenderemmo volentieri" ha garantito il comico genovese.
Die Zeit non ha pubblicato per intero il suo intervento, che è disponibile sul suo blog.
Ecco la parte riportata:
L’Italia lancia un appello ai fratelli tedeschi. Dichiarateci guerra. Ci arrenderemo volentieri. Ogni giorno vi inviamo i nostri rifiuti dalla Campania in treno. I nostri politici sono rifiuti tossici. Posso rassicurarvi anche sui titoli di Stato: non faranno parte del compenso. L’Italia ha il debito pubblico più grande di Europa, circa 1.626 miliardi di euro. Se dovesse rimborsare tutti i BOT e i CCT lo Stato italiano dichiarerebbe bancarotta e la gente sparerebbe per le strade. Prendete anche loro per favore. Vorrei suggerirvi qualche nome per i passeggeri dei vagoni piombati. Molti li conoscete, sono famosi anche all’estero come Berlusconi che ha offeso un vostro rappresentante alla Comunità Europea dandogli del kapò. Un uomo che si è fatto da solo con un piccolo aiuto da parte degli amici. In Italia l’amicizia è sacra e se gli amici si chiamano Bettino Craxi, morto latitante in Tunisia, o Marcello Dell’Utri, condannato per frode fiscale e false fatturazioni e creatore di Forza Italia, o Licio Gelli, condannato per aver infiltrato la sua organizzazione, la P2, in tutti i settori dello Stato italiano, si può chiudere un occhio. Gli amici non si tradiscono mai, soprattutto se ricambiano. Craxi, ad esempio, gli ha permesso con un decreto legge ad hoc di disporre di tre canali televisivi nazionali con cui fa propaganda politica per il suo partito e Gelli lo ha iscritto alla sua organizzazione di delinquenti. Berlusconi possiede anche la Mondadori, il più importante gruppo editoriale italiano. Se lo è aggiudicato grazie alla corruzione di giudici del suo avvocato di fiducia, Cesare Previti, poi finito in galera. Se la Merkel possedesse tre televisioni e 40 tra giornali e settimanali non avrebbe bisogno di fare la Grosse Koalition. Alle elezioni avrebbe l’80% dei voti.

La Ryanair ci sbeffeggia per i rifiuti di Napoli (la pubblicità "dell'infamia"). Mike Jagger, il frontman dei mitici Rolling Stones, ha ammesso la sua totale ignoranza sulla musica nostrana. Cosa conosce dell'Italia? Le scene del banchetto a spumante e mortadella improvvisato al Senato. Lo hanno fatto molto divertire. Peccato che fossero immagini che provenivano dal nostro Parlamento e non dal palcoscenico di Zelig.
Poco tempo fa l'orgoglio nazionale era stato messo a dura prova da un pezzo del New York Times che ci descriveva come un popolo triste. Anzi, peggio: come il più triste d'Europa. Ancor prima, nel luglio del 2007, l'Inghilterra guardava ai nostri programmi televisivi e s'indignava: "le donne sono solo oggetti" ci aveva bacchettato l'autorevole inserto patinato del Financial Times.
Dall'estero è facile scherzare sui nostri, innumerevoli problemi. Ben più grave, anzi, del tutto allarmante, è che il Censis nel suo ultimo rapporto annuale abbia definito la nostra società "una poltiglia".
Chissà come racconterebbe oggi la nostra Italia Giorgio Gaber, lui che qualche anno fa cantava:
Io G. G. sono nato e vivo a Milano
Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.

Mi scusi Presidente
non è per colpa mia
ma questa nostra Patria
non so che cosa sia.
Può darsi che mi sbagli
che sia una bella idea
ma temo che diventi
una brutta poesia.
Mi scusi Presidente
non sento un gran bisogno
dell'inno nazionale
di cui un po' mi vergogno.
In quanto ai calciatori
non voglio giudicare
i nostri non lo sanno
o hanno più pudore.

Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.

Mi scusi Presidente
se arrivo all'impudenza
di dire che non sento
alcuna appartenenza.
E tranne Garibaldi
e altri eroi gloriosi
non vedo alcun motivo
per essere orgogliosi.
Mi scusi Presidente
ma ho in mente il fanatismo
delle camicie nere
al tempo del fascismo.
Da cui un bel giorno nacque
questa democrazia
che a farle i complimenti
ci vuole fantasia.

Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.

Questo bel Paese
pieno di poesia
ha tante pretese
ma nel nostro mondo occidentale
è la periferia.

Mi scusi Presidente
ma questo nostro Stato
che voi rappresentate
mi sembra un po' sfasciato.
E' anche troppo chiaro
agli occhi della gente
che è tutto calcolato
e non funziona niente.
Sarà che gli italiani
per lunga tradizione
son troppo appassionati
di ogni discussione.
Persino in parlamento
c'è un'aria incandescente
si scannano su tutto
e poi non cambia niente.

Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.

Mi scusi Presidente
dovete convenire
che i limiti che abbiamo
ce li dobbiamo dire.
Ma a parte il disfattismo
noi siamo quel che siamo
e abbiamo anche un passato
che non dimentichiamo.
Mi scusi Presidente
ma forse noi italiani
per gli altri siamo solo
spaghetti e mandolini.
Allora qui m'incazzo
son fiero e me ne vanto
gli sbatto sulla faccia
cos'è il Rinascimento.

Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.

Questo bel Paese
forse è poco saggio
ha le idee confuse
ma se fossi nato in altri luoghi
poteva andarmi peggio.

Mi scusi Presidente
ormai ne ho dette tante
c'è un'altra osservazione
che credo sia importante.
Rispetto agli stranieri
noi ci crediamo meno
ma forse abbiam capito
che il mondo è un teatrino.
Mi scusi Presidente
lo so che non gioite
se il grido "Italia, Italia"
c'è solo alle partite.
Ma un po' per non morire
o forse un po' per celia
abbiam fatto l'Europa
facciamo anche l'Italia.

Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo lo sono.

Io non mi sento italiano
ma per fortuna o purtroppo
per fortuna o purtroppo
per fortuna
per fortuna lo sono.

27 gennaio 2008

Pillole di Fede

L'altro giorno, cercando video su Youtube, ho scoperto un frammento particolarmente succoso del Tg4 che mi ero francamente persa. Mentre al Senato si banchettava a mortadella e spumante, Emilio Fede ha contattato Renato Schifani per avere un bilancio dell'accaduto. Con sua grande sorpresa, a rispondere è stato Silvio Berlusconi che ha di fatto gestito il collegamento telefonico per l'evidente commozione dell'interlocutore.

Dal punto di vista della comunicazione politica, Emilio Fede dà sempre grandi soddisfazioni. Ogni notizia può essere data in infiniti modi diversi. La sintesi di argomenti complessi, la selezione dei dati da presentare, l'accurata scelta dei termini ("comunista" non ha la stessa accezione di "uomo di sinistra"), tutte operazioni così importanti e necessarie nel giornalismo, non sono mai casuali.
Ascoltate ad esempio l'annuncio dato dal Tg4 del malore avuto da Silvio Berlusconi, "caduto" nel momento in cui si rivolgeva ai giovani, "chiamati in futuro a essere gli eredi dei principi democratici della libertà".