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20 dicembre 2012

Redrum. Redrum. Redrum... O Etrom?

Shining è uno dei miei film preferiti. Adoro Kubrick, penso che ogni cosa che porta la sua firma sia un capolavoro del cinema (eccetto Eyes Wide shut che non considero nemmeno suo visto che non ha potuto seguirne l'intera produzione con l'ossessiva meticolosità che lo caratterizzava).

In Shining ci sono due scene che in particolare hanno creato problemi per le traduzioni. Una chiamiamola "Il mattino ha l'oro in bocca". Ve la ricordate vero? Jack sta lavorando da settimane, ha già dato i primi segni di squilibrio e Wendy scopre che tutto quello che ha scritto è un'unica frase, ripetuta in modo folle e ossessivo. Ma qual era quella frase in inglese?
"All work and no play makes Jack a dull boy", che potrei tradurre con "solo lavoro e niente divertimento rendono Jack un ragazzo annoiato e noioso".

Ecco la scena del film:

La cosa più interessante e che non molti sanno è che è stato lo stesso Kubrick a scegliere la traduzione per ogni paese in cui sarebbe stato lanciato il film. Avevo detto all'inizio che era un perfezionista. Per quello anche in italiano è così ben girata e integrata nella pellicola. Perché l'aveva realizzata lo stesso regista. Era un genio, c'è poco da dire. Complimenti anche a chi si è ribattuto a macchina tutte quelle frasi ripetute fino alla nausea e con allineamenti diversi. Sarà stato un lavoraccio, spero che non abbia fatto la fine del protagonista...
Con il contributo di Wikipedia, vediamo che cos'ha scelto Kubrick per i vari paesi:

Italiano Il mattino ha l'oro in bocca
Tedesco Was Du heute kannst besorgen, das verschiebe nicht auf Morgen Non rimandare a domani quello che puoi fare oggi
Spagnolo No por mucho madrugar amanece más temprano Anche se ti alzi più presto, non farà giorno prima
Francese Un «Tiens» vaut mieux que deux «Tu l'auras» Un «Tieni» vale più di due «Avrai»


Passiamo ora a una delle scene forse più angoscianti e importanti del film. Che è anche il titolo del mio posto. REDRUM! REDRUM! REDRUM! (beh, nel film lo ripetono più a lungo...) ovvero MURDER ("assassinio"):

La lingua inglese come già ricordato in altri post ha il pregio e il difetto di essere fin troppo "adattabile" e ricca di sottintesi e interpretazioni: a seconda del contesto o di come la pronunci, una parola cambia totalmente significato. Ed avendo in fin dei conti poca varietà di sillabe e parole corte, ha anche molti termini che pronunciati al contrario sono comunque provvisti di senso. E' il caso di redrum. La pronuncia di redrum può essere scambiata per quella di red room ("camera rossa", che può far pensare al sangue oltre che al colore delle pareti della stanza dove comincia la follia di Jack) ma anche di red drum (tamburo rosso, quello usato dai pellerossa; ah, per chi non se lo ricordasse l'Overlook hotel è stato costruito su un antico cimitero indiano, diventando una calamite di sfighe e maledizioni come da migliore tradizione horror made in USA). In italiano si poteva trovare una parola che sembrasse sensata anche detta al contrario e che fosse per giunta riconducibile all'omicidio? Ovviamente no. Noi ci dobbiamo accontentare di ETROM. E di un inquietante (ma forse non abbastanza) MORTE da leggere riflesso sullo specchio...

18 dicembre 2012

Invito a cena con delitto: giochi di parole alla frutta

"Invito a cena con delitto", in inglese "Murder by Death", è un altro di quei film demenziali che adoro e che immagino abbiano rovinato il sonno agli adattatori. E' una parodia surreale dei film gialli, con un cast degno di nota: Peter Sellers in una delle sue tante trasformazioni (qui nei panni del detective cinese che maltratta il figlio adottivo), David Niven, Truman Capote e Peter Falk solo per citarne alcuni. Il film regge anche nel doppiaggio italiano, anche se alcune battute ce le siamo persi per strada.
Una su tutte: How lovely dear! We're in Wang's wing! che diventa "Pensa, cara, siamo sotto l'ala di Wang". L'assonanza è andata persa e in italiano non faceva ridere.

Passiamo a un pezzo particolarmente interessante.
Il testo è questo:
Dora: Lei si chiama?
Maggiordomo: Jamesignora!
Dora: Grazie James!
Maggiordomo: No, no, no Jamesignora: il nome è Jamesignora!
Dick: Jamesignora?
Maggiordomo: Ben Signore. Jamesignora Ben Signore
Dick: Ben Signore?
Maggiordomo: Sissignore!
Dick: Jamesignora Ben Signore?
Maggiordomo: Sissignore!
Dick: Oh, Signore!
Maggiordomo: Era il nome di mio padre!
Dick: Qual era il nome di suo padre?
Maggiordomo: Oh Signore! Oh Signore Jamesignora!
Dick: Si chiamava Oh Signore Jamesignora??
Dora: Lascia stare Dick, sennò impazzisco!

Vediamo la scena che così fa ridere:


In italiano è assolutamente demenziale. Non è così riuscita come "lupo ululà" ma apprezziamo lo sforzo.
Nella versione originale era ovviamente completamente diversa. Ed è delirante dal punto di vista della comprensione. Ora capirete perché. Partiamo da Wikiquotes:
Dora Charleston: What's your name?
Butler: Bensonmum.
Dora Charleston: Thank you, Benson.
Butler: No, no. Bensonmum- my name is Bensonmum.
Dick Charleston: Bensonmum?
Butler: Yes, sir. Jamesir Bensonmum.
Dick Charleston: Jamesir?
Butler: Yes, sir?
Dick Charleston: Jamesir Bensonmum?
Butler: (slightly annoyed) Yes, sir.
Dick Charleston: How odd.
Butler: My father's name, sir.
Dick Charleston: What was your father's name?
Butler: Howodd. Howodd Bensonmum.
Dick Charleston: Your father's name was Howodd Bensonmum?
Dora Charleston: Leave it alone Dickie, I've had enough.
 Perché dico che è delirante? Perché le fonti inglesi non sono neppure concordi nella parte finale del "Howodd".
Imdb, che in teoria ne sa, ne riporta una completamente diversa:
Jamesir Bensonmum: Howard. Howard Bensonmum.
Dick Charleston: Your father was Howard Bensonmum?
Dora Charleston: Leave it be, Dickie. I've had enough.

In questa seconda versione quindi solo il cognome crea fraintendimento di per sé, mentre il nome è relativamente comune ma c'è stato un misunderstanding legato alla pronuncia.

Per capire qual è la versione corretta mi sono andata a risentire la versione originale. Eccola qua (non vi fate ingannare dalle immagini dell'inizio!):

In effetti ascoltando la pronuncia del maggiordomo è credibile che volesse dire "Howard". Sempre a conferma di questo testo c'è il "leave it be", che è stato effettivamente pronunciato nel dialogo (al posto del "leave it alone" sostenuto nell'altra versione"). Insomma, se non si mettono d'accordo sulla versione due fonti "madrelingua", viene da apprezzare ancora di più il lavoro dei nostri traduttori.

15 dicembre 2012

Lupo ululà, castello ululì. In memoria di Mario Maldesi

C'è qualcuno che ancora non conosce Frankenstein Jr.? Sì, dai il capolavoro in bianco e nero di Mel Brooks. I nomi Gene Wilder, Marty Feldman, Peter Boyle, Madeline Kahn... dicono niente?
Insomma, "lupo ululà, castello ululì". Sì, esatto, proprio quello.
Ok, indubbiamente quel dialogo ha in parte contribuito alla fortuna del film. E' geniale nella sua assurdità. E ti entra in testa già dopo la prima volta che lo senti... Ve lo ricordate?
Inga: Lupo ulula...
Dr. Frankenstein: Lupo "ululà"?
Igor: Là.
Dr. Frankenstein: Cosa?
Igor: Lupo ululà e castello ululì.
Frederick: Ma come diavolo parli?
Igor: È lei che ha incominciato!
Frederick: No, non è vero!
Igor: Non insisto, è lei il padrone!

Ok, vediamo la scena che fa più ridere:


E qui la classica domanda che si fanno tutte le persone dotate di intelletto è: "ma come caspita è nella versione in inglese?". Eccola qua:
Inga: Werewolf!
Dr. Frederick Frankenstein: Werewolf?
Igor: There.
Dr. Frederick Frankenstein: What?
Igor: There, wolf. There, castle.
Dr. Frederick Frankenstein: Why are you talking that way?
Igor: I thought you wanted to.
Dr. Frederick Frankenstein: No, I don't want to.
Igor: Suit yourself. I'm easy.

Nella versione originale si gioca sull'assonanza tra il termine licantropo ("werewolf") e la domanda "dove lupo" ("where wolf"). Quindi segue la risposta di Igor "there" con la stessa struttura "elementare" (avverbio di luogo + sostantivo = "there wolf"/"there castle").
L'inglese è una lingua che si presta perfettamente a questo tipo di comicità perché sono tantissimi i termini che si pronunciano allo stesso modo ma hanno significati diversi.
In italiano era assolutamente impossibile da tradurre, quindi si sono messi d'impegno e hanno ricreato quasi da zero l'elemento comico. Pochi si sono impegnati così tanto e pochi hanno raggiunto questo livello. Se mi chiedessero di citare un capolavoro dell'adattamento cinematografico italiano io mi giocherei subito questo dialogo.

Ora, diamo a Cesare quel che è di Cesare. Chi è l'autore di questo adattamento?
Cito un pezzo tratto dal blog http://frankensteinjunior.wordpress.com/contatti/ (che consiglio a tutti gli appassionati)
...la traduzione iniziale del copione fu affidata a Roberto De Leonardis, esperto traduttore di opere di grande successo che ne fece una traduzione troppo letterale, probabilmente influenzato negativamente dal Direttore Commerciale della Fox Italia che non previde l’enorme successo di questa pellicola.
Nel momento in cui il film arrivò in sala di doppiaggio, subì una rivisitazione quasi totale del copione: la bravura e la sensibilità del direttore del doppiaggio e dialoghista Mario Maldesi, che aveva avuto modo di visionare il film in America e di apprezzarne il potenziale comico, diede nuova vita al copione, non solo ricreando alla perfezione le battute più salienti del film, ma scegliendo un team di attori che ne interpretassero il doppiaggio in maniera esemplare.


Mario Maldesi ci ha regalato un sacco di perle (ecco la lista dei doppiaggi che ha diretto) e non ho problemi a dire che per me era un genio nel suo settore. Purtroppo parlo al passato perché è venuto a mancare lo scorso settembre. E come spesso accade queste notizie passano un po' in secondo piano. E' un po' il destino di tutti quelli che si fanno conoscere per la propria arte e non per se stessi.   
Ecco quindi perché chiudo questo post con una sua intervista. Una volta tanto volevo associare il suo volto a quello ben più celebre di Gene Wilder che dice "ululà":

2 dicembre 2012

"Una poltrona per due" e la finanza che specula sul cibo

Per chi segue la finanza come osservatore e non come investitore, le commodities hanno sempre un fascino particolare. Su che cosa siano è abbastanza facile: tutto quello che viene ricavato dalla terra o allevato che non presenta differenze sostanziali tra produttore e produttore. Petrolio, oro, gas naturale, mais, zucchero, rame... Sono tutti prodotti che potete buttare insieme nel calderone delle commodities. In Borsa il concetto di commodities si lega a quello di future: contratti in cui ci si obbliga a scambiare una prefissata quantità di merci a una certa data, col prezzo fissato alla data della contrattazione. Se per i produttori poteva essere una sorta di garanzia per il futuro e fonte di liquidità immediata, col passare del tempo sono divantati pane per gli speculatori. E a farne le spese sono tutti, soprattutto i più poveri.
Ho trovato nella rivista Coop un articolo che spiega bene questi meccanismi: Chi scommette sul cibo?

I prezzi dei beni alimentari soprattutto sono un argomento particolarmente delicato in alcune zone del mondo. Partiamo da un'immagine:

via chartsbin.com
Ecco cosa dice l'Ifad (International Fund for Agricultural Development):
La siccità in alcune aree del mondo ha compromesso la produzione mondiale di grano, praticamente ogni anno, a partire dal 2007. Altrove, forti inondazioni hanno danneggiato i raccolti. Tra i fattori che hanno determinato prezzi più elevati e una loro forte volatilità, vanno ricordate le crescenti destinazioni di stock alimentari per usi non alimentari e una più forte speculazione finanziaria. 
Se per noi un'impennata dei prezzi può voler dire rinunciare a un weekend fuori porta o a qualche sfizio, per chi spende fino all'80% del proprio reddito per nutrirsi (per fare un raffronto, noi spendiamo una percentuale che va dal 10 al 20%) vuol dire patire la fame. Quindi la speculazione alimentare non mette a rischio i weekend fuori porta: gioca con delle vite umane.

Ognuno potrebbe dire "e quindi, che posso fare io?". Ovviamente come sempre il singolo da solo può fare poco. Però l'unione fa la forza. Se tutti evitassero istituti di credito con investimenti non etici, i giochi speculativi avrebbero le ore contate. 
In questo articolo  potete leggere un'intervista a Riccardo Moro, docente dell'Università Statale di Milano proprio in materia di commodities e speculazioni alimentari. E alla fine c'è la risposta alla domanda che ho posto prima:
E il singolo risparmiatore, cosa può fare?
Chiedere alla propria banca o al proprio promotore finanziario dove investiranno i suoi risparmi e non accontentarsi di risposte superficiali. E poi informarsi, interpellare il proprio Comune, prendere coscienza, aderire a campagne anti-speculazione e anti-spreco. Perché una buona idea, se non è sostenuta dalle gambe degli uomini, non riuscirà a cambiare il mondo.
Di commodities si sente poco parlare (è il nome che non piace?) e sfoderare l'argomento è il miglior modo di fare il vuoto attorno a sé (prima o poi lo proverò scientificamente). Eppure le commodities sono protagoniste indiscusse di un film che chiunque (e sottolineo chiunque) ha visto almeno una volta nella propria vita (di solito sotto Natale): Una poltrona per due.
Ricordate il furto del rapporto governativo sull'andamento dei raccolti di arance e la successiva contrattazione in borsa?
Anche se non ve ne siete accorti le commodities erano lì.
Dal punto di vista finanziario la scena nasconde tutto quello che vi riporto qui sotto (cit. Wikipedia, scusate la pigrizia). Il film è molto divertente (io lo adoro) ma il mondo a cui fa riferimento non lo è per niente: si possono affamare interi paesi per una scommessa.
Il rapporto sul raccolto delle arance originale riportava una buona disponibilità di arance fresche grazie al fatto che l'inverno rigido non aveva creato troppi problemi ai produttori, quindi la buona disponibilità delle arance avrebbe prodotto, come effettivamente è successo, la discesa del prezzo del succo d'arancia concentrato una volta che i mercati fossero stati messi al corrente della notizia perché, come si sa, se c'è tanta offerta il prezzo scende. Tuttavia con in mano il falso rapporto, che presumibilmente diceva che la disponibilità di arance sarebbe stata molto ridotta, i fratelli Duke credevano che la domanda di succo concentrato sarebbe stata molto superiore e il loro obiettivo era quello di farne quindi acquistare maggiori azioni possibili prima della diffusione del rapporto per poi rivenderle a prezzi ancora più elevati. Con queste certezze in mano i due protagonisti son riusciti a imbrogliare i Duke in questo modo:[2] contrariamente al pensiero comune che vuole che gli investitori possano solo comprare azioni per rivenderle in futuro auspicabilmente ad un prezzo più elevato, tutti gli strumenti finanziari, azioni o futures che siano, si possono vendere anche allo scoperto, quindi venderli senza averne il possesso per poi ricomprarli. In questo contesto la vendita di future risulta meno problematica per la natura stessa dello strumento finanziario, e comunque i Duke avrebbero agito sul future, quindi anche Louis e Billie sono stati costretti ad operare su questo strumento finanziario. Per capire come funziona il mercato delle commodity, ecco un esempio: si possono promettere di vendere 1000 kg di succo concentrato per 1,5 dollari a febbraio anche senza esserne materialmente in possesso al momento della stipula del contratto. Spetta poi al venditore procurarseli dove e come vuole entro febbraio, a qualsiasi prezzo (anche maggiore); l'importante è che poi lo rivenda al prezzo precedentemente pattuito; i Duke danno ordine al loro broker di comprare, anche nel caso in cui il prezzo dovesse iniziare a salire (come poi avviene), sicuri del fatto che, alla diffusione del rapporto, il prezzo aumenterà ulteriormente. Tuttavia, quando viene diffuso il rapporto il prezzo crolla prima che i due fratelli siano in grado di vendere i contratti, ritrovandosi quindi con l'obbligo di acquistare enormi quantità di succo concentrato ad un prezzo superiore rispetto a quello a cui dovranno poi rivenderlo: in pratica, la totale bancarotta. Questo accade perché i future delle commodity, al contrario dei future sugli indici azionari, non prevedono il regolamento in contanti, ma la consegna materiale della merce acquistata, con l'obbligo di sborsare molti soldi per effetto del moltiplicatore, che permette di negoziare un future con meno denaro di quello che servirebbe realmente. Per esempio se voglio comprare 10 000 kg di succo concentrato a 1,5 dollari dovrei sborsare 15 000 dollari, ma ipotizzando che il moltiplicatore del succo d'arancia surgelato e concentrato sia 100 posso comprare il future impiegando solo 150 dollari (15000 diviso 100) anche se effettivamente controllo 15 000 dollari; all'apertura dei mercati i Duke iniziano a comprare forsennatamente fino ad un valore del future di 142 dollari (ipotizziamo un prezzo medio di 120 dollari), da quel momento Louis e Billie Ray iniziano a vendere allo scoperto il succo concentrato portandolo quasi a ridosso del prezzo d'apertura (ipotizziamo un prezzo medio di 125 dollari). Il future è con scadenza aprile (la scena secondo il film si svolge il 2 gennaio). Ad un certo punto il mercato si blocca per ascoltare il rapporto del ministro dell'Agricoltura il quale diffonde il rapporto ufficiale che indica un discreto raccolto di arance fresche, il prezzo del succo crolla e i due iniziano a comprarlo da 46 dollari fino ad un prezzo di chiusura di 29 dollari (ipotizziamo un prezzo medio di riacquisto di 36 dollari). Quindi ogni future venduto a 125 dollari di prezzo medio se lo sono procurato per soli 36 dollari di media, ben il 346% di guadagno. Nel 1983 il mercato dei futures non era così strettamente regolamentato come oggi e le vendite allo scoperto per gli operatori addetti erano illimitate. Quanto possono aver guadagnato i due per vivere da nababbi per tutta la vita? Sappiamo solo che il capitale iniziale di Ophelia è di 40 000 dollari, ma non sappiamo quello del maggiordomo, ma si può ipotizzare un capitale totale di 80 000 dollari. Quanto sarà il moltiplicatore? Un valore realistico si aggira sui 100, quindi si può dire che i due controllino ben 8 milioni di dollari in future con i quali avrebbero contrattato 640 future (8 milioni diviso 100 diviso 125), cifra verosimile perché durante l'iniziale fase di vendita i due parlano di aver venduto 200 e 300 contratti mentre nella fase di riacquisto si sentono come cifre solo 50 e 100. La differenza tra acquisto (36 dollari) e vendita (125 dollari) è di 89 dollari i quali moltiplicati per il numero di future contrattati (640) e per il moltiplicatore (100) Louis e Billie Ray avrebbero avuto un guadagno netto di 5 696 000 dollari, una cifra sufficiente per vivere di rendita per tutta la vita. Per non parlare poi del fatto che potrebbero aver impiegato i soldi destinati a Clarence Beeks da parte dei fratelli Duke.

21 febbraio 2010

Senza titolo (per protesta)

Per dimostrare la mia affezione verso Sanremo (che quest'anno orfana della Gialappa's Band non ho seguito neppure di striscio), eccomi qui a ignorare il vincitore del Festival e a dedicare un post alle traduzioni italiane dei titoli dei film stranieri.

Qualche mese fa ho cercato di capire perché "Vertigo" di Alfred Hitchcock sia diventato "La donna che visse due volte". La vertigine è il fulcro del film e non a caso è presente fin dalla primissima scena; il titolo scelto per l'Italia (non si può neppure parlare di traduzione) è invece assimilabile a uno "spoiler" non voluto dal regista.
Per me quello dei titoli tradotti con italica creatività è un cruccio serio. Vedendo spesso i film solo in lingua originale, a volte ignoro completamente con che titolo siano stati diffusi in Italia.
E capitano conversazioni surreali come questa:
Interlocutore: "Ho visto La gang del bosco, mi è piaciuto un sacco!";
Io: "Non mi pare di averlo mai visto, di cosa parla?";
Interlocutore: "Ci sono degli animaletti che iniziano a combattere i vicini umani che vogliono devastargli l'habitat...";
Io: "Ahhh, Over the Hedge".
Interlocutore: "No, La gang del bosco. Quello di cui parli tu forse è il remake".

Evidentemente "Oltre la siepe" non era abbastanza creativo. Oppure troppo poco furbetto. In effetti "La gang del bosco" è un titolo che strizza l'occhio ai ragazzini. E in Italia quando si parla di cartoni animati e animazioni 3D, si pensa sempre a un target under14 (come insegnano i vari casi di anime o di cartoon non proprio per bambini inseriti in contenitori televisivi destinati ai più piccoli).

Pensiamo al caso di "Se mi lasci ti cancello" con Jim Carrey. Sì, lo stesso Jim Carrey che ha fatto "Bugiardo bugiardo", "Una settimana da Dio" o "Yes man".
Si fa uno più uno (attore brillante e titolo leggero) e si va al cinema convinti di vedere una commediola americana, leggera e magari banalotta, che ti strappa qualche sorriso e non ti lascia pensieri (ed emozioni) all'uscita dalla sala.
Non ti aspetti di incappare in un film tenero, romantico e malinconico.
Citando Wikipedia:
Il titolo italiano non richiama quello originale, e altera la raffinatezza e l'impegno del film, facendolo apparire quello che non è, ovvero una tipica e spensierata commedia americana. Il titolo inglese, Eternal Sunshine of the Spotless Mind, infatti è preso da un verso dell'opera Eloisa to Abelard (1717) del poeta inglese Alexander Pope (già citata in un altro film di Kaufman, Essere John Malkovich)
Chissà che delusione quindi per quelli che sono andati in sala con un gruppo di amici pensando di farsi qualche grassa risata. E chissà che fastidio per quelli che NON sono andati al cinema perché ne avevano frainteso lo spirito. Un bel film tradito nel profondo da un titolo sbagliato (o furbo).
Pare infatti scontato pensare che il tranello fosse stato teso per trascinare più spettatori in sala.
Ma è corretto ingannare il pubblico con un titolo ammiccante o del tutto inventato?

La saga dei "Se..." è del resto interminabile. Un esempio? "Se ti investo mi sposi", titolo originale "Elvis has left the building".

Prendiamo il caso di "My Life in Ruins", che gioca sull'ambiguità della parola "ruin". In italiano la traduzione non sarebbe stata così facile (il gioco di parole non si poteva rendere allo stesso modo). Poi dal marketing deve essere arrivato l'input geniale: sfruttiamo la notorietà della protagonista, Nia Vardalos, già protagonista de "Il mio grosso grasso matrimonio greco".
E chissenefrega se i due film non hanno alcuna attinenza l'uno con l'altro.
Anche in questo caso, massima comprensione per i poveretti che sono andati al cinema aspettandosi una crisi coniugale di Toula e si sono trovati di fronte a una storia tutta nuova.

Proseguiamo con "La rivincita delle bionde". Titolo originale "Legally blonde". C'è anche il seguito, "Una bionda in carriera". Titolo originale "Legally blonde 2".
"Due single a nozze" in origine era "The wedding crashers".
Quando si dice "fedeli all'originale"...

L'argomento titoli mi è tornato in mente oggi. Sono incappata in una commediola scialba intitolata "A casa con i suoi". Titolo originale: "Failure to Launch". Mannaggia.

Per chi ha il pelo sullo stomaco, eccola classifica dei 50 Orrori Titolistici. Quando la Traduzione non è Arte.
Ritroverete (o scoprirete) perle come "Dude, where's my car?", ovvero "Fatti, strafatti e strafighe"; "My Girl", ovvero "Papà, ho trovato un amico" (perché non sfruttare la notorietà di Macaulay Culkin?); "City Slickers", ovvero "Scappo Dalla Città - La Vita, l’Amore e Le Vacche" (più che un titolo una sinopsi) e molti altri.
Noterete anche che la formula "se [verbo a scelta] ti [altro verbo a scelta]" la fa da padrone.
Quando si dice la fantasia...

12 luglio 2009

Goonies, com'erano e come sono.

Chi è stato bambino o ragazzo negli anni Ottanta non può non averli visti almeno una volta. I Goonies sono un film cult. Chi ha dubbi a riguardo, prenda in esame la sequela di leggende metropolitane che sono nate attorno al film e al suo (mai realizzato) sequel.
L'altra sera guardando il palinsesto delle reti digitali mi sono imbattuta proprio nei Goonies. E mi sono domandata: che fine hanno fatto i protagonisti? Non è la prima volta che mi pongo il problema, ma di solito sono sprovvista di Rete. Questa volta avevo sia la Rete, che il tempo e la voglia di togliermi una curiosità senza pretese.
Non mi sembrava di riconoscere nessun attore famoso tra i fanciulli del cast. Strano, un inizio di carriera così brillante li avrebbe dovuti aiutare a non finire nello sgabuzzino delle scope dello star system. Come volevasi dimostrare. Ero semplicemente io a non riconoscere nessun attore famoso.
Questo è il protagonista:

riconoscete in questa foto un giovanissimo attore famoso (e meno famoso regista)?
Se dico "Il signore degli anelli", ancora nulla?


A parte questa sorpresa, ero curiosa di sapere il seguito della carriera dell'attore che ha interpretato in modo impeccabile il goffo e divertentissimo Chuck: ho scoperto che continua a lavorare nel mondo dello spettacolo, a L.A., ma come avvocato.
Beh, userà la sua abilità nella recitazione in tribunale... Soprattutto davanti a una giuria potrebbe fare la differenza.


Per tutti i curiosi, qui trovate il cast dei Goonies, com'era al tempo del film e come è oggi:
Whatever Happened to Chunk, Mikey and Sloth?

30 aprile 2009

I cento anni dell'animazione russa

Cercando informazioni su "The old man and the sea" del 1999 (di Aleksandr Petrov, uno spettacolare "dipinto animato" premiato con l'Oscar come migliore corto d'animazione), ho trovato un interessantissimo articolo ricco di video embeddati sui cent'anni del cinema d'animazione russo. Purtroppo "The old man and the sea" in bassa risoluzione perde tutto il suo fascino. Speriamo facciano un cofanetto di dvd in occasione del centenario...
Ecco il link:
La storia delle storie: i cento anni dell'animazione russa

Alcuni già li conoscevo ("La regina delle nevi", ad esempio, era uno dei cartoni che mi hanno accompagnato durante l'infanzia); altri li ho scoperti grazie a questo articolo e molti li devo ancora vedere (sono davvero tantissimi). Un ringraziamento all'autore, Marcello Brignone, per un lavoro di selezione, raccolta e analisi davvero notevole.

Un'immagine da "The old man and the sea" (non è la locandina, il corto ha davvero questo stile. Oscar mica per niente...)

23 marzo 2009

50 anni di "A qualcuno piace caldo"


Non sarà la Marilyn indimenticabile di "Quando la moglie è in vacanza", ma anche in un ruolo brillante la bionda per eccellenza se l'è cavata egregiamente. Avrò visto decine di volte "A qualcuno piace caldo" e l'ho sempre trovato splendido. Anzi, più lo si guarda e più si entra nella pellicola (oggi nel dvd). Il ritmo, i tempi comici, la scelta del cast e la recitazione degli attori (su tutti un frastornato Jack Lemmon) mi sono sempre sembrati perfetti. Sicuramente uno dei migliori film (ma a mio giudizio non il migliore) del grandissimo Billy Wilder.
Un film ancora attualissimo. Anzi, il bianco e nero lo porta fuori dal tempo, apprezzabile oggi come 30 o 50 anni fa. La notizia è proprio questa: "Some like it hot" ha compiuto 50 anni. Portati egregiamente.
Ecco il testo della scena finale, un capolavoro di genialità:
"Osgood, voglio essere leale con te: non possiamo sposarci affatto".
"Perché no?".
"Beh'... in primo luogo io non sono una bionda naturale...".
"Non m'importa".
"... e fumo, fumo come un turco...".
"Non m'interessa".
"Ho un passato burrascoso: per più di tre anni ho vissuto con un sassofonista".
"Ti perdono".
"Non potrò avere mai bambini...".
"Ne adotteremo un po'".
"Ma non capisci proprio niente, Osgood! Sono un uomo!".
"Beh, nessuno è perfetto".


Splendida anche la considerazione di una Marilyn distrutta dall'ennesima storia d'amore naufragata: "È la storia della mia vita, se c'è una ciliegina col verme, tocca sempre a me".

Vediamo qualche curiosità (ne trovate molte altre su movieplayer.it):
Dov'è il bourbon?

Marilyn Monroe è riuscita a sbagliare per 59 volte la scena in cui chiede semplicemente "Dov'è il boubon?"

Per il ruolo di "Josephine", che poi è andato a Tony Curtis, era stato considerato Bob Hope, per il ruolo di Zucchero - che poi è andato a Marilyn Monroe - il regista Billy Wilder avrebbe voluto l'attrice Mitzi Gaynor, mentre per il ruolo di "Daphne", che poi è andato a Jack Lemmon, il regista avrebbe voluto Frank Sinatra, ma erano stati considerati anche Danny Kaye, Anthony Perkins e Jerry Lewis, che però rifiutò perchè non gli andava di travestirsi da donna. Quando Jack Lemmon ebbe una nomination all'Oscar per il ruolo che Lewis aveva rifiutato, prese l'abitudine di mandare una scatola di cioccolatini a Lewis ogni anno per ringraziarlo di aver rifiutato la parte.

Marilyn Monroe voleva che A qualcuno piace caldo fosse girato a colori - e d'altronde il suo contratto prevedeva che tutti i film di cui era protagonista dovevano essere a colori - ma Billy Wilder riuscì a convincerla a girare il film in bianco e nero, perchè gli screen test avevano rivelato che il make up di Jack Lemmon e Tony CurtisTony Curtis dava al loro viso una sfumatura verdognola, che con il bianco e nero non si sarebbe notata.

Durante le riprese di A qualcuno piace caldo i problemi dovuti all'atteggiamento di Marilyn Monroe furono notevoli: secondo Tony Curtis Marilyn si presentava sul set regolarmente in ritardo di due, tre ore, e spesso rifiutava di uscire dal camerino. L'attrice inoltre non riusciva a memorizzare nessuna battuta, anche le più semplici e spesso era costretta a leggere le sue battute su una lavagna. Le scene del film ambientate nell'albergo, furono girate interamente all'Hotel Del Coronado di San Diego, in California, perchè Marilyn non voleva spostarsi e voleva soggiornare poco lontano dal set. Alla fine delle riprese Wilder era così arrabbiato con lei, che non la invitò neppure al party di lancio del film. Della sua esperienza con l'attrice, il regista disse "Era come essere in volo, con un folle sull'aereoplano".

Il titolo provvisorio di "A qualcuno piace caldo" era "Non stanotte, Josephine", invece in Russia il film è stato intitolato "Il jazz è permesso solo alle ragazze".


Ecco infine il lancio Ansa sui 50 anni del film:
ROMA - Una prorompente Marilyn Monroe che canta I wanna be loved by you, Jack Lemmon e Tony Curtis strepitosi 'en travesti', ritmo, gag, battute, attori del calibro di George Raft e Pat O'Brien in parti secondarie: il 29 marzo, data della sua uscita in Usa, A qualcuno piace caldo compie 50 anni ma è un film ancora giovane. Continua a divertire, emozionare, far ridere. Insomma rimane una pietra miliare della commedia.

"Sarà un disastro" disse il produttore David O. Selznick al regista di questo capolavoro, Billy Wilder: "non si possono combinare commedie e massacri". E invece Wilder fece esattamente questo. In più aggiunse alla miscela Marilyn Monroe e il travestitismo. Ma non confezionò un film lunare, fuori dalla realtà come avrebbero potuto fare i fratelli Marx. Ancorò invece ad un luogo e ad un periodo preciso (il proibizionismo nella Chicago del 1929) la storia di due musicisti in bolletta (Lemmon e Curtis) che per sfuggire alla banda di gangster autori di un eccidio cui hanno casualmente assistito, si travestono da donna e si fanno ingaggiare da un'orchestrina femminile diretta in Florida.

Dove si scatena la farsa: Lemmon, diventato Daphne, prima subisce e poi gradisce la corte di un miliardario scialacquatore di mezza età (interpretato da Joe E. Brown che sarebbe morto poco dopo) e Curtis, diventato Geraldine, nei momenti liberi cambia di nuovo travestimento e si trasforma in un giovane magnate del petrolio facendo il verso a Cary Grant per conquistare la suonatrice di okulele Sugar Kane, niente meno Marilyn Monroe. Che, con la sua prorompente sensualità, col suo "impatto carnale" come lo definì Wilder, è il motore di tutta la commedia. E pensare che per la parte era stata scelta in un primo tempo Mitzi Gaynor. Ma quando Marilyn si mostrò interessata, Wilder non ci pensò due volte anche se sapeva che sarebbe stato un'inferno perché sul set Marilyn all'improvviso si imbambolava e i ciak non si contavano più.

Una battuta ('Dove è quel bourbon') richiese più di 50 repliche. Il titolo avrebbe dovuto essere 'Not Tonight, Josephine', poi fu scelto 'A qualcuno piace caldo' riferito al jazz, una frase che viene messa in bocca a Tony Curtis travestito da miliardario mentre parla con Marilyn in una sequenza su una spiaggia della Florida, in realtà girata a San Diego, California. La celebre frase finale 'nessuno e' perfettò è di I.A.L. Diamond, sceneggiatore di fiducia di Wilder. Era una battuta provvisoria, ma alla fine rimase, e all'anteprima di Westwood il pubblico esplose.

18 novembre 2008

"Citizen Kane" il film più bello


Visto il mio ultimo post, non potevo non riprendere quest'Ansa, pubblicata un'ora fa.
Ansa 2008-11-18 15:50
PARIGI - Al primo posto c'é 'Citizen Kane' (Quarto potere) di Orson Welles, il secondo è conteso da 'La morte corre sul fiume', dell' inglese Charles Laughton e 'La regola del gioco' di Jean Renoir, al terzo 'Aurora' di Friedrich Wilhelm Murnau. Primo italiano è 'Il gattopardo' di Luchino Visconti, in 14/a posizione. E' la classifica dei 'Cento film piu' belli del mondò stilata da una settantina di esperti, tra critici, registi, responsabili di cinema, riuniti dalla rivista 'Les cahiers du cinema', pubblicata oggi dal quotidiano Le Figaro.

Altri film di registi italiani in classifica, oltre a 'Il gattopardo' sono: 'L'Avventurà di Michelangeo Antonioni, 'Otto e mezzo', 'Amarcord' e 'La dolce vita' di Federico Fellini, 'Roma citta' apertà di Roberto Rossellini, 'Ladri di biciclette' di Vittorio de Sica, 'C'era una volta l'Americà di Sergio Leone. Di Visconti c'é anche 'Senso'. Tra gli altri, rientrano nella top ten di questa classifica anche 'L'Atalanté di Jean Vigo, 'M - il mostro di Düsseldorf' di Fritz Lang, 'Cantando sotto la pioggia' di Stanley Donen e Gene Kelly, 'Vertigo di Alfred Hitchcock, 'Les enfants du paradis' di Marcel Carné. I 'Cento film piu' belli del mondò saranno proiettati da domani fino al 6 luglio prossimo nella sala parigina del Reflet Medicis.

La classifica è apparsa sul Figaro. Non credo la classifica tenga conto del doppiaggio italiano di "Quarto potere"...

17 novembre 2008

"Quarto potere" e gli scempi dei traduttori

Ieri ho visto la versione rimasterizzata di Citizen Kane, noto in Italia come "Quarto potere". I doppiatori italiani, soprattutto del passato, sono inappuntabili. Tutti all'altezza del compito (divertente Gino Cervi nella sua interpretazione del cinegiornale, grandiosa la doppiatrice dell'insopportabile seconda moglie "cantante" del protagonista, con una voce così squillante che ad alto volume perforava i timpani).
Promossi i doppiatori, molto meno i traduttori.
Ma è un problema diffuso, soprattutto quando si devono rendere giochi di parole.
Partiamo dal titolo. Orson Welles aveva pensato a "Citizen Kane", ovvero "Il cittadino Kane". Il film è incentrato sulla sua vita, sulla vita del famoso e brillante uomo pubblico e, dopo la sua morte, sulla vita del vero Kane, quello fragile, egocentrico, incoerente e dai difficili rapporti interpersonali. In Italia si è optato per "Quarto potere" ma francamente per tutto il film (che ricordo incentrato sulla vita di Kane più che sul suo ruolo di editore e sul suo potere sui mass media) viene spontaneo domandarsi perché non siano rimasti fedeli al titolo originale. Che aspettative genera un titolo del genere? Di sicuro non ci si aspetta di vedere un'opera incentrata sulla vita (pubblica e privata) di un uomo, ma piuttosto un'analisi del potere della stampa. E vabbé...
Ma non è l'unica traduzione forzata che mi ha fatto storcere il naso. E da qui in poi attenzione agli SPOILER!
Una delle intuizioni più interessanti del film è di aver ripercorso la vita di Kane come se si trattasse di un giallo da risolvere. Prima di morire, il magnate ormai solo e sconfitto, aveva lasciato cadere una palla di neve e pronunciato la parola "Rosabella". Per tutto il film un giornalista improvvisatosi investigatore domanda alle persone che lo hanno conosciuto in vita se conoscessero Rosabella. Si dava per scontato fosse una donna. Eccerto, con un nome simile o si cerca la "femme" o un personaggio di Topolinia. Il giornalista (che non andava di sua sponte ma spedito quasi a calci dal capo che voleva uno scoop) alla fine non scopre nulla. Conclude dicendo che quel nome forse non era importante e che non poteva essere la chiave per interpretare la vita di Kane. E qui il pubblico sobbalza sulla sedia: "se lo dice con quel tono e quella musica di sottofondo, è ovviamente una cosa importantissima!". A quel punto la telecamera lo abbandona, si sposta nelle stanze piene di oggetti preziosisissimi finiti all'asta (Kane non aveva eredi, il figlio era morto in un incidente con la prima ex moglie) e passa alla stanza della "cianfrusaglie", dove gli oggetti meno preziosi finiscono nel camino. Zoom della telecamera ed ecco riapparire lo slittino della sfortunata infanzia di Kane(interrotta a 6 anni quando la madre per dargli un futuro migliore lo affidò a una banca). La telecamera indugia sulla scritta "Rosebud" impressa sullo slittino, ormai divorato dalle fiamme. La voce del protagonista accompagna la scena con un "Rosabella".
Ecco quindi svelata la chiave per interpretare tutta la sua vita. E uno spettatore italiano si domanda "E quindi? Qual è la spiegazione? Gli mancava la sua infanzia, gli mancavano le sue origini, gli mancava la madre...?". Tra l'altro in una delle prime scene di vita con i banchieri, Kane riceve da loro un nuovo slittino. Si presume che la sua infanzia non fosse del tutto interrotta. In effetti manca un dettaglio. "Rosebud" in inglese significa "bocciolo di rosa" (e non "rosabella"), ma è anche usato per indicare una persona incompleta, irrealizzata. A quel punto assume un valore diverso anche lo scontro fisico tra il piccolo Kane e il banchiere che doveva condurlo lontano dalla famiglia: per difendere la sua infanzia aveva usato lo slittino come arma. Il doppiaggio italiano non gli ha reso onore. Nella versione estesa che io ho visto, poi, per l'impossibilità di ridoppiare per intero il film, le parti inedite in inglese si alternavano a quelle in italiano. Un effetto abbastanza fastidioso per chi capisce i dialoghi originali, insopportabile per chi non mastica l'inglese.
Da Wikipedia un'interpretazione alternativa:
Numerosi critici (cfr. Bertetto) hanno ipotizzato che, dietro la vicenda dell'uomo-Kane, ci sia una intenzione metaforizzante: il magnate che ha iniziato la sua fortuna grazie all'oro di una miniera per poi franare nell'impossibilità di amare a seguito della sua caduta nelle spire degli interessi economici rappresenterebbe l'America e la sua "caduta" dalla condizione di grazia di "giovane nazione". Significativo, al riguardo, sarebbe il parallelismo tra la vecchia slitta (Rosabella) e la corrispettiva slitta nuova ricevuta da Kane dopo l'affidamento al tutore.


Per i giornalisti e gli appassionati di comunicazione, ci sono alcune chicche
L’editore Orson Welles e il caporedattore Erskie Sanford
Dunque signor Carter, c'è un titolo di tre colonne in prima pagina del Chronicle. Perché l'Inquirer non ha un titolo su tre colonne?
La notizia non era importante.
Signor Carter, se il titolo è grande, la notizia diventa subito importante.

Altre frasi celebri le trovate qui. Qui invece c'è una bella analisi filmica.

9 giugno 2008

Omaggio a Dino Risi

Nel giorno dell'addio a Dino Risi, un personalissimo ringraziamento per i capolavori che ha regalato al nostro cinema. Ecco alcuni episodi tratti da uno dei miei film preferiti, I Mostri: a 45 anni dalla sua creazione, è ancora attualissimo. Un film a episodi brevissimi, quasi frammenti che però riescono a cogliere l'italica fauna nella loro complessità.


L'educazione sentimentale


L'agguato


I due orfanelli


Come un padre


Il sacrificato


Scenda l'oblio (purtroppo non sono riuscita a trovare l'episodio senza il commento politico iniziale)

24 febbraio 2008

Alberto Sordi, il ricordo a 5 anni dalla morte

Il 25 febbraio di cinque anni fa moriva, a 82 anni, Alberto Sordi. Il re della commedia italiana se ne andava stringendo le mani della sorella Aurelia, dopo una grave malattia durata sei mesi.

Ai funerali, celebrati nella Basilica di San Giovanni, presero parte centinaia di migliaia di persone. Gigi Proietti, dal palco allestito davanti alla Basilica, gli dedicò un commosso saluto in versi. Nel dicembre dello stesso anno, la restaurata Galleria Colonna prese il nome di 'Galleria Alberto Sordi'.
Cinque anni fa la scomparsa di Alberto Sordi mi ha colta di sorpresa. I film garantiscono una sorta d'immortalità e stupisce vedere che anche gli attori, come tutti i comuni mortali, invecchiano e muoiono. Mi piaceva la sua ironia, la sua umiltà, il suo "essere alla mano" nonostante fosse uno degli ultimi mostri sacri del nostro cinema. E mi piacevano anche i suoi personaggi: quell'italiano ciarlatano e fifone che alla fine alzava la testa (come nella Grande Guerra) o che diventava vittima della sua presunzione (come nel Vedovo) o di un sistema decisamente malato (Il medico della mutua). Che fosse vittima o che fosse carnefice, il personaggio interpretato da Sordi riusciva a mettere a nudo alcuni difetti della nostra società. Ancora oggi molti dei suoi film sono attualissimi: era Sordi che aveva visto lontano o l'Italia in 50 anni non si è rinnovata? Forse, più semplicemente, certi atteggiamenti e certe debolezze contraddistinguono un popolo, nel bene e nel male, e ci vuole più di mezzo secolo per cambiarli.
E l'italiano fanfarone ma intimamente onesto è la figura che preferisco nella variegata fauna nostrana.

Avrei potuto inserire il video che vede il suo celebre personaggio Nando Moriconi, il protagonista di "Un amicano a Roma", alle prese un panino a base di marmellata, yogurt e mostarda, a suo giudizio un perfetto esempio di pasto americano. Alla fine il povero Nando ricade nel piatto di maccheroni preparati da mammà, al grido di "maccaroni m'hai provocato, e io te distruggo". Nando è un perfetto esempio di quello che si può sopportare per moda o per esterofilia. E in questo il film è oggi attualissimo.
Potevo anche inserire il video del gesto dell'ombrello (e successiva punizione divina per l'oltraggio recato ai lavoratori) che compare ne I Vitelloni o, perché no, il motto che sintetizza il personaggio del Marchese del Grillo: "mi dispiace ma io so' io e voi non siete un cazzo".
Avrei potuto. Ma invece ho preferito un filmato tratto da un film molto meno noto, per giunta a episodi, dal titolo I Complessi. Perché proprio questo? Perché Sordi dimostra tutta la sua abilità di speaker (gli anni di doppiaggio e di radio non perdonano) e, stranamente, alla fine trionfa. C'è poi un motivo prettamente "sentimentale": è il film che mi ha fatto scoprire questo incredibile artista.
Ecco il mio tributo ad Alberto: