Che problemi ha una società che finisce per colpevolizzare o
addirittura trovare scandaloso l’allattamento? Me lo sono chiesta
stamattina, vedendo la campagna “Io ciuccio dove mi pare”, lanciata dal Comune di Firenze. Ho letto i commenti surreali,
di donne che dicono di mettersi nei cantucci per non dare fastidio, di
aver avuto il bimbo che reclamava cibo e di essere state invitate ad
allattare fuori dalla chiesa in pieno inverno, di altre donne che le
accusano di poco pudore, di uomini che trovano “arrapante” una donna che
allatta. Seriamente, come siamo arrivati al punto che un gesto così
semplice e naturale (e automatico a un certo punto, perché quando lo si
fa 10 volte al giorno per mesi lo diventa per forza) è così controverso
da dover diventare oggetto di campagne progresso?
Nella nostra società se sei donna, come fai sbagli.
- Se allatti al seno sei senza pudore e devono fare delle campagne progresso per aumentare la tolleranza nei tuoi confronti;
- se allatti col biberon – dopo decenni di propaganda delle multinazionali sul latte artificiale – sei una madre egoista, incosciente o disinformata; se hai figli da giovane ti comprometti le opportunità lavorative;
- se lo fai tardi “tuo figlio avrà una madre vecchia” e ti trovi pure
in target per la campagna del Ministero che ti dice di darti una mossa
che le tue ovaie fanno “tic tac tic tac” come il coccodrillo di Peter
Pan;
- se non fai figli sei un donna non realizzata, “un albero che non fa
frutti”, non hai scopo nella vita e se per caso hai gatti Radio Maria ti
prospetta l’inferno;
- se ne fai uno è troppo poco, “quando fai il secondo?”;
- se ne fai più di tre sei un’incosciente, sei anti-ecologico e “ti dovrebbero chiudere le tube”;
- se ne hai due o tre sei nella norma, quando ti vedono con le borse
sotto gli occhi con cui puoi partire per le ferie ti dicono “massì li
abbiamo fatti tutti” e quindi evita di dire che sei stanco o ti becchi
pure dell’incapace.
Allattamento al seno: naturale sì, facile sempre meno spesso
Ultimamente molte donne lamentano le pressioni da parte di ostetriche e ginecologi per l’allattamento al seno. Si sentono colpevolizzate
se non ce la fanno o scelgono a un certo punto di rinunciare. Capisco a
cosa si riferiscono: spesso e volentieri ci sono delle pretese molto
elevate a fronte di informazioni limitate o quasi trascurabili.
Nessuno in ospedale spiega come attaccare il neonato al seno, come
gestire un ingorgo o sbloccare un dotto intasato; ma ancor peggio,
nessuno neppure avvisa che il dolore lancinante dei primi giorni non durerà a lungo e se dura l’attaccamento è sbagliato ma è comunque risolvibile, insomma madri non spaventatevi, passerà.
Nessuno normalmente negli ospedali italiani dà
questo tipo di supporto. Sei lì, che ti stai riprendendo a fatica dal
parto, magari hai i punti che ti fanno un male cane e devi pure subire
l’equivalente di una pugnalata prolungata nel petto ogni due ore.
Allatti con le unghie conficcate nel materasso per il dolore. Oppure,
nel caso il pupo non riesca ad attaccarsi, devi fare la spremitura.
Spremi e continui a spremerti sempre più in ansia senza che nessuno ti
dica “rilassati, fai una doccia, prenditi una pausa, concediti qualcosa
di buono e poi vedrai che andrà meglio”.
Ai corsi preparto spesso si parla poco
dell’allattamento. Ho avuto la fortuna di seguirne uno in cui
addirittura erano previste due lezioni, una delle quali di pratica. Ma
poi è tutto diverso. Provare ad attaccare un bambolotto non è come
attaccare un bimbo che magari si ribella, fatica a succhiare o che
inizia a rigurgitare davanti ai tuoi occhi il latte dal naso perché
gliene è arrivato troppo di colpo. Nessuno ti dice che se hai un riflesso di emissione forte
il tuo bimbo rischia di rifiutare il seno o di piangere a metà poppata
perché ha ingurgitato troppa aria. Nessuno neppure ti dice che esiste il
“riflesso di emissione”. Io l’ho scoperto per caso, mio figlio ha
allontanato il seno di colpo e ho visto che uno zampillo gli ha lavato
la faccia. Mi sono documentata – per fortuna esiste la Leche League – e ho capito perché a fine pasto anziché addormentarsi felice urlava di dolore (no, il mio latte non era urticante).
Nessuno mi aveva spiegato che a un certo punto potresti trovarti un
nodulo gigante e doloroso, che equivale a un dotto bloccato. O la
bollicina sul capezzolo, che attesta un’ostruzione. Mi avevano invece
istruita sugli ingorghi e su come gestirli, ma non ero comunque pronta
al dolore e al malessere generale (quando capita sembra di avere
l’influenza).
Certo, ci sono i consultori, che fanno un importante
lavoro di formazione e supporto, ma non tutti hanno la fortuna di
averli nelle vicinanze. Io ad esempio avrei dovuto prendere la macchina e
andare in un comune limitrofo per poterne usufruire. Comodissimo con un
neonato. Poi ci stupiamo se le neomamme si affidano a gruppi su
Facebook o a forum…
L’allattamento al seno è naturale, ma noi non viviamo nelle caverne
Si dà per scontato l’allattamento perché è la cosa più naturale del mondo, ma noi non viviamo in un mondo naturale:
abbiamo ciucci, abbiamo stress, abbiamo vestiti, abbiamo bimbi che non
stanno costantemente a contatto corpo a corpo. Abbiamo parti
medicalizzati e per fortuna la sopravvivenza dei neonati oggi è di gran
lunga superiore a quella che ci sarebbe in condizioni appunto
“naturali”.
Le generazioni attuali poi non hanno spesso neppure supporto in
famiglia, perché usciamo da generazioni allevate a latte artificiale:
vale la pena di sottolineare che io sono tornata a casa dall’ospedale
con un bell’opuscolo sull’allattamento al seno, mia madre con uno sul latte artificiale.
L’allattamento non è semplice e neppure così piacevole all’inizio, ma
se gestito con il supporto di persone competenti può diventare
emozionante e portare innegabili benefici a madre e figlio. Per il
figlio sono abbastanza noti, dal momento che il latte materno è
specie-specifico (addirittura individuo specifico, visto che lo produce
la stessa persona che prima aveva il piccolo in grembo) e a differenza
del latte “artificiale” (che non è altro che latte di mucca modificato
per adattarlo agli esseri umani) è vitale, sempre diverso, orientato
alle necessità del bimbo. Pochi sanno ad esempio che il “primo latte” ha
una più elevata componente di acqua perché serve per dissetare il
neonato, che non assume acqua.
Sono invece spesso taciuti i benefici per la madre. Nel mio caso, ad
esempio, l’ossitocina artificiale non faceva alcun effetto. Finché non
sono riuscita ad avviare l’allattamento, che è avvenuto col tiralatte al
quarto giorno post parto e al seno dopo ben 50 giorni, il mio utero non
ha iniziato a contrarsi. Solo allora ho scongiurato il rischio
raschiamento. Con la suzione del bambino la situazione è cambiata
ulteriormente e la pancia è tornata piatta o quasi nel giro di neanche
una settimana.
Si sentono poi assurdità del tipo “latte poco nutriente” o “poco latte”,
coi pediatri spesso troppo pronti a dare l’integrazione che in breve fa
sparire del tutto il latte alla madre. Il latte materno di una donna
sana è sempre nutriente e se non è sufficiente basta tenere attaccato il
neonato perché si regoli la produzione. Siamo macchine perfette
orientate alla sopravvivenza, se c’è qualcosa che non funziona, a parte
casi particolari, è perché le stiamo inceppando con le nostre credenze.
Capita così che donne si trovino davvero senza latte, ma perché il bimbo
passa buona parte delle sue giornate a usare il ciuccio, non dando
adeguata stimolazione; capita che si integri con il latte artificiale,
più pesante e meno digeribile, che proprio per questo sazia maggiormente
e aumenta il convincimento che “sì, il mio latte è poco nutriente”. Con
inevitabili sensi di colpa. No, se vostro figlio reclama cibo dopo due
ore se lo avete allattato al seno e dopo 5 a biberon non è un problema
del vostro latte: sarebbe come dire che un piatto di farro integrale con
insalata è meno valido di una peperonata.
Non sono una fanatica dell’allattamento al seno, penso che per un
neonato sia preferibile la combinazione “madre serena + latte
artificiale” che “latte materno + stress e insofferenza”, quindi se non
ci sono le condizioni ottimali, colpevolizzare le madri non è solo
stupido, è anche crudele.
Chi decide o non riesce ad allattare al seno non deve essere colpevolizzato. Dalle altre madri in primis.