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7 novembre 2009

Einstein, l'enfant prodige che confuta il Male


Questo "innocente" video che ho scoperto tramite Facebook ha minato fortemente le mie convinzioni. Non religiose.
Non sono riuscita a riconoscere nel bambino spocchioso del video quell'Albert Einstein che ho studiato a lungo e di cui ero arrivata a delinearmi una figura abbastanza coerente e "familiare". Possibile che un bambino che fino a nove anni non era stato in grado di parlare speditamente, si fosse messo ad argomentare in quel modo?
Poi, l'illuminazione. Forse quella conversazione non era mai avvenuta. Forse.
Mi rivolgo a Snopes che di solito sa darmi delle risposte. Ovviamente non mi delude: leggete "Malice of absence" per saperne di più. Facendo un sunto, l'aneddoto semplicemente non compare nelle biografie di Einstein ed è simile a molte altre leggende metropolitane con protagonista uno stereotipato professore ateo.

Andiamo oltre. La domanda che mi pongo ora è: "Perché il governo macedone ha finanziato questo spot?". Leggiamo cosa compare alla fine: "Religion is science too. Bringing religion studies back to our school - Ministry of Education and Science of the Republic of Macedonia".
Qualcuno si è fatto delle domande su questo video e sulle sue motivazioni? Piuttosto che rassettare casa, io me le sono fatta. Ho trovato questo interessante articolo, del 27 agosto 2009: No Religion In Macedonian Schools
Si legge:
Controversial religious studies classes will not be reintroduced to Macedonian primary schools this school year, as the government fears the Constitutional Court will again intervene, Education Minister Nikola Todorov says.


In Italia, alla luce del dibattito sui voti all'ora (facoltativa) di religione e della sentenza della Corte europea dei Diritti dell'Uomo che ha richiesto la rimozione dei crocifissi dalle aule, questo video è diventato quasi una bandiera del connubio religione-scienza. La questione è molto più complessa. La cultura italiana è fortemente intrisa della sua religione di riferimento. Sono convinta che non sia possibile capire un popolo senza considerarne la religione, che determina per adesione o reazione determinati atteggiamenti e influenza il sistema valoriale. Sono anche convinta che finché non si trasformerà l'ora di religione in un'ora di teologia o di etica, e la si renderà obbligatoria, non potrà che essere un elemento di dibattito. Ricordo che alle elementari le lezioni di religione me le faceva il prete del paese. Andando a catechismo facevo il ripasso di quello detto a scuola. Le domande "scomode" non erano ben accette. Al liceo invece l'ora di religione - grazie anche a un insegnante particolarmente intelligente e preparato - era un interessante scambio di riflessioni sull'etica e sulle religioni, che ha lasciato qualcosa dentro un po' a tutti noi. Ai miei figli auguro di trovare un professore di religione come quello che ho avuto alle superiori, non un insegnante di catechismo.
Molto interessante l'approfondimento sull'insegnamento della religione nelle scuole che ho trovato nel sito della diocesi di Verona. Apprezzo soprattutto questo passo, che non posso che sottoscrivere:
ma non si può certo rallegrarci del fatto che molti oggi possano scegliere il nulla piuttosto che un’ ora in cui capire la radice della nostra cultura, magari per poter essere più liberi di dissentire (e più coscienti nell’aderire).

La libertà di dissentire è fondamentale. Dibattito puro e privo di preconcetti, appunto.
Lo sottoscrivo, ma mi domando come questo possa trovare conferma ad esempio nel licenziamento dei professori divorziati.
Il crocifisso in classe, dal canto suo, non fa male a nessuno. Un simbolo ha valenza per chi lo sa interpretare, non per gli altri. Non è un'offesa per gli atei e i non cristiani. E' un elemento di conforto per chi ne condivide il significato. Ma in uno Stato che spesso è laico solo sulla carta, dove l'ora di religione è laica ma deve avere la vidimazione della Chiesa, dove si fa ricorso alle scoperte della scienza quando fa comodo e le si mettono a freno in tutti gli altri casi, dove il confine tra la vita e la morte viene ridisegnato di volta in volta a seconda dell'interesse del momento, dove non tutte le religioni e le culture hanno pari dignità... dove insomma si è così accecati dalla propria cultura da calpestare quella altrui per partito preso, è facile che anche un simbolo di comunione finisca per dividere.
L'Italia non deve togliere il crocifisso da scuole e ospedali. Deve semplicemente riconoscere che ciò che è diverso non necessariamente è un nemico, ma può essere una ricchezza. Poi è solo una questione di buon senso.

Tornando all'argomento del video, vediamo un po' di ridare un fondamento storico e psicologico alla figura di Einstein. In questo bel sito c'è un'approfondita biografia: I giochi di Einstein.
Segnalo anche questo approfondimento (una wiki) sulla visione religiosa di Einstein (che ricordo proveniva da una famiglia di religione ebraica, anche se non molto praticante): la visione religiosa di Albert Einstein.

8 settembre 2008

I lemming si suicidano in massa. Ma solo per la Disney

Oggi saltellando nella Rete mi sono imbattuta in questo articolo: "Lemming Suicide Myth - Disney Film Faked Bogus Behavior".
Sono sobbalzata. Ma i lemming non si suicidavano in massa? L'articolo ha scatenato la mia curiosità e ho voluto vederci più chiaro. Partiamo dal video.

Mi rattrista vedere quegli animali togliersi la vita (un po' come mi rattrista vedere gli orsi polari morire di fame e stenti e non poterli aiutare direttamente). Se poi scopro che sono stati uccisi per girare un documentario, per giunta falso, la tristezza diventa rabbia.
Per non tradurre l'articolo del WildLifeNews, che potete comunque leggere nella sua interezza con un semplice click, riporto alcuni brani tratti da Attivissimo.
Il link all'analisi completa sulla storia dei lemming lo trovate qui.
Ma allora da dove deriva questa storia? L'origine si perde nella notte dei tempi, come riferisce Wikipedia ("The myth of lemming mass suicide is long-standing"), ma la sua diffusione presso il grande pubblico deriva appunto da un documentario della Disney, intitolato White Wilderness, diretto da James Algar nel 1958. Il documentario, premiato con l'Oscar e con l'Orso d'Oro del festival di Berlino per la propria categoria nel 1959, fu presentato come testimonianza naturalistica della vita reale dei lemming, ma in realtà la troupe creò artificialmente la scena del "suicidio" dei lemming spingendone un piccolo branco a gettarsi in "mare" (in realtà un fiume) da una scogliera. Non è chiaro se i lemming sopravvissero (grazie Disney), né se i documentaristi fossero consapevoli che il suicidio di massa fosse un mito. Questa scena raccapricciante diede fama al luogo comune dei suicidio di queste bestiole.

La falsificazione spacciata per "documentario" non finisce qui. Il film della Disney fu girato nell'Alberta, in Canada, dove non ci sono lemming (e, dettaglio trascurabile, non c'è neppure un mare nel quale suicidarsi). Fa niente: la Disney ne fece importare qualche decina, e per farli sembrare tanti, fu costruita una sorta di giostra coperta di neve, sulle quali furono piazzati i roditori. La cinepresa stava ferma e la giostra girava sotto le zampe dei lemming, creando con l'aiuto di un po' di giochi di montaggio l'impressione di una massa di animali in folle corsa. Terminate le riprese, i lemming furono "suicidati".

A parziale discolpa della Disney (e per evitare cause per diffamazione), devo precisare che non si sa se la società di Topolino fosse al corrente delle tecniche usate da James R. Simon, il regista della sequenza dei lemming.

Insomma, i lemming alla ricerca di cibo attuano migrazioni di massa e, nei casi di massima sfiga, possono morire annegati cercando di superare corsi d'acqua troppo profondi e torrenziali. Quella che vi hanno sempre raccontato è una bufala consapevolmente diffusa dalla Disney. I lemming non si suicidano, non si buttano nell'oceano in preda a raptus, non rotolano giù dai dirupi perché così è scritto nel loro Dna. Al massimo è scritto nelle sceneggiature della Disney.