29 settembre 2008

I Weezer e il bignami di Youtube

Non è facile stare al passo con i miti che circolano in Rete. Gli astri di Youtube si accendono e si spengono spesso a una velocità così impressionante che basta prendersi un doveroso periodo di pausa dal web per perdersi dei pezzi.
Niente paura, c'è un allegro e orecchiabilissimo bignami targato Weezer. Per il video del singolo "Pork and Beans" hanno riunito tante vecchie glorie della Rete per la gioia di tutti i fan. La mia preferita? Ovviamente la marmotta (anche se l'esplosione delle Mentos&Cola mi prometto sempre di provarla di persona, magari all'aperto, per non ritinteggiare casa).
Il video lo trovate qui (l'incorporamento è stato disattivato, rispettiamolo).

Cito dal sito di Gaytv:
Avete passato gli ultimi due anni in una caverna o, semplicemente, vivendo le vostre vite offline, lontano da una connessione internet, e per questo vi siete persi i tormentoni di youtube più famosi e linkati? Nessun problema. I Weezer, noti per i loro videoclip ad alto contenuto stylish nerd, ci hanno pensato per voi, mettendo nel loro ultimo videoclip un favoloso mashup di tutti gli ultimi video famosi di youtube: da Chris Crocker che urla "leave Britney alone" all'uomo che si infila 155 t-shirt insieme, dall'imbarazzante discorso dell'aspirante Miss Teen Usa 2007 alle ragazze che 'cantano' 'Harder Better Faster Stronger' dei Daft Punk scrivendosi il testo sul corpo, dall'esperimento esplosivo Diet Coke e Mentos allo sguardo ipnotico della marmotta. Ma attenzione, non sono parodie, hanno invitato i veri protagonisti! L'apoteosi dell'omaggio, della citazione, della famosità fai-da-te.
Il resto dell'articolo lo trovate qui. Fateci una capatina perché ne vale la pena: troverete tutti i video originali che hanno ispirato la band (e molti internauti).
E a questo punto, la mia adorata marmotta (ovviamente la compilation):

In Rete ha fatto impazzire gli appassionati del genere anche il "Dramatic Lemur"

26 settembre 2008

Lunga vita ai bamboccioni? Non scherziamo

L'Ansa di oggi titolava "Cassazione: figlio si licenzia, padre deve mantenerlo", ma come spesso avviene il titolo è fin troppo semplicistico. I genitori non sono obbligati a mantenere a vita i figli bamboccioni che si cullano sui banchi di scuola, magari studiando poco e facendo la vita degli eterni adolescenti. Dall'altro lato capita spesso di vedere giovani o giovanissimi intraprendere una strada lavorativa quasi per obbligo e poi pentirsene. Questa sentenza potrebbe aiutare quei giovani che hanno avuto la sfortuna di iniziare troppo presto un percorso lavorativo non gratificante e che, per giunta, non hanno il minimo appoggio dalla loro famiglia.
La storia del ventenne David, che dai prosciutti in salumeria vorrebbe passare a tagli e messe in piega, dà da riflettere.
ROMA - Quando un figlio ci ripensa e decide di licenziarsi per seguire studi o corsi di formazione che lo aiutino ad esercitare il mestiere che davvero vuole fare, i genitori - specie se il ragazzo è molto giovane ed ha avuto 'precocemente' l'esperienza lavorativa - non possono sottrarsi all'obbligo di riprendere a mantenerlo sostenendo che tale onere "non si ripristina in caso di abbandono del lavoro". A dirlo é la Cassazione con una sentenza che garantisce una chance a chi, magari poco più che adolescente, ha accettato il primo posto che gli è capitato, salvo poi scoprire di voler riprendere a studiare per trovare un'occupazione più adatta alle sue inclinazioni.

Il verdetto della Suprema Corte - in sostanza - non è a vantaggio dei figli eterni 'Tanguy' studenti, specializzandi o magari professionisti ma che non se ne vanno mai da casa, piuttosto è a favore dei ragazzi che troppo presto, forse anche per sfuggire alle difficoltà della separazione dei genitori, hanno smesso di coltivare le loro aspirazioni. In particolare i giudici del 'Palazzaccio' - con la sentenza 24018 - hanno respinto il ricorso di un padre, Salvatore L., che non voleva dare 300 euro mensili al figlio David di venti anni, dopo che il ragazzo si era licenziato dall'azienda nella quale, giovanissimo, prima come apprendista e poi come operaio, aveva lavorato come disossatore di prosciutti. Era stata la mamma separata del ragazzo a chiedere all'ex marito - che nel frattempo si era costruito una nuova famiglia e non aveva troppa voglia di limare il budget domestico - un contributo affinché il ragazzo potesse frequentare un corso per diventare parrucchiere, desiderio che aveva maturato durante gli anni passati a sezionare cosciotti.

Sia i giudici del Tribunale di Modena, nel marzo 2004, sia quelli della Corte di Appello di Bologna, nel dicembre dello stesso anno, dissero sì alla richiesta. Adesso, senza successo, Salvatore ha protestato in Cassazione per scrollarsi il peso di quell'assegno mensile. Piazza Cavour gli ha risposto picche dicendo che "non ha colpa il figlio che rifiuta una sistemazione lavorativa non adeguata rispetto a quella cui la sua specifica preparazione, le sue attitudini ed i suoi effettivi interessi siano rivolti, quanto meno nei limiti temporali in cui tali aspirazioni abbiano una ragionevole possibilità di essere realizzate, e sempre che tale atteggiamento di rifiuto (nel proseguire a lavorare) sia compatibile con le condizioni economiche della famiglia".

25 settembre 2008

Non tutte le favole hanno un lieto fine



BERLINO (Reuters) - Un addetto dello zoo di Berlino che ha amorevolmente cresciuto l'orsetto polare Knut, abbandonato dalla madre Tosca e divenuto una celebrità un Germania, è morto all'età di 44 anni, secondo quanto ha detto la polizia della capitale tedesca.

Thomas Doerflein, un bel carattere e una folta barba scura, era diventato un improbabile sex symbol grazie all'amore che riservava a Knut, diventando famoso per i suoi giochi con l'orso davanti a un pubblico sempre più folto.

Doerflein ha passato con Knut -- primo orso polare nato nello zoo in 33 anni -- 150 giorni di fila, 24 ore su 24, e lo ha nutrito dai palmi delle sue mani con latte e porridge, anche durante la notte.

Anche se si può dire che, senza le cure di Doerfelin, Knut sarebbe probabilmente morto subito dopo la nascita, nel 2006, le associazioni per i diritti degli animali hanno sempre criticato la decisione del bioparco di tenere entro le proprie mura l'animale.

L'orso si esibiva con il suo allevatore due volte al giorno, attirando più di un milione di visitatori.

Un portavoce della polizia ha detto che Doerflein, che lavorava nello zoo dal 1980, è stato trovato morto nel suo appartamento del distretto occidentale di Berlino, nei pressi del bioparco.

Doerflein ha sempre cercato di evitare i riflettori e ha rifiutato le richieste di interviste a emittenti nazionali come Rtl e Zdf. Ma la sua modestia ha fatto sì che la curiosità del pubblico su di lui crescesse, tanto da ricevere migliaia di lettere d'amore e proposte di matrimonio da donne di tutto il paese.

"La gente quando mi vede grida 'Knuuut! Knuuut!'. Prima, c'erano solo due o tre donne sui 60 interessate a me. Ora quando esco dal lavoro vengo assalito da giovani donne. Ho paura di uscire", aveva detto una volta Doerflein al quotidiano Der Tagesspiegel.

A Reuters Doerflein aveva raccontato di essere ancora in grado di rotolarsi per terra con Knut, che all'epoca dell'intervista aveva sei mesi e pesava 28 chili, anche se doveva indossare camicie con maniche lunghe per proteggersi dai morsi dell'orsetto.

Vai all'articolo comparso su The Guardian

22 settembre 2008

Gatto ninja

Ricordate il gioco di "un due tre stella"? Il simpatico gatto di questo video lo ha applicato a un attacco ninja. Da non perdere.

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