18 dicembre 2012

Invito a cena con delitto: giochi di parole alla frutta

"Invito a cena con delitto", in inglese "Murder by Death", è un altro di quei film demenziali che adoro e che immagino abbiano rovinato il sonno agli adattatori. E' una parodia surreale dei film gialli, con un cast degno di nota: Peter Sellers in una delle sue tante trasformazioni (qui nei panni del detective cinese che maltratta il figlio adottivo), David Niven, Truman Capote e Peter Falk solo per citarne alcuni. Il film regge anche nel doppiaggio italiano, anche se alcune battute ce le siamo persi per strada.
Una su tutte: How lovely dear! We're in Wang's wing! che diventa "Pensa, cara, siamo sotto l'ala di Wang". L'assonanza è andata persa e in italiano non faceva ridere.

Passiamo a un pezzo particolarmente interessante.
Il testo è questo:
Dora: Lei si chiama?
Maggiordomo: Jamesignora!
Dora: Grazie James!
Maggiordomo: No, no, no Jamesignora: il nome è Jamesignora!
Dick: Jamesignora?
Maggiordomo: Ben Signore. Jamesignora Ben Signore
Dick: Ben Signore?
Maggiordomo: Sissignore!
Dick: Jamesignora Ben Signore?
Maggiordomo: Sissignore!
Dick: Oh, Signore!
Maggiordomo: Era il nome di mio padre!
Dick: Qual era il nome di suo padre?
Maggiordomo: Oh Signore! Oh Signore Jamesignora!
Dick: Si chiamava Oh Signore Jamesignora??
Dora: Lascia stare Dick, sennò impazzisco!

Vediamo la scena che così fa ridere:


In italiano è assolutamente demenziale. Non è così riuscita come "lupo ululà" ma apprezziamo lo sforzo.
Nella versione originale era ovviamente completamente diversa. Ed è delirante dal punto di vista della comprensione. Ora capirete perché. Partiamo da Wikiquotes:
Dora Charleston: What's your name?
Butler: Bensonmum.
Dora Charleston: Thank you, Benson.
Butler: No, no. Bensonmum- my name is Bensonmum.
Dick Charleston: Bensonmum?
Butler: Yes, sir. Jamesir Bensonmum.
Dick Charleston: Jamesir?
Butler: Yes, sir?
Dick Charleston: Jamesir Bensonmum?
Butler: (slightly annoyed) Yes, sir.
Dick Charleston: How odd.
Butler: My father's name, sir.
Dick Charleston: What was your father's name?
Butler: Howodd. Howodd Bensonmum.
Dick Charleston: Your father's name was Howodd Bensonmum?
Dora Charleston: Leave it alone Dickie, I've had enough.
 Perché dico che è delirante? Perché le fonti inglesi non sono neppure concordi nella parte finale del "Howodd".
Imdb, che in teoria ne sa, ne riporta una completamente diversa:
Jamesir Bensonmum: Howard. Howard Bensonmum.
Dick Charleston: Your father was Howard Bensonmum?
Dora Charleston: Leave it be, Dickie. I've had enough.

In questa seconda versione quindi solo il cognome crea fraintendimento di per sé, mentre il nome è relativamente comune ma c'è stato un misunderstanding legato alla pronuncia.

Per capire qual è la versione corretta mi sono andata a risentire la versione originale. Eccola qua (non vi fate ingannare dalle immagini dell'inizio!):

In effetti ascoltando la pronuncia del maggiordomo è credibile che volesse dire "Howard". Sempre a conferma di questo testo c'è il "leave it be", che è stato effettivamente pronunciato nel dialogo (al posto del "leave it alone" sostenuto nell'altra versione"). Insomma, se non si mettono d'accordo sulla versione due fonti "madrelingua", viene da apprezzare ancora di più il lavoro dei nostri traduttori.

16 dicembre 2012

Scott Wade, l'uomo che ti trasforma l'auto sporca in un'opera d'arte

Da ragazzini credo sia capitato a tutti almeno una volta di trovare un'auto o un fiorino particolarmente polveroso e di lasciarci un messaggio per il proprietario:
Oggi con mio grande stupore ho scoperto che c'è chi riesce a trasformare un'auto polverosa in una vera e propria forma d'arte. Ecco un video molto interessante che mostra uno di questi artisti, Scott Wade, al lavoro. E' interessante vedere la preparazione richiesta da questa tecnica. Insomma, non devono aspettare la Paris Dakar per mettersi all'opera:


Di solito l'arte viene vissuta come una scalata verso l'immortalità. Michelangelo o Leonardo sono morti da secoli, eppure le loro opere sono ancora lì a ricordarceli. Woody Allen in una delle sue più celebri citazioni ha ironizzato proprio su questo concetto: "Non voglio raggiungere l'immortalità attraverso le mie opere; voglio raggiungerla vivendo per sempre. Non mi interessa vivere nel cuore degli americani; preferisco vivere nel mio appartamento". Non è questo il caso. Se avete seguito la parte finale del video avrete di sicuro ascoltato il "messaggio spirituale" di Scott Wade: la sua opera non sarà lì per sempre, come i fiori fiorisce e poi muore, quindi è un invito a godere le bellezze del presente. Carpe diem.

Ecco un bel servizio dedicato a Scott Wade, con altri esempi e un po' della sua storia (SPOILER: mi ha fatto molto ridere quando ripercorrendo il successo virale delle sue opere ha detto "that's weird, who wants to look dirty pictures on the Internet?"):
E ora una carrellata delle opere che preferisco di Scott Wade così lo potrete apprezzare in tutta la sua abilità.

John William Waterhouse è uno dei miei artisti preferiti e quando ho scovato questa rivisitazione de "Ila e le Ninfe" non ho potuto non metterlo in cima (anche per la complessità nella versione da parabrezza).

Mona Lisa su Notte Stellata di Van Gogh


La grande (e celebre) onda di Hokusai
Alice nel paese delle meraviglie
Natura selvatica (notare il tergicristallo usato come coda)
Einstein ed Edison nella stessa auto
I fratelli Marx (la resa di Chico è impressionante)
I cani che giocano a poker non potevano mancare:
Monte Rushmore
E visto che siamo a ridosso del Natale...
Altre opere le trovate sul sito ufficiale: http://dirtycarart.com/
Anche se per realizzarle Wade ci mette relativamente poco (qualche decina di minuti contro le ore che richiederebbe la tela), mi domando chi potrebbe mai avere il coraggio di lavare l'auto...

15 dicembre 2012

Lupo ululà, castello ululì. In memoria di Mario Maldesi

C'è qualcuno che ancora non conosce Frankenstein Jr.? Sì, dai il capolavoro in bianco e nero di Mel Brooks. I nomi Gene Wilder, Marty Feldman, Peter Boyle, Madeline Kahn... dicono niente?
Insomma, "lupo ululà, castello ululì". Sì, esatto, proprio quello.
Ok, indubbiamente quel dialogo ha in parte contribuito alla fortuna del film. E' geniale nella sua assurdità. E ti entra in testa già dopo la prima volta che lo senti... Ve lo ricordate?
Inga: Lupo ulula...
Dr. Frankenstein: Lupo "ululà"?
Igor: Là.
Dr. Frankenstein: Cosa?
Igor: Lupo ululà e castello ululì.
Frederick: Ma come diavolo parli?
Igor: È lei che ha incominciato!
Frederick: No, non è vero!
Igor: Non insisto, è lei il padrone!

Ok, vediamo la scena che fa più ridere:


E qui la classica domanda che si fanno tutte le persone dotate di intelletto è: "ma come caspita è nella versione in inglese?". Eccola qua:
Inga: Werewolf!
Dr. Frederick Frankenstein: Werewolf?
Igor: There.
Dr. Frederick Frankenstein: What?
Igor: There, wolf. There, castle.
Dr. Frederick Frankenstein: Why are you talking that way?
Igor: I thought you wanted to.
Dr. Frederick Frankenstein: No, I don't want to.
Igor: Suit yourself. I'm easy.

Nella versione originale si gioca sull'assonanza tra il termine licantropo ("werewolf") e la domanda "dove lupo" ("where wolf"). Quindi segue la risposta di Igor "there" con la stessa struttura "elementare" (avverbio di luogo + sostantivo = "there wolf"/"there castle").
L'inglese è una lingua che si presta perfettamente a questo tipo di comicità perché sono tantissimi i termini che si pronunciano allo stesso modo ma hanno significati diversi.
In italiano era assolutamente impossibile da tradurre, quindi si sono messi d'impegno e hanno ricreato quasi da zero l'elemento comico. Pochi si sono impegnati così tanto e pochi hanno raggiunto questo livello. Se mi chiedessero di citare un capolavoro dell'adattamento cinematografico italiano io mi giocherei subito questo dialogo.

Ora, diamo a Cesare quel che è di Cesare. Chi è l'autore di questo adattamento?
Cito un pezzo tratto dal blog http://frankensteinjunior.wordpress.com/contatti/ (che consiglio a tutti gli appassionati)
...la traduzione iniziale del copione fu affidata a Roberto De Leonardis, esperto traduttore di opere di grande successo che ne fece una traduzione troppo letterale, probabilmente influenzato negativamente dal Direttore Commerciale della Fox Italia che non previde l’enorme successo di questa pellicola.
Nel momento in cui il film arrivò in sala di doppiaggio, subì una rivisitazione quasi totale del copione: la bravura e la sensibilità del direttore del doppiaggio e dialoghista Mario Maldesi, che aveva avuto modo di visionare il film in America e di apprezzarne il potenziale comico, diede nuova vita al copione, non solo ricreando alla perfezione le battute più salienti del film, ma scegliendo un team di attori che ne interpretassero il doppiaggio in maniera esemplare.


Mario Maldesi ci ha regalato un sacco di perle (ecco la lista dei doppiaggi che ha diretto) e non ho problemi a dire che per me era un genio nel suo settore. Purtroppo parlo al passato perché è venuto a mancare lo scorso settembre. E come spesso accade queste notizie passano un po' in secondo piano. E' un po' il destino di tutti quelli che si fanno conoscere per la propria arte e non per se stessi.   
Ecco quindi perché chiudo questo post con una sua intervista. Una volta tanto volevo associare il suo volto a quello ben più celebre di Gene Wilder che dice "ululà":

8 dicembre 2012

Canzoni censurate

Ieri mentre ero in macchina alla radio passano "Piccolo grande amore" di Claudio Baglioni. E sento "mani sempre più ansiose, le scarpe bagnate". Eh? Ma non era "mani sempre più ansiose di cose proibite"? Oggi mi è tornato in mente, sono andata a controllare e ho scoperto che effettivamente la canzone è incappata nella censura e la versione per il singolo aveva un testo più "morigerato". Dice Wikipedia:
Il testo di Questo piccolo grande amore racconta la storia d'amore di due giovani ed il loro approcciarsi per la prima volta al sesso. La canzone tuttavia fu duramente colpita dalla censura che costrinse ad alcuni cambiamenti di parole nel testo. Quindi sulla versione registrata sul singolo "la paura e la voglia di essere nudi" fu modificato in "la paura e la voglia di essere soli", mentre "mani sempre più ansiose di cose proibite" divenne "mani sempre più ansiose, le scarpe bagnate". Nella versione presente sull'album però la canzone mantiene il testo originale.
Che in Italia si fosse un po' "bacchettoni" non stupisce, quindi passo a censure ben più interessanti che ho scoperto proprio facendo questo post.

Partiamo dalla premessa. Perché la censura?
Su questo sito si trovano molte informazioni interessanti: http://musicaememoria.altervista.org/la_rai_e_le_canzoni.htm.
Ecco un estratto:
Al tempo della radiotelevisione monopolista esisteva una commissione di controllo sui programmi, e quindi anche sulle canzoni da trasmettere. Non che non ci sia anche ora, sia alla RAI sia alle private, ma dei testi delle canzoni non si occupa quasi più, è completamente focalizzata sul cinema. Naturalmente non si chiamava "commissione di censura", perché uscivamo da poco dal regime fascista, e il ricordo della censura vera e propria era fresco, ma "commissione di ascolto" preventivo e di controllo sui testi, che dovevano essere adatti al pubblico della radio, che poteva essere composto da chiunque, quindi anche da bambini (di solito è sempre questo l'argomento a supporto delle commissioni di controllo, specie se l'argomento poco adatto ha attinenza con il sesso).
Chi incappò quindi nella censura?
Partiamo con una canzone che mi piace molto:

Ho scoperto che la frase (al minuto 2:35 del video) "Il mendicante arabo ha qualcosa nel cappello..." in realtà avrebbe dovuto essere "Il mendicante arabo ha un cancro nel cappello...".
Sul sito www.marcoliberti.it/ c'è anche la spiegazione:
per la censura della Rai che motivò la cosa dicendo che al pubblico non piaceva sentir parlare di cancro nell'ora della messa in onda del brano che era intorno a mezzogiorno.
Meglio l'originale o la versione "censurata"? Qui c'è un'interessante analisi del verso: http://paleozotico.blogspot.it/2008/03/ma-tutto-questo-alice-non-lo-sa.html

Passiamo a Canzone per un'amica:

Il testo è splendido e commovente ma non tutti hanno la sensibilità per apprezzarlo. Un funzionario Rai tuonò che la canzone dava un'immagine negativa dei viaggi in auto (erano i tempi in cui si stavano ponendo le basi per la dipendenza dall'auto di proprietà che ci condiziona ancora oggi) e sentenziò che "in autostrada non si muore". Ovviamente con "Dio è morto" ci furono ben più problemi (e vale la pena di sottolinearlo, Radio Vaticana la mise in onda, forse perché là qualcuno si degnò di ascoltare il testo).

Scopro che pure Gianni Morandi ha avuto i suoi grattacapi, e l'effetto fu comico.
Ecco cosa segnala questo sito, a cui vi rimando per leggere tutte le altre censure fatte alla musica italiana http://speradisole.wordpress.com/2012/02/12/la-grottesca-censura-sulle-canzoni/:
Gianni Morandi fu vittima di un incidente diplomatico quando presentò C’era un ragazzo che come me . un verso che diceva: «Va nel Vietnam e spara ai Vietcong». Si presumeva una critica alla politica estera degli Stati Uniti. Fu presentata persino un’interrogazione parlamentare e quando arrivò il momento di cantare i Tv, arrivarono goffi suggerimenti da funzionari Rai che chiesero di sostituire Vietnam e Vietcong con «Corfù» e «Cefalù». Niente da fare e allora Migliacci, che aveva scritto il testo, suggerì a Morandi: «Va nel tatatà e spara ai tatatà» cosa che suscitò le ire della Rai e l’ilarità del pubblico.
Concludo infine con il mio cantante preferito, Fabrizio de André. Nel suo caso non devo neppure cercare fonti online perché so tutto delle censure relative alle sue canzoni. Nel suo caso, per i temi trattati e anche per le scelte stilistiche, le censure non mancarono. Basti pensare alla levata di scudi in occasione de "La buona novella" che però poi è stato alla fine giustamente apprezzato per quello che è: il più bel racconto sulla vita di Gesù visto nella sua veste di uomo prima che di divinità. Per chi lo volesse ascoltare (e poi comprare e riascoltare ogni volta che si vuole):

"La città vecchia" è un esempio classico di censura dei testi per volgarità. Andiamo alla strofa che inizia con "Vecchio professore cosa vai cercando in quel portone, forse quella che sola ti può dare una lezione...". Nella canzone "mainstream" prosegue così: "...quella che di giorno chiami con disprezzo pubblica moglie, quella che di notte stabilisce il prezzo alle tue voglie". Non fa una piega, peccato che in origine fosse: "...quella che di giorno chiami con disprezzo specie di troia, quella che di notte stabilisce il prezzo della tua gioia". Indovinate qual è la parola che ha fatto scattare la censura?
In Bocca di Rosa normalmente si sente: "Il cuore tenero non è una dote di cui sian colmi i carabinieri ma quella volta a prendere il treno l'accompagnarono malvolentieri...". Peccato che nelle intenzioni originali fosse "Spesso gli sbirri e i carabinieri al loro dovere vengono meno
ma non quando sono in alta uniforme e l'accompagnarono al primo treno
". Anche in questo caso la censura ce la si spiega abbastanza facilmente ma a quanto ne so fu autoimposta dalle stesso de André per rispetto alle forze dell'Ordine.
Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitier è abbastanza famosa, anche in virtù della partecipazione di Paolo Villaggio. Il testo è fantastico e presenta nel modo migliore la mediocrità dei potenti. Tutti conosciamo questo passaggio:
"Frustando il cavallo come un ciuco
tra il glicine e il sambuco
il re si dileguò".
Chissà le reazioni del pubblico a questo:
Frustando il cavallo come un mulo
quel gran faccia di culo 
del un re si dileguò 
(ci sono varie versioni, tra cui "con gran faccia da culo" ma la sostanza non cambia).
Poi ci sono censure più sottili come in Se ti tagliassero a pezzetti dove "signora libertà signorina fantasia" nei concerti si trasformava in "signora libertà signorina anarchia":

E chiudo con la versione inedita e non censurata de "La canzone del maggio" tratta dal bellissimo "Storia di un impiegato" (questo è il testo della versione "rivisitata" http://www.angolotesti.it/F/testi_canzoni_fabrizio_de_andre_1059/testo_canzone_canzone_del_maggio_33079.html).
A questo punto mi domando... questo post verrà censurato?

7 dicembre 2012

Idea regalo fai da te: torte in bottiglia

Ho scoperto una nuova moda in fatto di regali fai da te per appassionati di torte, biscotti e affini. Eccolo:
Di che si tratta? E' una bottiglia di vetro con all'interno tutti gli ingredienti che servono per fare una torta o - in questo caso - dei biscotti. Questi:
Si tratta solo di raccogliere a strati tutti gli ingredienti che servono, già dosati, e il destinatario dovrà solo schiaffarli in una ciotola, aggiungere latte, uova e burro come da ricetta e cucinarli.
E' un'idea molto carina per un regalo originale e che parli di voi soprattutto nel caso scegliate una ricetta che amate particolarmente o che addirittura avrete ideato.

Per chi si vuole cimentare ecco un po' di link utili:
http://www.bakerella.com/mix-things-up/
http://www.sunset.com/food-wine/holidays-occasions/quick-bread-in-a-bottle-00400000015937/#