23 giugno 2019

I blog prima dei blog

In un tempo lontano di Internet, quando si scambiavano file su Napster, si sognava su Second Life e ci si promuoveva su MySpace, esistevano i blog.

Non erano i blog di oggi, magazine a tutti gli effetti, portali verticali che macinano denaro attraverso il network Adsense. Erano dei “diari di bordo”, dove si parlava delle proprie passioni o si raccontava le proprie giornate. Capitava così di imbattersi in pagine dove gif animate o effetti visivi del calibro dei “coriandoli” si accompagnavano a testi di vita vissuta. Ricordo ancora, nonostante sia passato un ventennio, il blog in cui una giovanissima elencava periodicamente lo shopping della settimana appena conclusa.

Allora il Web era poco affollato e ci si appassionava perfino alle dissertazioni sulla gonne in offerta al 50%. Oggi probabilmente quella ragazzina non avrebbe neppure un blog e starebbe condividendo su Instagram le sue pose dal camerino di qualche negozio alla moda. E avrebbe un seguito che alla fine degli anni ’90 sarebbe stato inimmaginabile.

Allora il Web era per pochi nerd o per giornalisti in punizione, pochi in Italia erano pronti a scommettere che sarebbe diventato parte integrante delle nostre vite. Ma allora navigare coi telefonini era un miraggio, il WAP – per chi se lo ricorda – una forma estrema di masochismo.

A me quei primi blog piacevano, perché erano una versione virtuale di quei diari in cui avevo iniziato ad annotare i miei pensieri a partire della scuola elementare.

Fissando su carta gli eventi e le emozioni della giornata non passava giorno che fosse uguale al precedente e le settimane finivano per essere più varie anche nella più grigia delle routine.

Potevi raccontarti, sfogarti, approfondire un ragionamento, creare luoghi di memoria senza sprecare carta e con una grandissima novità: la condivisione. Mettersi a nudo davanti ai propri lettori mantenendo un assoluto anonimato era l’enorme privilegio offerto dal Web ai primi blogger “introspettivi”.

Poi i confini tra giornalismo e blogging si sono fatti sempre meno chiari (con relative barricate di categoria), sono comparse le piattaforme di microblogging e i social network, gli utenti Internet sono aumentati vertiginosamente, gli smartphone hanno permesso di fruire e di generare contenuti in modalità prima impensabili… e tutto è cambiato.
Oggi non saprei dire cosa sono i blog.
Ma so dire che cos’è questo blog: un diario di bordo, per spingermi a fare ordine nella mia vita, a fissare alcuni momenti che senza rielaborazione rischiano di scivolare via senza lasciare traccia o quasi, per costringermi a non temporeggiare sempre e comunque.

13 maggio 2019

Il successo dei giocattoli LIDL: scene di ordinaria frenesia pre-natalizia

La catena LIDL è abbastanza abitudinaria nella sua proposta di prodotti. In questo periodo gli scaffali abbondano di prodotti dolciari a tema natalizio (inclusi i dolcetti in pan pepato a cui non so mai dire di no e che mi regalano con due mesi d’anticipo i rotolini di ciccia da festività) e di… giocattoli in legno.

Quelli della LIDL hanno il pregio di essere ben realizzati, vari e soprattutto sicuri, dal momento che sono provvisti di tutte quelle certificazioni che prodotti ugualmente economici si sognano.

Il volantino che elenca i giochi in vendita rimbalza sempre sui gruppi d’ispirazione Montessoriana, dove si trovano persone che postano le foto di carrelli stra-pieni di scatole e determinatissime mamme – con padri molto rassegnati – aspettano in coda anche con un’ora d’anticipo l’apertura del negozio per comprare l’attesissima cucina per i loro pargoli. Ebbene sì, in questi gruppi ho scoperto che la cucina giocattolo venduta alla LIDL è valida quanto quella IKEA, ma costa la metà.

Ma torniamo al tema: perché tanta frenesia per questi giocattoli, per cui ci si mette in fila come per il nuovo iPhone?
Iniziamo col dire che il metodo Montessoriano sostiene i materiali naturali, perché offrono maggiori stimoli sensoriali e varietà rispetto alla plastica. Il legno è il materiale più utilizzato per i giocattoli, ma è costoso a livello di materia prima e oneroso a livello di lavorazione.
Il prezzo riflette entrambi questi aspetti: i giochi in legno sono costosi, di norma sotto i 10 euro non si trova neppure un sonaglio. Non tutti i giochi in legno sono Montessoriani, ma nei gruppi che s’ispirano al metodo sono comunque amati perché offrono un intrattenimento ragionato, senza eccessive stimolazioni e distrazioni elettroniche.
Se in generale è difficile trovare giocattoli in legno nella GDO, è ancor più difficile trovarli a buon prezzo. Alla LIDL era in vendita una scarpa in legno per permettere al bambino di allenarsi ad allacciarsi le scarpe (molto simile ai telai Montessoriani) a 4.99 euro.
Inutile dire che ho dovuto girare 4 sedi diverse nel primo giorno dell’offerta per trovarne una in vendita. Però ne è valsa la pena.

8 gennaio 2017

Flusso di coscienza sull'utilità di questo blog...

E' passato un intero anno senza che venisse pubblicato nulla di nuovo su questo blog. Un po' me ne dispiace e quindi cerco almeno di compensare con questa riflessione tutta personale. La devo a questo spazio che ho creato ormai 10 anni fa come diario di bordo (ma non era proprio questo il senso dei blog?) e che ora, mi rendo conto, è sempre più trascurato a favore di altri spazi, come i social network, che però sono per loro stessa natura "senza memoria".

E' un destino comune a tanti blog, quello di nascere sulla spinta dell'entusiasmo iniziale e poi venire abbandonati. "La vita è tutta un click" è stato molto di più di questo. E' molto più di questo, perché è ancora disponibile, anche se con un layout ormai vintage (ma con i continui cicli e ricicli se aspetto abbastanza a lungo magari tornerà di moda) e con molti contenuti privati delle foto che avevo linkato da altri siti. "La vita è tutta un click" è nato in un periodo particolare della mia vita, in cui scoprivo - lavorativamente parlando - le infinite possibilità del web. Un periodo in cui questo lavoro, in Italia, era ancora per una nicchia di pionieri e c'era tantissimo da sperimentare. Un periodo in cui i social network erano lontani e il pubblico limitato a pochi milioni di utenti, mediamente colti per non dire proprio nerd.
Oggi che quelle infinite possibilità si sono concretizzate in mille diverse manifestazioni e i "click" sono davvero diventati parte integrante della nostra vita - su desktop, tablet e smartphone - il senso stesso del blog è venuto meno ed è aumentata in me la voglia di dedicarmi nel tempo libero ad altre attività che poco avessero a che fare con l'ambito digitale. Se all'inizio c'era il desiderio di portare maggiormente il "virtuale" nella vita quotidiana, ora che il virtuale domina la mia vita professionale ed è onnipresente in quella privata sento il bisogno di ritagliarmi spazi per altro.
E sì, spesso manca anche il tempo per mettersi alla scrivania e scrivere qualche pensiero in libertà. Anche se, a distanta di tempo, sono quelli che fa più piacere rileggere.
In un periodo in cui siamo così presi dalla voglia di far sentire la nostra opinione su tutto, anche su quello che non conosciamo, a volte sarebbe utile prendersi del tempo per non pontificare e semplicemente raccontare il proprio stato d'animo.

Arriviamo alla fine di questo flusso di coscienza. Perché quindi ho iniziato a disertare questo blog? Perché non mi ritrovavo più nelle motivazioni che hanno spinto verso la sua creazione. I "click" di cui parlo nel titolo, volti a raccontare e divulgare l'ambito digitale, non mi motivano più. I miei post hanno finito per parlare di tutto e il contrario di tutto, rendendolo uno spazio volubile, un po' come me negli ultimi anni. I "click" che vorrò per questo spazio da qui in poi corrispondono al rumore dei tasti con cui scrivo le mie riflessioni, anche su come è cambiato il mondo del Web negli ultimi anni.
Sarà meno interessante e lato SEO non mi porterà traffico, ma questo blog è nato come mio "memo", è tempo di tornare alle origini.



23 marzo 2015

I migliori momenti di metateatro a cui ho assistito...

Il bello dell'andare a teatro è che ti trovi sempre di fronte uno spettacolo nuovo e spesso le emozioni maggiori non sono dovute solo a chi è sul palco, ma anche sotto al palco.
Visto che non posso applaudire per il pubblico (almeno quello non molesto), gli dedico questo post sui migliori momenti di metateatro a cui ho assistito.

Posizione #3:
Spettacolo di Maurizio Battista "Oggi non è giornata!".
Non è stata giornata neppure per una coppia in prima fila, che è arrivata in ritardo perché la loro auto si è rotta in tangenziale. Come lo so? Perché la donna che è arrivata a spettacolo iniziato è stata interrogata. Si è scoperto che lei aveva preso il taxi mentre il compagno era in attesa del carro attrezzi. Inutile dire che quando è arrivato è stato accolto da un boato della folla e da molta solidarietà maschile...

Posizione #2:
Spettacolo di Arturo Brachetti "Brachetti che sorpresa!". 
Francesco Scimemi sostiene di avere un maiale che potenzia i poteri telepatici e lo vuole dimostrare con la collaborazione del pubblico. Fa salire sul palco un uomo e gli chiede di selezionare una carta da un mazzo raffigurante cibi. Gli chiede di metterla in tasca senza mostrarla a nessuno. Poi seleziona un'altra persona del pubblico perché gli venga telepaticamente inviata l'immagine. Mentre l'ignara vittima sul palco è a capo chino mentre simula le antenne con le mani e trattiene tra le cosce il maiale telepatico, Scimemi mostra al pubblico la carta che lui aveva selezionato in formato gigante. Risultato: la persona rimasta in platea riesce a indovinarla senza problemi. Se tutto il siparietto era stato molto divertente, il finale è stato davvero memorabile. Di fronte all'inaspettata risposta corretta la "vittima" sul palco ha sgranato gli occhi e probabilmente per un attimo deve aver creduto davvero che il maiale funzionasse, prima di tornare lucido e dire un beffardo "che culo!".Chissà se poi qualcuno gli ha svelato il trucco...

Posizione #1
Spettacolo di Paolo Rossi "Arlecchino" alla Triennale di Milano.
Paolo Rossi si lamenta in vari momenti che il bar era stato chiuso alle 8 di sera e che quindi c'è gente affamata in sala. Arriva l'intervallo e visto che di cibarie non ce ne sono cosa fa? Si mette a offrire cibo agli affamati in sala. Nell'incredulità generale.
Ha dovuto ripetere varie volte "No, davvero non sto recitando, so che non si nota la differenza ma davvero, sono serio, se volete potete prendere...". 
Ecco i primi coraggiosi che hanno rotto il ghiaccio:
 Ed ecco i "resti":
Se notate queste sono le uniche foto del post. Perché Paolo Rossi ha espressamente detto che durante il suo spettacolo si potevano fare foto. Spesso si è anche messo in posa. 

Fuori concorso.
Spettacolo Primidia - La Genesi al Teatro della Coperativa.
Sul finale un cellulare suona e nessuno lo spegne. In sala tutti si frugano nelle borse per controllare se è il loro. L'attore interrompe lo spettacolo e si lancia in un'invettiva contro il pubblico cafone. Una persona che vuole restare anonima, esasperata dal cellulare di quella di fronte che aveva ripetutamente suonato e aveva fatto effetto "torcia nel buio" per quasi tutta la serata (essù, non riesci a stare un paio d'ore senza usare il cellulare? Ci sono terapisti bravi per questo problema...), è entrata a gamba tesa nell'invettiva dicendo a gran voce "sì, ma insomma, non è educazione, hanno ragione!". L'attore resta un attimo stupito e poi dice "eh, infatti, lo dice anche lui". Fortunatamente prima che l'anonimo spettatore si alzasse per buttare un maleducato a caso fuori dalla sala, si è capito che il cellulare era parte integrante dello spettacolo. L'attore si è portato a casa un grande riconoscimento alla propria recitazione, la persona che vuole restare anonima ha sperimentato dal vivo il meta-teatro...

17 gennaio 2014

Guida alla coltivazione dei sempervivi

Il genere Sempervivum appartiene alla famiglia delle Crassulacee e comprende circa 40 specie diffuse in modo spontaneo in buona parte del Centro Europa, Balcani, Caucaso, Iran e Marocco, dove crescono soprattutto fra i mille e i 2mila metri di altitudine. In Italia sono frequenti sulle Alpi e sugli Appennini centro-meridionali.
Il nome, dal latino “semper (“sempre”) e “vivus” (“vivo”), la dice lunga sulla loro capacità di sopravvivere anche alle condizioni climatiche più avverse.
Sono piante discrete, con foglie carnose disposte a rosetta, in media di piccole dimensioni (dai 3 agli 8 centimetri), con colori che possono variare dal verde intenso al porpora a seconda della varietà, dell’esposizione e del clima.
Non necessitano di molto terreno per vivere e possono proliferare anche in un substrato povero; non è quindi raro vederli crescere spontaneamente tra le pietre, nelle fessurazioni dei muri o tra le tegole dei tetti. Si prestano molto bene a un utilizzo in giardini rocciosi. Spesso identificate come piante grasse, hanno caratteristiche in realtà che le rendono decisamente uniche: riescono infatti a reggere sia il caldo torrido che il gelo, periodi di siccità come di prolungate piogge, mantenendo sempre un aspetto vitale.
All'estero, dove le nuove tendenze di bioedilizia stanno diffondendo i green roofs, ovvero i tetti ricoperti di vegetazione, i sempervivi assieme ai sedum più rustici stanno vivendo il loro momento di gloria. La capacità del sempervivum di sopravvivere anche con poco terriccio a disposizione, la sua compattezza e scarsa manutenzione, lo rendono particolarmente adatto a questi utilizzi.

Non sono particolarmente appariscenti, e questo le porta a essere poco apprezzate dal grande pubblico. Chi li coltiva però è ben consapevole degli enormi pregi di questo genere, consigliato soprattutto ai cosidetti “pollici neri”: i sempervivi infatti sono in grado di sopravvivere con cure anche minime e sono così coriacei da tollerare anche ripetuti errori di coltivazione.
Si possono lasciare all’esterno tutto l’anno, senza necessità di essere innaffiati o riparati da pioggia e neve. Saranno loro a preoccuparsi di reagire alle condizioni ambientali, cambiando colore e forma: in caso di eccessiva siccità o per limitare gli effetti del gelo, si assiste infatti a un compattamento delle rosette, pronte a riaprirsi e a proliferare appena il clima diventerà più clemente. Proprio questo loro polimorfismo rende facile per gli appassionati riconoscere il genere, ma non altrettanto facilmente è possibile capire la specie, dal momento che anche la stessa pianta può variare in modo sorprendente a seconda delle condizioni di coltivazione.


Tra le varietà più conosciute va ricordato il Sempervivum tectorum, con foglie di colore verde chiaro che virano al marrone nelle punte. Gli antichi speziali lo vendevano per le sue proprietà rinfrescanti, atringenti, antiinfiammatorie ed emollienti. Ma ancor prima, come indica il nome, si utilizzava nella copertura dei tetti delle abitazioni: nell'antichità si collocavano sui tetti di paglia, dove formavano dei cuscinetti compatti che garantivano una buona impermeabilizzazione. Ma anche in seguito, quando la tecnica costruttiva si era evoluta, il loro successo non è venuto meno: ai tempi degli antichi romani continuavano a essere molto utilizzati perché si riteneva che fossero una valida protezione contro i fulmini. Non a caso il sempervivo tectorum è anche conosciuto col nome di “guardiacasa” o di "barba di Giove", dio dei fulmini.
Altre due specie molto comuni in Italia, che assieme al Sempervivum tectorum formano il "trio alpino" che cresce spontaneamente nelle nostre montagne, sono l'arachnoideum, una delle varietà di più facile riconoscimento perché la rosetta è rivestita da una trama bianca che ricorda la tela di ragno; e il montanum, con foglie ovato-lanceolate arrossate in punta.
Esistono molte altre specie e ibridi di sempervivi, che in alcuni casi si riescono a riconoscere solo durante la fioritura. Tra i più caratteristici e interessanti il Sempervivum "Othello", molto commercializzato negli Stati Uniti, apprezzato per le sue ragguardevoli dimensioni (la rosetta più raggiungere i 30 centrimenti di diametro e i 15 di altezza) e la colorazione particolarmente intensa (rosso acceso in primavera, che vira al porpora e al marrone in autunno).

Coltivazione
I sempervivi, come accennato, sono piante di poche pretese. Vanno tenute all’esterno, in una posizione luminosa, preferibilmente in pieno sole. Se esposti agli eventi atmosferici, non hanno particolari esigenze in fatto di innaffiature. Possono tollerare periodi di prolungate piogge, ma in quel caso sarà fondamentale che la pianta abbia un terriccio molto drenato e un vaso con adeguati scoli in modo da evitare il rischio di marciumi.

Moltiplicazione
I sempervivi si compongono di numerose rosette che possono essere utilizzate per dare origine a nuove piante: sarà sufficiente staccare una talea dalla pianta madre e collocarla su un substrato drenato, da tenere lievemente umido per le prime settimane in modo da favorire l’attecchimento. E’ possibile, anche se meno frequente, anche una moltiplicazione da seme, da effettuare in autunno. In questo caso si avrà una maggiore varietà nelle nuove piante nate rispetto a quelle d’origine.

Fioritura
Il ciclo di vita di un sempervivo, in media della durata di 3 anni, si conclude con una spettacolare fioritura: da giugno a settembre a seconda del clima, dal centro della rosetta, che di solito è di pochi centimetri, inizia a svilupparsi un fusto carnoso ricoperto di foglie simili a quelle basali, che può raggiungere un’altezza anche di decine e decine di centimetri. Sulla sommità faranno mostra di sé vari fiori a forma di stella, molto belli e caratteristici, normalmente con 6 o più petali, dai colori che vanno dal bianco, al giallo, al rosso. I fiori si possono mantenere per settimane. Al termine della fioritura la pianta muore, ma non prima di aver prodotto attorno a sé vari getti che daranno origine a nuove piantine.