18 novembre 2008

"Citizen Kane" il film più bello


Visto il mio ultimo post, non potevo non riprendere quest'Ansa, pubblicata un'ora fa.
Ansa 2008-11-18 15:50
PARIGI - Al primo posto c'é 'Citizen Kane' (Quarto potere) di Orson Welles, il secondo è conteso da 'La morte corre sul fiume', dell' inglese Charles Laughton e 'La regola del gioco' di Jean Renoir, al terzo 'Aurora' di Friedrich Wilhelm Murnau. Primo italiano è 'Il gattopardo' di Luchino Visconti, in 14/a posizione. E' la classifica dei 'Cento film piu' belli del mondò stilata da una settantina di esperti, tra critici, registi, responsabili di cinema, riuniti dalla rivista 'Les cahiers du cinema', pubblicata oggi dal quotidiano Le Figaro.

Altri film di registi italiani in classifica, oltre a 'Il gattopardo' sono: 'L'Avventurà di Michelangeo Antonioni, 'Otto e mezzo', 'Amarcord' e 'La dolce vita' di Federico Fellini, 'Roma citta' apertà di Roberto Rossellini, 'Ladri di biciclette' di Vittorio de Sica, 'C'era una volta l'Americà di Sergio Leone. Di Visconti c'é anche 'Senso'. Tra gli altri, rientrano nella top ten di questa classifica anche 'L'Atalanté di Jean Vigo, 'M - il mostro di Düsseldorf' di Fritz Lang, 'Cantando sotto la pioggia' di Stanley Donen e Gene Kelly, 'Vertigo di Alfred Hitchcock, 'Les enfants du paradis' di Marcel Carné. I 'Cento film piu' belli del mondò saranno proiettati da domani fino al 6 luglio prossimo nella sala parigina del Reflet Medicis.

La classifica è apparsa sul Figaro. Non credo la classifica tenga conto del doppiaggio italiano di "Quarto potere"...

17 novembre 2008

"Quarto potere" e gli scempi dei traduttori

Ieri ho visto la versione rimasterizzata di Citizen Kane, noto in Italia come "Quarto potere". I doppiatori italiani, soprattutto del passato, sono inappuntabili. Tutti all'altezza del compito (divertente Gino Cervi nella sua interpretazione del cinegiornale, grandiosa la doppiatrice dell'insopportabile seconda moglie "cantante" del protagonista, con una voce così squillante che ad alto volume perforava i timpani).
Promossi i doppiatori, molto meno i traduttori.
Ma è un problema diffuso, soprattutto quando si devono rendere giochi di parole.
Partiamo dal titolo. Orson Welles aveva pensato a "Citizen Kane", ovvero "Il cittadino Kane". Il film è incentrato sulla sua vita, sulla vita del famoso e brillante uomo pubblico e, dopo la sua morte, sulla vita del vero Kane, quello fragile, egocentrico, incoerente e dai difficili rapporti interpersonali. In Italia si è optato per "Quarto potere" ma francamente per tutto il film (che ricordo incentrato sulla vita di Kane più che sul suo ruolo di editore e sul suo potere sui mass media) viene spontaneo domandarsi perché non siano rimasti fedeli al titolo originale. Che aspettative genera un titolo del genere? Di sicuro non ci si aspetta di vedere un'opera incentrata sulla vita (pubblica e privata) di un uomo, ma piuttosto un'analisi del potere della stampa. E vabbé...
Ma non è l'unica traduzione forzata che mi ha fatto storcere il naso. E da qui in poi attenzione agli SPOILER!
Una delle intuizioni più interessanti del film è di aver ripercorso la vita di Kane come se si trattasse di un giallo da risolvere. Prima di morire, il magnate ormai solo e sconfitto, aveva lasciato cadere una palla di neve e pronunciato la parola "Rosabella". Per tutto il film un giornalista improvvisatosi investigatore domanda alle persone che lo hanno conosciuto in vita se conoscessero Rosabella. Si dava per scontato fosse una donna. Eccerto, con un nome simile o si cerca la "femme" o un personaggio di Topolinia. Il giornalista (che non andava di sua sponte ma spedito quasi a calci dal capo che voleva uno scoop) alla fine non scopre nulla. Conclude dicendo che quel nome forse non era importante e che non poteva essere la chiave per interpretare la vita di Kane. E qui il pubblico sobbalza sulla sedia: "se lo dice con quel tono e quella musica di sottofondo, è ovviamente una cosa importantissima!". A quel punto la telecamera lo abbandona, si sposta nelle stanze piene di oggetti preziosisissimi finiti all'asta (Kane non aveva eredi, il figlio era morto in un incidente con la prima ex moglie) e passa alla stanza della "cianfrusaglie", dove gli oggetti meno preziosi finiscono nel camino. Zoom della telecamera ed ecco riapparire lo slittino della sfortunata infanzia di Kane(interrotta a 6 anni quando la madre per dargli un futuro migliore lo affidò a una banca). La telecamera indugia sulla scritta "Rosebud" impressa sullo slittino, ormai divorato dalle fiamme. La voce del protagonista accompagna la scena con un "Rosabella".
Ecco quindi svelata la chiave per interpretare tutta la sua vita. E uno spettatore italiano si domanda "E quindi? Qual è la spiegazione? Gli mancava la sua infanzia, gli mancavano le sue origini, gli mancava la madre...?". Tra l'altro in una delle prime scene di vita con i banchieri, Kane riceve da loro un nuovo slittino. Si presume che la sua infanzia non fosse del tutto interrotta. In effetti manca un dettaglio. "Rosebud" in inglese significa "bocciolo di rosa" (e non "rosabella"), ma è anche usato per indicare una persona incompleta, irrealizzata. A quel punto assume un valore diverso anche lo scontro fisico tra il piccolo Kane e il banchiere che doveva condurlo lontano dalla famiglia: per difendere la sua infanzia aveva usato lo slittino come arma. Il doppiaggio italiano non gli ha reso onore. Nella versione estesa che io ho visto, poi, per l'impossibilità di ridoppiare per intero il film, le parti inedite in inglese si alternavano a quelle in italiano. Un effetto abbastanza fastidioso per chi capisce i dialoghi originali, insopportabile per chi non mastica l'inglese.
Da Wikipedia un'interpretazione alternativa:
Numerosi critici (cfr. Bertetto) hanno ipotizzato che, dietro la vicenda dell'uomo-Kane, ci sia una intenzione metaforizzante: il magnate che ha iniziato la sua fortuna grazie all'oro di una miniera per poi franare nell'impossibilità di amare a seguito della sua caduta nelle spire degli interessi economici rappresenterebbe l'America e la sua "caduta" dalla condizione di grazia di "giovane nazione". Significativo, al riguardo, sarebbe il parallelismo tra la vecchia slitta (Rosabella) e la corrispettiva slitta nuova ricevuta da Kane dopo l'affidamento al tutore.


Per i giornalisti e gli appassionati di comunicazione, ci sono alcune chicche
L’editore Orson Welles e il caporedattore Erskie Sanford
Dunque signor Carter, c'è un titolo di tre colonne in prima pagina del Chronicle. Perché l'Inquirer non ha un titolo su tre colonne?
La notizia non era importante.
Signor Carter, se il titolo è grande, la notizia diventa subito importante.

Altre frasi celebri le trovate qui. Qui invece c'è una bella analisi filmica.

14 novembre 2008

Donna crocifissa... non scherziamo!

Lo stupro non è un problema. Non fa notizia. Il nuovo manifesto di Telefono Donna non indigna per quella verità sconvolgente che urla al mondo (ovvero che solo il 4% delle donne denunciano il violentatore) ma per la forma. Per chi ancora non lo sapesse, il crocifisso non si tocca. Mai. Neppure per una campagna sociale, neppure se il legame col martirio non è neppure poi così gratuito. In caso contrario è scandalo, si incappa nella censura, perché si è offeso un simbolo della cultura cristiana. Riassumendo: se esponi una donna anoressica nuda per una marca di abbigliamento non è grave (anzi, ottieni anche il patrocinio del Ministero della Sanità), se attribuisci a due bambini nudi comportamenti sessuali sei un grande comunicatore, se fai assumere a una donna una posizione crocifissa ti arrivano badilate di polemiche.
Ecco il manifesto dell'infamia.

Nella stessa giornata in cui la Chiesa e alcuni parlamentari danno degli assassini ai giudici che hanno garantito il diritto alla libertà e alla vita (intesa in senso pieno) di Eluana, mi domando se non ci sia qualcosa di strano in tutto questo...
Ansa, 2008-11-13 21:45
MILANO - Una donna nuda stesa su un materasso bianco nella posa della crocifissione. Per la giornata mondiale contro la violenza sessuale, il Telefono Donna ha scelto un'immagine shock che a Milano, pero', rischia di restare nei magazzini invece di finire sui pannelli di affissione. L'assessore all'Arredo Urbano del Comune, Maurizio Cadeo, ha infatti annunciato che cerchera' in tutti i modi di impedire che il manifesto di Telefono Donna finisca sulle strade.

''Faro' tutto quanto e' in mio potere - ha affermato - per evitare l'affissione del manifesto, di cui contesto il messaggio, che lede il sentimento religioso dei cittadini''. La donna raffigurata nel manifesto, che dovrebbe finire su 500 spazi di pubblica affissione del Comune, ricorda inequivocabilmente il Cristo in croce e sopra il drappo che le copre le parti intime campeggia la scritta: ''Chi paga per i peccati dell'uomo?''. ''Chiediamo all'associazione di ritirare il manifesto - ha attaccato Carlo Fidanza, capogruppo di An a Palazzo Marino - perche' una giornata cosi' importante non deve essere svilita da una provocazione del genere''. Ma lo spettro della censura ha subito agitato la classe politica milanese.

''Roba da medioevo - ha ribattuto Pierfrancesco Majorino (Pd) - se dovessimo applicare il metodo Cadeo in tv, dovremmo oscurare il 70% delle trasmissioni di Rai e Mediaset''. La nuova polemica riporta il clima politico al settembre dell'anno scorso, quando, durante la settimana della moda, un marchio di abbigliamento affisse per Milano numerosi poster, firmati da Oliviero Toscani, che raffiguravano il corpo nudo di una ragazza, martoriata dall'anoressia. Allora fu il sindaco Letizia Moratti in persona a tuonare perche' il manifesto fosse rimosso. ''Chi censura e' sempre un mentecatto - ha rievocato le polemiche di oggi e di allora, Oliviero Toscani - e se gia' oggi c'e' qualcuno che ride di lui, domani tutti lo derideranno, perche' la censura e' sempre passata per imbecille nella storia''.

Se c'e' qualcuno che invece preferirebbe stare lontana dalle polemiche e' Stefania Bartoccetti, presidente dell'associazione Telefono Donna, che dopo un primo via libera degli uffici comunali, aveva gia' fatto stampare i manifesti con la donna in croce. ''Da cattolica - ha affermato - non ci vedo nulla di offensivo ne' di blasfemo. Abbiamo scelto un'immagine forte per spingere le vittime delle violenze a uscire dal silenzio''. Resta ora da capire quale messaggio scegliera' il Comune per la giornata mondiale contro la violenza, visto che l'assessore Cadeo e la responsabile dei Servizi Sociali Mariolina Moioli hanno deciso di realizzare un nuovo manifesto per occupare gli spazi di affissione pubblica a Milano il 25 novembre. ''Sull'odioso problema della violenza sulle donne - ha spiegato Cadeo - non dobbiamo abbassare la guardia e l'amministrazione si impegnera' in prima persona, anche sul fronte della sensibilizzazione, con un suo manifesto''.

11 novembre 2008

Un anno con Greenpeace

Potrei scrivere un intero post tessendo le lodi del nuovo calendario di Greenpeace "Standing up of the Earth" per il 2009. Belle foto, ambienti da sogno, animali per cui vale la pena di lottare. Potrei anche lodare l'iniziativa (è stampato su carta riciclata sbiancata senza cloro) e invitare ad acquistarlo. Ma mi sembrerebbe di contaminare un'iniziativa in cui credo con una pubblicità smaccata (per la quale non me ne viene neppure in tasca niente, salvo la soddisfazione di aver aiutato l'associazione).
Mi limiterò a inserire l'immagine che più mi ha colpita.

Una famiglia di orsi, serena nonostante lo scioglimento dei ghiacci. In effetti le foto del calendario sono splendide, soprattutto perché rappresentano il pianeta vivo, non quello in agonia. Come a dire "ecco cosa possiamo ancora salvare". Meglio iniziare l'anno con immagini di speranza.
Per vedere i 12 scatti del calendario (più la copertina) e scoprire l'intera inziativa, ecco il link alla pagina di greenpeace: calendario-2009

10 novembre 2008

Come una rosa blu...

A breve gli innamorati potrebbero regalarsi una rosa blu. Complice la manipolazione genetica, il fiore "utopia" per eccellenza sarà a breve realtà. Ma ne vale davvero la pena? Non c'erano abbastanza fiori splendidi? Dovevamo per forza metterci lo zampino?
Ansa, 2008-11-09 16:10
ROMA - Diventa possibile ottenere fiori geneticamente modificati in modo da avere i petali blu ed è già scattata la corsa per brevettare la prima pianta di rose di questo colore. E' stata clonata infatti la proteina che colora i fiori.

Era nota da tempo, ma solo adesso un gruppo dell'università olandese Vrije di Amasterdam, coordinato dall'italiana Francesca Quattrocchio, è riuscito a localizzare il gene che produce questa proteina nell'epidermide dei petali. La ricerca, pubblicata nell'ultimo numero della rivista Nature Cell Biology e condotta in collaborazione con le università italiane di Lecce e Perugia, dimostra che è possibile manipolare il gene che produce la proteina chiamata PH5: applicata sulle petunie, la manipolazione del gene ha modificato il colore dei petali da rossastro a blu. "La cosa importante - spiega Quattrocchio - è controllare il livello di acidità nei vacuoli".

Come accade in una cartina di tornasole, se l'ambiente nei vacuoli è acido, i petali sono rosa o rossi; se invece il livello di acidità è basso i petali diventano blu. La proteina che permette di controllare questo meccanismo si chiama PH5 e funziona come una pompa, producendo un ambiente acido nei vacuoli. Mutare il gene che la produce significa poter ridurre, oppure aumentare, il livello di acidità. Se quindi il funzionamento della PH5 viene spinto al massimo, si otterranno fiori di un rosso acceso; se invece viene rallentato, il rosso di spegne per lasciare emergere il blu.

La ricercatrice che ha scoperto come manipolare geneticamente i fiori per farli diventare blu, Francesca Quattrocchio, ha lasciato l'Italia da circa venti anni per lavorare in Olanda. La nostalgia del suo Paese c'é, "ma so che non tornerò prima della pensione".

"Intanto - prosegue - non ho mai smesso di avere collaborazioni con l'Italia, come nel caso della ricerca pubblicata oggi". Ma certamente considera improponibile tornare a lavorare in Italia in un momento come questo, "quando i tagli ai fondi delle università rischiano di compromettere seriamente l'attività di ricerca. E' una situazione drammatica, che sto seguendo con il cuore in gola".

A lungo la rosa blu è stata considerata il simbolo di qualcosa di unico e diverso, e proprio per questo prezioso. A me questa notizia non molto poetica ha fatto venire in mente una poesia di Gerda Klein, che conosco da quando ero piccola. Dopo che la rosa blu sarà messa in commercio e diventerà la nuova moda di turno, non avrà più lo stesso sapore.

La rosa blu

Jenny è una bambina...
Un’adorabile bambina.
I suoi occhi sono color nocciola,
i capelli un po’ più scuri.
Se i capelli
le cadono sugli occhi,
li scosta.
Ma la mano
non va dritta alla fronte.
Prima
Si curva come un fiore
al primo schiudersi
dei petali.
Poi
scosta
i capelli dagli occhi.
Jenny è diversa.
Per me Jenny è come una rosa blu.
Una rosa blu?
Avete mai visto una rosa blu?
Ci sono rose bianche
e rose rosa
e rose gialle
e un’infinità di rosse rosse.
Ma blu?
Un giardiniere sarebbe felice
di avere una rosa blu.
Una Rosa Blu
La gente verrebbe da lontano per
vederla.
Sarebbe rara,
diversa, bella.
Anche Jenny è diversa.
Ecco perché, in qualche modo,
è come una rosa blu.
È come se Jenny
Vivesse dietro uno schermo
uno schermo
che non riusciamo a vedere.
Forse ha colori magnifici.
Forse quei colori
a volte distraggono Jenny
dal prestare attenzione
a quel che diciamo:
o forse ascolta una musica
che noi non possiamo sentire.
Jenny è come un uccellino
Un uccellino dalle ali molto corte,
mi capita di pensare.
Per un uccellino così, volare è difficile:
ci vuole più forza, più fatica, più tempo.
Per un uccellino con le ali normali
volare è una cosa scontata.
Ma un uccellino con le ali corte
deve impegnarsi molto per imparare.
Deve essere più bravo degli altri.
È per questo che dobbiamo capire
Che conquista è per Jenny imparare.
Non importa cosa.
Jenny è come una rosa blu,
delicata e bellissima.
Ma le rose blu sono così rare
che ne sappiamo poco, troppo poco.
Sappiamo solo che hanno bisogno
di essere curate di più.
Di essere amate di più.