21 febbraio 2010

Senza titolo (per protesta)

Per dimostrare la mia affezione verso Sanremo (che quest'anno orfana della Gialappa's Band non ho seguito neppure di striscio), eccomi qui a ignorare il vincitore del Festival e a dedicare un post alle traduzioni italiane dei titoli dei film stranieri.

Qualche mese fa ho cercato di capire perché "Vertigo" di Alfred Hitchcock sia diventato "La donna che visse due volte". La vertigine è il fulcro del film e non a caso è presente fin dalla primissima scena; il titolo scelto per l'Italia (non si può neppure parlare di traduzione) è invece assimilabile a uno "spoiler" non voluto dal regista.
Per me quello dei titoli tradotti con italica creatività è un cruccio serio. Vedendo spesso i film solo in lingua originale, a volte ignoro completamente con che titolo siano stati diffusi in Italia.
E capitano conversazioni surreali come questa:
Interlocutore: "Ho visto La gang del bosco, mi è piaciuto un sacco!";
Io: "Non mi pare di averlo mai visto, di cosa parla?";
Interlocutore: "Ci sono degli animaletti che iniziano a combattere i vicini umani che vogliono devastargli l'habitat...";
Io: "Ahhh, Over the Hedge".
Interlocutore: "No, La gang del bosco. Quello di cui parli tu forse è il remake".

Evidentemente "Oltre la siepe" non era abbastanza creativo. Oppure troppo poco furbetto. In effetti "La gang del bosco" è un titolo che strizza l'occhio ai ragazzini. E in Italia quando si parla di cartoni animati e animazioni 3D, si pensa sempre a un target under14 (come insegnano i vari casi di anime o di cartoon non proprio per bambini inseriti in contenitori televisivi destinati ai più piccoli).

Pensiamo al caso di "Se mi lasci ti cancello" con Jim Carrey. Sì, lo stesso Jim Carrey che ha fatto "Bugiardo bugiardo", "Una settimana da Dio" o "Yes man".
Si fa uno più uno (attore brillante e titolo leggero) e si va al cinema convinti di vedere una commediola americana, leggera e magari banalotta, che ti strappa qualche sorriso e non ti lascia pensieri (ed emozioni) all'uscita dalla sala.
Non ti aspetti di incappare in un film tenero, romantico e malinconico.
Citando Wikipedia:
Il titolo italiano non richiama quello originale, e altera la raffinatezza e l'impegno del film, facendolo apparire quello che non è, ovvero una tipica e spensierata commedia americana. Il titolo inglese, Eternal Sunshine of the Spotless Mind, infatti è preso da un verso dell'opera Eloisa to Abelard (1717) del poeta inglese Alexander Pope (già citata in un altro film di Kaufman, Essere John Malkovich)
Chissà che delusione quindi per quelli che sono andati in sala con un gruppo di amici pensando di farsi qualche grassa risata. E chissà che fastidio per quelli che NON sono andati al cinema perché ne avevano frainteso lo spirito. Un bel film tradito nel profondo da un titolo sbagliato (o furbo).
Pare infatti scontato pensare che il tranello fosse stato teso per trascinare più spettatori in sala.
Ma è corretto ingannare il pubblico con un titolo ammiccante o del tutto inventato?

La saga dei "Se..." è del resto interminabile. Un esempio? "Se ti investo mi sposi", titolo originale "Elvis has left the building".

Prendiamo il caso di "My Life in Ruins", che gioca sull'ambiguità della parola "ruin". In italiano la traduzione non sarebbe stata così facile (il gioco di parole non si poteva rendere allo stesso modo). Poi dal marketing deve essere arrivato l'input geniale: sfruttiamo la notorietà della protagonista, Nia Vardalos, già protagonista de "Il mio grosso grasso matrimonio greco".
E chissenefrega se i due film non hanno alcuna attinenza l'uno con l'altro.
Anche in questo caso, massima comprensione per i poveretti che sono andati al cinema aspettandosi una crisi coniugale di Toula e si sono trovati di fronte a una storia tutta nuova.

Proseguiamo con "La rivincita delle bionde". Titolo originale "Legally blonde". C'è anche il seguito, "Una bionda in carriera". Titolo originale "Legally blonde 2".
"Due single a nozze" in origine era "The wedding crashers".
Quando si dice "fedeli all'originale"...

L'argomento titoli mi è tornato in mente oggi. Sono incappata in una commediola scialba intitolata "A casa con i suoi". Titolo originale: "Failure to Launch". Mannaggia.

Per chi ha il pelo sullo stomaco, eccola classifica dei 50 Orrori Titolistici. Quando la Traduzione non è Arte.
Ritroverete (o scoprirete) perle come "Dude, where's my car?", ovvero "Fatti, strafatti e strafighe"; "My Girl", ovvero "Papà, ho trovato un amico" (perché non sfruttare la notorietà di Macaulay Culkin?); "City Slickers", ovvero "Scappo Dalla Città - La Vita, l’Amore e Le Vacche" (più che un titolo una sinopsi) e molti altri.
Noterete anche che la formula "se [verbo a scelta] ti [altro verbo a scelta]" la fa da padrone.
Quando si dice la fantasia...

24 gennaio 2010

Lampadari fai da te

Non essendo ancora riuscita a trovare un lampadario che si adattasse al mio arredamento, ma non potendone più di vedere una lampadina penzolare tristemente dal soffitto, mi sono decisa a cercare qualche spunto in Rete per realizzarne uno in casa. Ho trovato molte idee e soprattutto ho avuto conferma di quanto il fai da te sia anche "fai con quello che hai": l'arte del riciclo e dell'arrangiarsi con ciò che si ha in casa. E se il risultato è gradevole, non si può che esserne doppiamente soddisfatti.
Vediamo quindi che cosa sono riuscita a trovare.

La prima proposta - che trovo decisamente originale - è una lampada origami, realizzata con un foglio di acciaio inossidabile:

Per maggiori informazioni: http://www.yankodesign.com/2008/05/23/fold-your-lamp/

Lampada in cartone
(meglio se di recupero): semplicissima da realizzare, economica e decorativa:
http://cosedicasa.noiblogger.com/fai-da-te-una-lampada-ad-esagoni-di-cartone-ricicla-e-risparmia/

Lampadario di fiocchi di polistirolo: davvero originale
http://www.designsponge.com/2008/10/diy-project-packing-peanut-chandelier.html

Candelabro realizzato con vasetti di vetro riciclati (esteticamente non sarà il massimo, ma nelle serate estive, riempito di candele alla citronella, può diventare il nostro miglior amico):
http://styleblog.girlpower.it/arte-e-design/il-candelabro-di-vasetti-di-vetro-riciclati/
La video-spiegazione:


Avete delle vecchie gabbiette per uccelli a cui vorreste ridare nuova vita? Questo link fa al caso vostro:
http://www.petitecapucine.com/2008/11/do-it-yourself-chandelier-idea.html

Avete la casa piena di bottiglie vuote? Forse potreste riutilizzarle:

Qui le istruzioni: http://www.instructables.com/id/LED-chandelier-1/#step1

Vi avanzano una tonnellata di cannucce post-party? Non buttatele:


Decisamente primaverile l'evoluzione di un lampadario Ikea, che può essere modificato a piacimento sostituendo gli uccellini con altri oggetti, ad esempio origami colorati(clicca sull'immagine per andare alle istruzioni - in inglese):


Lampadario realizzato con delle penne biro:

























Un materiale che non avrei mai pensato si potesse usare sono le grucce. E invece...


 Il Niagara chandelier (qui sotto) è tanto bello quanto costoso. E quando dico costoso intendo che ha un prezzo che noi comuni mortali non possiamo neppure immaginare. Ad esempio, quanto pensate costi? Indizio: è costoso. Che cosa dite? 10mila euro? 25mila euro? Eviti di cambiare l'auto e ti prendi il lampadario. No, mi spiace... Ignoro se quello che ho postato sia la versione da 1,10 o 2 metri; nel primo caso il prezzo si aggira sui 49.500,00 , nel secondo sui 99.000,00 € (quei mille euro che impediscono di raggiungere i 100mila euro cambiano tutto, lo sento già più abbordabile). Per vedere altre foto di questi splendidi lampadari (e farsi anche un po' del male coi prezzi): http://www.lladro.com/































Vistp che noi comuni mortali non potremo mai permetterci lampadari simili, perché non farsene uno ad hoc? Certo, non varrà cento mila euro e non sarà così bello, ma vuoi mettere la soddisfazione di averlo fatto con le tue manine? Per chi volesse cimentarsi (e per favore poi mi mandi le foto!) ecco un utilissimo progetto di lampadario con farfalle di carta:
http://mariashandmadecards.blogspot.com/2011/05/project-for-babies-room-butterfly.html

Ed ecco un'altra variante:


Non sarà in Niagara chandelier ma amo gli origami e questo dovevo segnalarlo. E poi il colore fa allegria e le ombre sul muro conciliano il sonno (anziché contare le pecore mentre il consorte legge si possono contare quelle...)


E sempre rimanendo sulla carta, ecco un'altra realizzazione:

Le istruzioni a questo link: http://www.designsponge.com/2011/03/weekly-wrap-up-paper-scrap-light.html


Ed ecco il "Sogno di una notte di mezza estate"

Qui trovate le istruzioni: http://www.craftster.org/forum/index.php?topic=244402.0

Restando in tema volatili, ecco un lampadario ottenuto da un materiale di recupero: un vecchia gabbietta degli uccellini:
Le istruzioni qui: http://shopruche.blogspot.it/2011/07/project-diy-birdcage-chandelier.html

A chi non avanzano delle provette? Ok, forse quelle di vetro non sono così comuni (a meno di non avere accesso a un laboratorio, anche scolastico), ma a tutti sarà capitato di trovarsi per casa delle fialette con tappo per recisi. Il lampadario non verrà come quello della foto, ma poco ci manca...
Altre immagini qui: http://blog.atcasa.corriere.it/community-garden/2012/02/02/test-tube-chandelier-illuminare-con-i-fiori-e-non-solo/

Sarà che tutti li abbiamo mangiati e adorati da bambini, sarà che sono trasparenti e colorati, ma gli orsetti gommosi sono diventati materia prima per molte creazioni in fatto di illuminazione. In alcuni casi non vengono usate le caramelle, ma delle riproduzioni in acrilico (decisamente meno biodegradabili). Alcuni esempi (cliccando sull'immagine si apre il sito da cui sono tratti):








Molto simile al lampadario precedente ma decisamente meno "deperibile" e commestibile c'è questo:
Ecco le istruzioni: http://dollarstorecrafts.com/2010/05/make-a-beaded-chandelier/

Preferite i lampadari a "bolla"? Ecco due esempi che si possono realizzare a mano:

Se vi interessa il primo a sinistra, qui trovate le istruzioni: femtalks.com.
Il secondo, a destra, lo trovate ben spiegato (in inglese) qui: http://froufroufashionista.blogspot.com

Altro progetto, questa volta con vecchi centrini:
Ecco come farla:

 Altre istruzioni qui: http://dosfamily.com/2011/01/lace-lamp/


Ecco le istruzioni: http://poppytalk.blogspot.it/2011/06/diy-wire-waste-basket-turned-pendant.html

Questo è uno di quelli che preferisco: divertente e originale, lascia spazio ai ricordi o ai messaggi degli ospiti, dal momento che è pronto ad accoglierli tutti (cliccando sul link si va alle istruzioni - in inglese):


Proseguiamo con i materiali più semplici ed economici.
Bellissimo lampadario da realizzare in compensato:
Le istruzioni sul sito: http://www.etsy.com/blog/en/2012/how-tuesday-cardboard-chandelier/

In carta oleosa:
Qui le istruzioni: http://www.lisaroy.ca/2012/03/my-diy-capiz-chandelier.html

Parlando di materiali economici, come non citare questo:
Per me che ho una vera e propria dipendenza dai muffin al cioccolato sarebbe un modo per salivare da sera a mattina... Progetto comunque molto originale! Ecco le istruzioni: http://www.designsponge.com/2012/03/diy-project-sculptural-paper-orb-lights.html

Passiamo ora a questo, decisamente coreografico nonostante la "materia prima":
Sul sito di Michelle Brand, Environmental design, da ogni bottiglia di plastica esce un fiore che unito ad altri si trasforma in uno spettacolare lampadario.

Da non perdere:
http://www.michellebrand.co.uk/

Sempre in materiale di recupero (questa volta con la linguetta delle lattine):


Pochissimi materiali e costo davvero ridotto per questo progetto, che richiede corda, colla vinilica, un vecchio portalampada e davvero poco altro. L'effetto però è degno di nota:



Per concludere, una rassegna di lampadari artigianali realizzati con i materiali più disparati - dagli imballaggi per le uova, ai soldatini; dalle tazzine agli ombrellini decorativi da cocktail - e dai risultati altalenanti:
http://www.jobumrae.com/category/Product%20trend

Anche se non è proprio realizzabile in casa, ho voluto inserire anche il video che spiega come viene fatta una lanterna marocchina. Con traforo, manualità e piombo fuso si ottengono risultati incredibili:

20 novembre 2009

Vota per la Terra!

"Vote Earth!", ovvero "Vota la terra", è la nuova campagna organizzata in tutto il pianeta dal WWF in vista del Vertice sul Clima che si terrà a Copenaghen a dicembre. Una volta tanto, grazie anche alle nuove tecnologie, chiunque ha la possibilità di far sentire la sua voce e invitare altre persone a far sentira la loro per ottenere un accordo globale sul clima.
Basta esprimere il proprio voto per aggiungere il proprio nome a quello dei milioni di persone che in tutto il mondo stanno sostenendo la campagna del WWF.
Anche Google ha dato il suo contributo per la raccolta dei voti.
A seguire trovate il widget che ha contribuito a creare. Ogni blogger può aderire all'iniziativa condividendo questo iFrame. Il codice del widget "Vote the Earth" lo trovate sul sito del WWF.
Votate e condividete!

7 novembre 2009

Einstein, l'enfant prodige che confuta il Male


Questo "innocente" video che ho scoperto tramite Facebook ha minato fortemente le mie convinzioni. Non religiose.
Non sono riuscita a riconoscere nel bambino spocchioso del video quell'Albert Einstein che ho studiato a lungo e di cui ero arrivata a delinearmi una figura abbastanza coerente e "familiare". Possibile che un bambino che fino a nove anni non era stato in grado di parlare speditamente, si fosse messo ad argomentare in quel modo?
Poi, l'illuminazione. Forse quella conversazione non era mai avvenuta. Forse.
Mi rivolgo a Snopes che di solito sa darmi delle risposte. Ovviamente non mi delude: leggete "Malice of absence" per saperne di più. Facendo un sunto, l'aneddoto semplicemente non compare nelle biografie di Einstein ed è simile a molte altre leggende metropolitane con protagonista uno stereotipato professore ateo.

Andiamo oltre. La domanda che mi pongo ora è: "Perché il governo macedone ha finanziato questo spot?". Leggiamo cosa compare alla fine: "Religion is science too. Bringing religion studies back to our school - Ministry of Education and Science of the Republic of Macedonia".
Qualcuno si è fatto delle domande su questo video e sulle sue motivazioni? Piuttosto che rassettare casa, io me le sono fatta. Ho trovato questo interessante articolo, del 27 agosto 2009: No Religion In Macedonian Schools
Si legge:
Controversial religious studies classes will not be reintroduced to Macedonian primary schools this school year, as the government fears the Constitutional Court will again intervene, Education Minister Nikola Todorov says.


In Italia, alla luce del dibattito sui voti all'ora (facoltativa) di religione e della sentenza della Corte europea dei Diritti dell'Uomo che ha richiesto la rimozione dei crocifissi dalle aule, questo video è diventato quasi una bandiera del connubio religione-scienza. La questione è molto più complessa. La cultura italiana è fortemente intrisa della sua religione di riferimento. Sono convinta che non sia possibile capire un popolo senza considerarne la religione, che determina per adesione o reazione determinati atteggiamenti e influenza il sistema valoriale. Sono anche convinta che finché non si trasformerà l'ora di religione in un'ora di teologia o di etica, e la si renderà obbligatoria, non potrà che essere un elemento di dibattito. Ricordo che alle elementari le lezioni di religione me le faceva il prete del paese. Andando a catechismo facevo il ripasso di quello detto a scuola. Le domande "scomode" non erano ben accette. Al liceo invece l'ora di religione - grazie anche a un insegnante particolarmente intelligente e preparato - era un interessante scambio di riflessioni sull'etica e sulle religioni, che ha lasciato qualcosa dentro un po' a tutti noi. Ai miei figli auguro di trovare un professore di religione come quello che ho avuto alle superiori, non un insegnante di catechismo.
Molto interessante l'approfondimento sull'insegnamento della religione nelle scuole che ho trovato nel sito della diocesi di Verona. Apprezzo soprattutto questo passo, che non posso che sottoscrivere:
ma non si può certo rallegrarci del fatto che molti oggi possano scegliere il nulla piuttosto che un’ ora in cui capire la radice della nostra cultura, magari per poter essere più liberi di dissentire (e più coscienti nell’aderire).

La libertà di dissentire è fondamentale. Dibattito puro e privo di preconcetti, appunto.
Lo sottoscrivo, ma mi domando come questo possa trovare conferma ad esempio nel licenziamento dei professori divorziati.
Il crocifisso in classe, dal canto suo, non fa male a nessuno. Un simbolo ha valenza per chi lo sa interpretare, non per gli altri. Non è un'offesa per gli atei e i non cristiani. E' un elemento di conforto per chi ne condivide il significato. Ma in uno Stato che spesso è laico solo sulla carta, dove l'ora di religione è laica ma deve avere la vidimazione della Chiesa, dove si fa ricorso alle scoperte della scienza quando fa comodo e le si mettono a freno in tutti gli altri casi, dove il confine tra la vita e la morte viene ridisegnato di volta in volta a seconda dell'interesse del momento, dove non tutte le religioni e le culture hanno pari dignità... dove insomma si è così accecati dalla propria cultura da calpestare quella altrui per partito preso, è facile che anche un simbolo di comunione finisca per dividere.
L'Italia non deve togliere il crocifisso da scuole e ospedali. Deve semplicemente riconoscere che ciò che è diverso non necessariamente è un nemico, ma può essere una ricchezza. Poi è solo una questione di buon senso.

Tornando all'argomento del video, vediamo un po' di ridare un fondamento storico e psicologico alla figura di Einstein. In questo bel sito c'è un'approfondita biografia: I giochi di Einstein.
Segnalo anche questo approfondimento (una wiki) sulla visione religiosa di Einstein (che ricordo proveniva da una famiglia di religione ebraica, anche se non molto praticante): la visione religiosa di Albert Einstein.

14 ottobre 2009

Il web 2.0 crea le notizia. Il caso della morte (falsa) di Bruno Pizzul. E del gatto ferito da Zack Efron

Bruno Pizzul è morto, per qualche ora, nel web. Cronaca di un "assassinio" - ovviamente virtuale - compiuto dal web 2.0.

Questa mattina, mentre ero sprofondata nella revisione di un documento Seo di una cinquantina di pagine, mi bussano in messenger. Notizia secca: "E' morto Pizzul! :(".
Non ho contatti appassionati di necrologi. Semplicemente la mia venerazione per Bruno Pizzul è abbastanza nota. Ha rinconfermato il suo valore anche questa mattina, quando ha scherzato sulla sua "scomparsa" e si è congedato rapidamente dal giornalista che aveva interrotto la sua partita a scopa mattutina. Un mito.
Chiusa questa parentesi, ritorniamo al mio messaggio in messenger. Dopo averlo letto mi sono subito rattristata pensando di non poter più sentire i suoi interventi, di non poter più seguire le sue conferenze.
Mi sono collegata subito all'Adnkronos. Niente. Al Corriere.it. Niente. All'Ansa. Niente.
Ricerchina lampo in Google News e trovo solo un articolo de Il Giornale del Friuli che ne dà l'annuncio. Ma la pagina non funziona.
Faccio la prova del nove. Wikipedia. Wikipedia sembra avere un referente nell'Aldilà perché è sempre tra i primi a dare gli annunci mortuari. Basta un lancio di agenzia e loro - prontamente - aggiungono la data di morte. Davvero lodevoli.
Comunque sia, nel giro di 3 minuti etichetto la notizia come bufala, mi auguro che non porti sfiga a Pizzul e mando a quel Paese il mio contatto che mi aveva disturbata senza neppur aver prima verificato le fonti. Risprofondo nel Seo fino ai gomiti.
A distanza di qualche ora, in conclusione della pausa pranzo, guardo gli aggiornamenti. Sia mai che ho preso una cantonata! Scopro così che tutti hanno ripreso la notizia, confermandone fortunatamente l'infondatezza.
Il Giornale del Friuli - testata registrata al Tribunale di Udine da cui si potrebbe pretendere una certa attendibilità - ha pubblicato la "rettifica" che trovate qui: Storia di una bufala. La finta morte di Bruno Pizzul
Ecco alcuni estratti:
A questo punto sono le ore 10.24 e riceviamo un sms in cui ci comunicano che Bruno Pizzul è morto. Effettuiamo una rapida ricerca su internet e scopriamo che ci sono numerosi siti che affermano un tanto, in particolare su yahoo rinveniamo le tracce di uno scambio di messaggi tra… testimoni oculari. Una signora o ragazza afferma che una ambulanza si è fermata sotto casa di Bruno. ‘Dicono sia morto’ o qualcosa di simile. Persino Wikipedia ha già aggiornato la pagina.
In perfetta buona fede pubblichiamo la notizia della morte di Bruno Pizzul. Le funzionalità del nostro giornale consentono qualsiasi modificazione nel giro di un istante, ma non avevamo fatto i conti con gli ’spider’ e le ‘indicizzazioni’ di Google News che intercettano la nostra notizia e la rendono disponibile sul motore di ricerca se uno digita ‘Bruno Pizzul’.
Ciò nel giro di alcuni… millisecondi (potenza di internet).
Infatti già alle 10.34 lo stesso nostro collaboratore via sms ci dice ‘Notizia morte Pizzul va verificata’, fino a ‘freddarci’ alle 10.46 con un ‘Pizzul è vivo’.
[...]
Ecco la differenza tra web giornalismo e stampa tradizionale. Noi abbiamo commesso un unico errore, quello di non aver fatto i conti con Google News che ci ha ‘ripreso’ ed enfatizzato la nostra prima notizia pochi secondi dopo che l’avevamo pubblicata.
E poco conta che noi, 20 minuti dopo, l’abbiamo rimossa.
E adesso con chi ce la pigliamo? Con Google? Con Internet? Col Grande Fratello?

Ho lavorato abbastanza come giornalista, prima per la carta stampata e poi per il web, per poter fare un lungo elenco di errori della redazione (anche alcuni di ortografia, ma quelli ignoriamoli, nella foga scappano sempre).
In primo luogo avrebbero dovuto correggere l'articolo pubblicato, e non cancellarlo, in modo che la "replica" fosse subito reperibile (visto che il coccodrillo era già indicizzato).
Il problema però sta a monte. L'errore, enorme, gravissimo, tanto più per una testata registrata che dovrebbe essere più autorevole - ad esempio - del blog in cui sto scrivendo, è che i fatti vanno sempre verificati. Non puoi verificare personalmente i fatti? Immagino non sia sempre possibile andare a casa di Pizzul o contattarlo telefonicamente. Allora entrano in gioco le fonti.
E' morto d'infarto? Si deve chiamare l'ospedale se è noto. O qualche amico. O il sindaco del suo Paese. Non "una signora o ragazza afferma che una ambulanza si è fermata sotto casa di Bruno" e che scrive su Yahoo. Che credibilità può avere? E anche se fosse, potrebbe essere in ospedale, non defunto!
Su Virgilio hanno anche ricordato che bastava controllare sul sito della Figc l'assenza del proclamato "minuto di silenzio per Pizzul". Una chicca che ammetto non mi era venuta in mente.

Qualsiasi giornalista - web di sicuro, ma penso anche tradizionale - è ben consapevole che gli UGC e i social media non sono fonti attendibili. Possono essere spunti. Possono essere oggetto di articoli. Possono generare fenomeni. Ma non sono fonti attendibili. Non per cercare di battere sul tempo l'Ansa alla voce necrologi.
Ho anche trovato peggiore la giustificazione della cantonata presa. Se avessero pubblicato per errore un coccodrillo (era la mia ipotesi iniziale) ci sarebbe potuto anche stare. Con alcuni cms, soprattutto di vecchia concezione, errori di questo tipo sono davvero all'ordine del giorno. Ma non è andata così.
Pazienza, non è successo nulla di grave. Pizzul l'ha presa bene. Ha avuto tante manifestazioni di affetto in Rete (che avrà ignorato perché mi pare di capire che non usa internet). E il sito in questione avrà avuto un picco di visite.
Spero solo che abbiano imparato la lezioni e che non si comportino in modo altrettanto superficiale (perché di superficialità si sta parlando, se non proprio di inesperienza) con altre notizie, magari più delicate. L'Ordine dei Giornalisti friulano dovrebbe fare una tiratina d'orecchi al direttore responsabile. L'Italia ha bisogno di informazione, non di disinformazione dovuta a scarsa attenzione nella selezione delle notizie e delle fonti.

Le notizie inaffidabili che circolano in Rete mi fanno imbestialire (come ben sanno i fan della mia pagina su Facebook, che ringrazio). A volte basterebbe un po' di buon senso per evitare tanta spazzatura. Se le catene di Sant'Antonio o le notizie false vengono spacciate per vere dalle testate giornalistiche, abbiamo qualche problema.

Se Facebook non è attendibile (come non lo sono le mail di spam che ogni tanto ci intasano la posta), perché il giornale XYZ che prende la notiza da Facebook è considerato attendibile? Non è la notizia che fa la differenza, ma l'autorevolezza della fonte. Se una fonte considerata autorevole dà una notizia falsa, che succede? Si crea una verità parallela, mediatica? In fin dei conti spesso conta più quello che crede la maggior parte della gente, di ciò che è davvero successo.
Prendete ad esempio il caso di Zack Efron, che molti - in Italia - accusano di aver sparato a un gatto in Australia. Una bufala cosmica.
La fonte di tutto era l'articolo "Zac Efron Shoots Cat 13 Times in the Head" che ora si apre con il disclaimer "THIS IS NOT A REAL NEWS SITE, FOR THE LOVE OF GOD! IT’S A JOKE, PEOPLE!".
Comunque non serviva scriverlo. Bastava leggerlo per capire che frasi come
according to a source close to the cat who we met at the bus station.
[...]
“This is just a shocking incident where Zac Efron either working alone or in a group, perhaps with the rest of the High School Musical cast, has shown no regard for animal life and left Smokey for dead,” Solvang said.
[...]
Nevertheless, police have suggested the only way this type of cruelty ends is if attitudes change. They explained that the general consensus among young male actors is that cats are feminine creatures, and there’s nothing young actors hate more than females.

non possono essere serie.
E pensate che la notizia è stata ripresa perfino dal sito di Striscia la Notizia.
Non parliamo poi di Libero.it, che ha condito il racconto con maestria, per far imbestialire gli utenti. L'articolo si intitola "Zac Efron spara 13 volte a un gatto. Padrona sotto choc" e ha raccolto 800 commenti di animalisti giustamente inferociti, convinti che Efron fosse il solito bamboccio viziato privo di qualsiasi buon senso.

Mi domando cosa possano scrivere i portali leggendo quello che si dice sui social media di Giovanni Rana, morto per il web da qualche anno. Sono i fantasmi e le nuove verità della realtà parallela, anzi realtà 2.0?