Accantonata la catastrofica profezia attribuita ai Maya che ha regalato tanti spunti a Voyager negli ultimi anni, è tempo di pensare al Natale (magari i superstiziosi non lo avevano ancora fatto).
La neve è l'unica cosa che - entro i limiti del caso - mi fa entrare nello spirito delle feste. Mi ricorda di quando da piccola non aspettavo altro per non andare a scuola e mettermi a fare pupazzi di neve in giardino.
E poi, ammettiamolo: la neve è bellissima, è un piacere vederla cadere ed è un piacere vederla deporsi. Se ora al primo fiocco (anzi, prima, quando la preannuncia il meteo!) mi viene già l'ansia è solo perché andare al lavoro diventa un incubo.
Quindi vi auguro buon Natale con due foto che non mi fanno pensare al traffico impazzito, agli scivoloni sul ghiaccio e alla metropolitana affollata ma solo alla bellezza della neve:
Pecore in coda sulla neve battuta per evitare di affondare (chiamatele stupide!).
Immagino che da lontano si vedesse solo una coda che svettava nella neve. A differenza delle pecore, credo che il protagonista della seconda foto abbia concluso la serata davanti a un caminetto acceso...
Buon Natale a tutti!
22 dicembre 2012
20 dicembre 2012
Redrum. Redrum. Redrum... O Etrom?
Shining è uno dei miei film preferiti. Adoro Kubrick, penso che ogni cosa che porta la sua firma sia un capolavoro del cinema (eccetto Eyes Wide shut che non considero nemmeno suo visto che non ha potuto seguirne l'intera produzione con l'ossessiva meticolosità che lo caratterizzava).
In Shining ci sono due scene che in particolare hanno creato problemi per le traduzioni. Una chiamiamola "Il mattino ha l'oro in bocca". Ve la ricordate vero? Jack sta lavorando da settimane, ha già dato i primi segni di squilibrio e Wendy scopre che tutto quello che ha scritto è un'unica frase, ripetuta in modo folle e ossessivo. Ma qual era quella frase in inglese?
"All work and no play makes Jack a dull boy", che potrei tradurre con "solo lavoro e niente divertimento rendono Jack un ragazzo annoiato e noioso".
Ecco la scena del film:
La cosa più interessante e che non molti sanno è che è stato lo stesso Kubrick a scegliere la traduzione per ogni paese in cui sarebbe stato lanciato il film. Avevo detto all'inizio che era un perfezionista. Per quello anche in italiano è così ben girata e integrata nella pellicola. Perché l'aveva realizzata lo stesso regista. Era un genio, c'è poco da dire. Complimenti anche a chi si è ribattuto a macchina tutte quelle frasi ripetute fino alla nausea e con allineamenti diversi. Sarà stato un lavoraccio, spero che non abbia fatto la fine del protagonista...
Con il contributo di Wikipedia, vediamo che cos'ha scelto Kubrick per i vari paesi:
Passiamo ora a una delle scene forse più angoscianti e importanti del film. Che è anche il titolo del mio posto. REDRUM! REDRUM! REDRUM! (beh, nel film lo ripetono più a lungo...) ovvero MURDER ("assassinio"):
La lingua inglese come già ricordato in altri post ha il pregio e il difetto di essere fin troppo "adattabile" e ricca di sottintesi e interpretazioni: a seconda del contesto o di come la pronunci, una parola cambia totalmente significato. Ed avendo in fin dei conti poca varietà di sillabe e parole corte, ha anche molti termini che pronunciati al contrario sono comunque provvisti di senso. E' il caso di redrum. La pronuncia di redrum può essere scambiata per quella di red room ("camera rossa", che può far pensare al sangue oltre che al colore delle pareti della stanza dove comincia la follia di Jack) ma anche di red drum (tamburo rosso, quello usato dai pellerossa; ah, per chi non se lo ricordasse l'Overlook hotel è stato costruito su un antico cimitero indiano, diventando una calamite di sfighe e maledizioni come da migliore tradizione horror made in USA). In italiano si poteva trovare una parola che sembrasse sensata anche detta al contrario e che fosse per giunta riconducibile all'omicidio? Ovviamente no. Noi ci dobbiamo accontentare di ETROM. E di un inquietante (ma forse non abbastanza) MORTE da leggere riflesso sullo specchio...
In Shining ci sono due scene che in particolare hanno creato problemi per le traduzioni. Una chiamiamola "Il mattino ha l'oro in bocca". Ve la ricordate vero? Jack sta lavorando da settimane, ha già dato i primi segni di squilibrio e Wendy scopre che tutto quello che ha scritto è un'unica frase, ripetuta in modo folle e ossessivo. Ma qual era quella frase in inglese?
"All work and no play makes Jack a dull boy", che potrei tradurre con "solo lavoro e niente divertimento rendono Jack un ragazzo annoiato e noioso".
Ecco la scena del film:
La cosa più interessante e che non molti sanno è che è stato lo stesso Kubrick a scegliere la traduzione per ogni paese in cui sarebbe stato lanciato il film. Avevo detto all'inizio che era un perfezionista. Per quello anche in italiano è così ben girata e integrata nella pellicola. Perché l'aveva realizzata lo stesso regista. Era un genio, c'è poco da dire. Complimenti anche a chi si è ribattuto a macchina tutte quelle frasi ripetute fino alla nausea e con allineamenti diversi. Sarà stato un lavoraccio, spero che non abbia fatto la fine del protagonista...
Con il contributo di Wikipedia, vediamo che cos'ha scelto Kubrick per i vari paesi:
| Italiano | Il mattino ha l'oro in bocca | |
| Tedesco | Was Du heute kannst besorgen, das verschiebe nicht auf Morgen | Non rimandare a domani quello che puoi fare oggi |
| Spagnolo | No por mucho madrugar amanece más temprano | Anche se ti alzi più presto, non farà giorno prima |
| Francese | Un «Tiens» vaut mieux que deux «Tu l'auras» | Un «Tieni» vale più di due «Avrai» |
Passiamo ora a una delle scene forse più angoscianti e importanti del film. Che è anche il titolo del mio posto. REDRUM! REDRUM! REDRUM! (beh, nel film lo ripetono più a lungo...) ovvero MURDER ("assassinio"):
La lingua inglese come già ricordato in altri post ha il pregio e il difetto di essere fin troppo "adattabile" e ricca di sottintesi e interpretazioni: a seconda del contesto o di come la pronunci, una parola cambia totalmente significato. Ed avendo in fin dei conti poca varietà di sillabe e parole corte, ha anche molti termini che pronunciati al contrario sono comunque provvisti di senso. E' il caso di redrum. La pronuncia di redrum può essere scambiata per quella di red room ("camera rossa", che può far pensare al sangue oltre che al colore delle pareti della stanza dove comincia la follia di Jack) ma anche di red drum (tamburo rosso, quello usato dai pellerossa; ah, per chi non se lo ricordasse l'Overlook hotel è stato costruito su un antico cimitero indiano, diventando una calamite di sfighe e maledizioni come da migliore tradizione horror made in USA). In italiano si poteva trovare una parola che sembrasse sensata anche detta al contrario e che fosse per giunta riconducibile all'omicidio? Ovviamente no. Noi ci dobbiamo accontentare di ETROM. E di un inquietante (ma forse non abbastanza) MORTE da leggere riflesso sullo specchio...
18 dicembre 2012
Invito a cena con delitto: giochi di parole alla frutta
"Invito a cena con delitto", in inglese "Murder by Death", è un altro di quei film demenziali che adoro e che immagino abbiano rovinato il sonno agli adattatori. E' una parodia surreale dei film gialli, con un cast degno di nota: Peter Sellers in una delle sue tante trasformazioni (qui nei panni del detective cinese che maltratta il figlio adottivo), David Niven, Truman Capote e Peter Falk solo per citarne alcuni. Il film regge anche nel doppiaggio italiano, anche se alcune battute ce le siamo persi per strada.
Una su tutte: How lovely dear! We're in Wang's wing! che diventa "Pensa, cara, siamo sotto l'ala di Wang". L'assonanza è andata persa e in italiano non faceva ridere.
Passiamo a un pezzo particolarmente interessante.
Il testo è questo:
Vediamo la scena che così fa ridere:
In italiano è assolutamente demenziale. Non è così riuscita come "lupo ululà" ma apprezziamo lo sforzo.
Nella versione originale era ovviamente completamente diversa. Ed è delirante dal punto di vista della comprensione. Ora capirete perché. Partiamo da Wikiquotes:
Imdb, che in teoria ne sa, ne riporta una completamente diversa:
Jamesir Bensonmum: Howard. Howard Bensonmum.
Dick Charleston: Your father was Howard Bensonmum?
Dora Charleston: Leave it be, Dickie. I've had enough.
In questa seconda versione quindi solo il cognome crea fraintendimento di per sé, mentre il nome è relativamente comune ma c'è stato un misunderstanding legato alla pronuncia.
Per capire qual è la versione corretta mi sono andata a risentire la versione originale. Eccola qua (non vi fate ingannare dalle immagini dell'inizio!):
In effetti ascoltando la pronuncia del maggiordomo è credibile che volesse dire "Howard". Sempre a conferma di questo testo c'è il "leave it be", che è stato effettivamente pronunciato nel dialogo (al posto del "leave it alone" sostenuto nell'altra versione"). Insomma, se non si mettono d'accordo sulla versione due fonti "madrelingua", viene da apprezzare ancora di più il lavoro dei nostri traduttori.
Una su tutte: How lovely dear! We're in Wang's wing! che diventa "Pensa, cara, siamo sotto l'ala di Wang". L'assonanza è andata persa e in italiano non faceva ridere.
Passiamo a un pezzo particolarmente interessante.
Il testo è questo:
Dora: Lei si chiama?
Maggiordomo: Jamesignora!
Dora: Grazie James!
Maggiordomo: No, no, no Jamesignora: il nome è Jamesignora!
Dick: Jamesignora?
Maggiordomo: Ben Signore. Jamesignora Ben Signore
Dick: Ben Signore?
Maggiordomo: Sissignore!
Dick: Jamesignora Ben Signore?
Maggiordomo: Sissignore!
Dick: Oh, Signore!
Maggiordomo: Era il nome di mio padre!
Dick: Qual era il nome di suo padre?
Maggiordomo: Oh Signore! Oh Signore Jamesignora!
Dick: Si chiamava Oh Signore Jamesignora??
Dora: Lascia stare Dick, sennò impazzisco!
Vediamo la scena che così fa ridere:
In italiano è assolutamente demenziale. Non è così riuscita come "lupo ululà" ma apprezziamo lo sforzo.
Nella versione originale era ovviamente completamente diversa. Ed è delirante dal punto di vista della comprensione. Ora capirete perché. Partiamo da Wikiquotes:
- Dora Charleston: What's your name?
- Butler: Bensonmum.
- Dora Charleston: Thank you, Benson.
- Butler: No, no. Bensonmum- my name is Bensonmum.
- Dick Charleston: Bensonmum?
- Butler: Yes, sir. Jamesir Bensonmum.
- Dick Charleston: Jamesir?
- Butler: Yes, sir?
- Dick Charleston: Jamesir Bensonmum?
- Butler: (slightly annoyed) Yes, sir.
- Dick Charleston: How odd.
- Butler: My father's name, sir.
- Dick Charleston: What was your father's name?
- Butler: Howodd. Howodd Bensonmum.
- Dick Charleston: Your father's name was Howodd Bensonmum?
- Dora Charleston: Leave it alone Dickie, I've had enough.
Imdb, che in teoria ne sa, ne riporta una completamente diversa:
Jamesir Bensonmum: Howard. Howard Bensonmum.
Dick Charleston: Your father was Howard Bensonmum?
Dora Charleston: Leave it be, Dickie. I've had enough.
In questa seconda versione quindi solo il cognome crea fraintendimento di per sé, mentre il nome è relativamente comune ma c'è stato un misunderstanding legato alla pronuncia.
Per capire qual è la versione corretta mi sono andata a risentire la versione originale. Eccola qua (non vi fate ingannare dalle immagini dell'inizio!):
16 dicembre 2012
Scott Wade, l'uomo che ti trasforma l'auto sporca in un'opera d'arte
Da ragazzini credo sia capitato a tutti almeno una volta di trovare un'auto o un fiorino particolarmente polveroso e di lasciarci un messaggio per il proprietario:
Oggi con mio grande stupore ho scoperto che c'è chi riesce a trasformare un'auto polverosa in una vera e propria forma d'arte. Ecco un video molto interessante che mostra uno di questi artisti, Scott Wade, al lavoro. E' interessante vedere la preparazione richiesta da questa tecnica. Insomma, non devono aspettare la Paris Dakar per mettersi all'opera:
Di solito l'arte viene vissuta come una scalata verso l'immortalità. Michelangelo o Leonardo sono morti da secoli, eppure le loro opere sono ancora lì a ricordarceli. Woody Allen in una delle sue più celebri citazioni ha ironizzato proprio su questo concetto: "Non voglio raggiungere l'immortalità attraverso le mie opere; voglio raggiungerla vivendo per sempre. Non mi interessa vivere nel cuore degli americani; preferisco vivere nel mio appartamento".
Non è questo il caso. Se avete seguito la parte finale del video avrete di sicuro ascoltato il "messaggio spirituale" di Scott Wade: la sua opera non sarà lì per sempre, come i fiori fiorisce e poi muore, quindi è un invito a godere le bellezze del presente. Carpe diem.
Ecco un bel servizio dedicato a Scott Wade, con altri esempi e un po' della sua storia (SPOILER: mi ha fatto molto ridere quando ripercorrendo il successo virale delle sue opere ha detto "that's weird, who wants to look dirty pictures on the Internet?"):
E ora una carrellata delle opere che preferisco di Scott Wade così lo potrete apprezzare in tutta la sua abilità.
John William Waterhouse è uno dei miei artisti preferiti e quando ho scovato questa rivisitazione de "Ila e le Ninfe" non ho potuto non metterlo in cima (anche per la complessità nella versione da parabrezza).


La grande (e celebre) onda di Hokusai
Alice nel paese delle meraviglie
Natura selvatica (notare il tergicristallo usato come coda)
Einstein ed Edison nella stessa auto
I fratelli Marx (la resa di Chico è impressionante)
I cani che giocano a poker non potevano mancare:
Monte Rushmore
E visto che siamo a ridosso del Natale...
Altre opere le trovate sul sito ufficiale: http://dirtycarart.com/
Anche se per realizzarle Wade ci mette relativamente poco (qualche decina di minuti contro le ore che richiederebbe la tela), mi domando chi potrebbe mai avere il coraggio di lavare l'auto...
Oggi con mio grande stupore ho scoperto che c'è chi riesce a trasformare un'auto polverosa in una vera e propria forma d'arte. Ecco un video molto interessante che mostra uno di questi artisti, Scott Wade, al lavoro. E' interessante vedere la preparazione richiesta da questa tecnica. Insomma, non devono aspettare la Paris Dakar per mettersi all'opera:
Ecco un bel servizio dedicato a Scott Wade, con altri esempi e un po' della sua storia (SPOILER: mi ha fatto molto ridere quando ripercorrendo il successo virale delle sue opere ha detto "that's weird, who wants to look dirty pictures on the Internet?"):
John William Waterhouse è uno dei miei artisti preferiti e quando ho scovato questa rivisitazione de "Ila e le Ninfe" non ho potuto non metterlo in cima (anche per la complessità nella versione da parabrezza).
Mona Lisa su Notte Stellata di Van Gogh
La grande (e celebre) onda di Hokusai
Anche se per realizzarle Wade ci mette relativamente poco (qualche decina di minuti contro le ore che richiederebbe la tela), mi domando chi potrebbe mai avere il coraggio di lavare l'auto...
15 dicembre 2012
Lupo ululà, castello ululì. In memoria di Mario Maldesi
C'è qualcuno che ancora non conosce Frankenstein Jr.? Sì, dai il capolavoro in bianco e nero di Mel Brooks. I nomi Gene Wilder, Marty Feldman, Peter Boyle, Madeline Kahn... dicono niente?
Insomma, "lupo ululà, castello ululì". Sì, esatto, proprio quello.
Ok, indubbiamente quel dialogo ha in parte contribuito alla fortuna del film. E' geniale nella sua assurdità. E ti entra in testa già dopo la prima volta che lo senti... Ve lo ricordate?
Inga: Lupo ulula...
Dr. Frankenstein: Lupo "ululà"?
Igor: Là.
Dr. Frankenstein: Cosa?
Igor: Lupo ululà e castello ululì.
Frederick: Ma come diavolo parli?
Igor: È lei che ha incominciato!
Frederick: No, non è vero!
Igor: Non insisto, è lei il padrone!
Ok, vediamo la scena che fa più ridere:
E qui la classica domanda che si fanno tutte le persone dotate di intelletto è: "ma come caspita è nella versione in inglese?". Eccola qua:
Inga: Werewolf!
Dr. Frederick Frankenstein: Werewolf?
Igor: There.
Dr. Frederick Frankenstein: What?
Igor: There, wolf. There, castle.
Dr. Frederick Frankenstein: Why are you talking that way?
Igor: I thought you wanted to.
Dr. Frederick Frankenstein: No, I don't want to.
Igor: Suit yourself. I'm easy.
Nella versione originale si gioca sull'assonanza tra il termine licantropo ("werewolf") e la domanda "dove lupo" ("where wolf"). Quindi segue la risposta di Igor "there" con la stessa struttura "elementare" (avverbio di luogo + sostantivo = "there wolf"/"there castle").
L'inglese è una lingua che si presta perfettamente a questo tipo di comicità perché sono tantissimi i termini che si pronunciano allo stesso modo ma hanno significati diversi.
In italiano era assolutamente impossibile da tradurre, quindi si sono messi d'impegno e hanno ricreato quasi da zero l'elemento comico. Pochi si sono impegnati così tanto e pochi hanno raggiunto questo livello. Se mi chiedessero di citare un capolavoro dell'adattamento cinematografico italiano io mi giocherei subito questo dialogo.
Ora, diamo a Cesare quel che è di Cesare. Chi è l'autore di questo adattamento?
Cito un pezzo tratto dal blog http://frankensteinjunior.wordpress.com/contatti/ (che consiglio a tutti gli appassionati)
...la traduzione iniziale del copione fu affidata a Roberto De Leonardis, esperto traduttore di opere di grande successo che ne fece una traduzione troppo letterale, probabilmente influenzato negativamente dal Direttore Commerciale della Fox Italia che non previde l’enorme successo di questa pellicola.
Nel momento in cui il film arrivò in sala di doppiaggio, subì una rivisitazione quasi totale del copione: la bravura e la sensibilità del direttore del doppiaggio e dialoghista Mario Maldesi, che aveva avuto modo di visionare il film in America e di apprezzarne il potenziale comico, diede nuova vita al copione, non solo ricreando alla perfezione le battute più salienti del film, ma scegliendo un team di attori che ne interpretassero il doppiaggio in maniera esemplare.
Mario Maldesi ci ha regalato un sacco di perle (ecco la lista dei doppiaggi che ha diretto) e non ho problemi a dire che per me era un genio nel suo settore. Purtroppo parlo al passato perché è venuto a mancare lo scorso settembre. E come spesso accade queste notizie passano un po' in secondo piano. E' un po' il destino di tutti quelli che si fanno conoscere per la propria arte e non per se stessi.
Ecco quindi perché chiudo questo post con una sua intervista. Una volta tanto volevo associare il suo volto a quello ben più celebre di Gene Wilder che dice "ululà":
Insomma, "lupo ululà, castello ululì". Sì, esatto, proprio quello.
Ok, indubbiamente quel dialogo ha in parte contribuito alla fortuna del film. E' geniale nella sua assurdità. E ti entra in testa già dopo la prima volta che lo senti... Ve lo ricordate?
Inga: Lupo ulula...
Dr. Frankenstein: Lupo "ululà"?
Igor: Là.
Dr. Frankenstein: Cosa?
Igor: Lupo ululà e castello ululì.
Frederick: Ma come diavolo parli?
Igor: È lei che ha incominciato!
Frederick: No, non è vero!
Igor: Non insisto, è lei il padrone!
Ok, vediamo la scena che fa più ridere:
E qui la classica domanda che si fanno tutte le persone dotate di intelletto è: "ma come caspita è nella versione in inglese?". Eccola qua:
Inga: Werewolf!
Dr. Frederick Frankenstein: Werewolf?
Igor: There.
Dr. Frederick Frankenstein: What?
Igor: There, wolf. There, castle.
Dr. Frederick Frankenstein: Why are you talking that way?
Igor: I thought you wanted to.
Dr. Frederick Frankenstein: No, I don't want to.
Igor: Suit yourself. I'm easy.
Nella versione originale si gioca sull'assonanza tra il termine licantropo ("werewolf") e la domanda "dove lupo" ("where wolf"). Quindi segue la risposta di Igor "there" con la stessa struttura "elementare" (avverbio di luogo + sostantivo = "there wolf"/"there castle").
L'inglese è una lingua che si presta perfettamente a questo tipo di comicità perché sono tantissimi i termini che si pronunciano allo stesso modo ma hanno significati diversi.
In italiano era assolutamente impossibile da tradurre, quindi si sono messi d'impegno e hanno ricreato quasi da zero l'elemento comico. Pochi si sono impegnati così tanto e pochi hanno raggiunto questo livello. Se mi chiedessero di citare un capolavoro dell'adattamento cinematografico italiano io mi giocherei subito questo dialogo.
Ora, diamo a Cesare quel che è di Cesare. Chi è l'autore di questo adattamento?
Cito un pezzo tratto dal blog http://frankensteinjunior.wordpress.com/contatti/ (che consiglio a tutti gli appassionati)
...la traduzione iniziale del copione fu affidata a Roberto De Leonardis, esperto traduttore di opere di grande successo che ne fece una traduzione troppo letterale, probabilmente influenzato negativamente dal Direttore Commerciale della Fox Italia che non previde l’enorme successo di questa pellicola.
Nel momento in cui il film arrivò in sala di doppiaggio, subì una rivisitazione quasi totale del copione: la bravura e la sensibilità del direttore del doppiaggio e dialoghista Mario Maldesi, che aveva avuto modo di visionare il film in America e di apprezzarne il potenziale comico, diede nuova vita al copione, non solo ricreando alla perfezione le battute più salienti del film, ma scegliendo un team di attori che ne interpretassero il doppiaggio in maniera esemplare.
Mario Maldesi ci ha regalato un sacco di perle (ecco la lista dei doppiaggi che ha diretto) e non ho problemi a dire che per me era un genio nel suo settore. Purtroppo parlo al passato perché è venuto a mancare lo scorso settembre. E come spesso accade queste notizie passano un po' in secondo piano. E' un po' il destino di tutti quelli che si fanno conoscere per la propria arte e non per se stessi.
Ecco quindi perché chiudo questo post con una sua intervista. Una volta tanto volevo associare il suo volto a quello ben più celebre di Gene Wilder che dice "ululà":
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