25 agosto 2008

Il business della meteorologia

Poco più di un anno fa una pioggia prolungata e particolarmente abbondante – tanto da essere riconosciuta come calamità naturale – ha affogato un piccolo paesino del Nord Est. Io ero là, ospite di mia madre. Ho passato due giorni a spalare e raccogliere acqua. La casa era ridotta uno schifo. Porte e mobili da buttare, tegole rotte, gasolio fuoriuscito dalla cisterna... Una piccola tragedia per chi non ha migliaia di euro da investire per risistemare una casa che fino al giorno prima era in perfette condizioni.
Una settimana fa sono piovuti dal cielo chicchi di grandine grossi come arance. Altre tegole distrutte, tettucci delle auto trasformati in piste per le biglie. Chi è stato colpito dalla grandine la ricorda come un’esperienza molto dolorosa. C’è anche chi ha conservato in frigo il “reperto” e l’ha misurato: diametro di ben sette centimetri.

Quando ero piccola mia nonna, religiosa e superstiziosa come solo alcuni anziani di provincia sanno essere, accendeva delle candele per allontanare i temporali. Ma quelli erano bei tempi.
L’unico rischio era rappresentato dal fiume che scorre a 3 chilometri di distanza. Ora il fiume è sempre capriccioso ma le case si allagano anche mentre scorre nel suo letto.
Mia madre e i suoi vicini vivono con l’incubo di ritrovarsi nuovamente un metro di acqua in casa. Ogni giorno ascolta le previsioni del tempo e alla frase “previsti grandi temporali nel Nord Est” rabbrividisce.
Ma il suo non è un caso isolato. In tanti, in tutto il mondo, si sono ritrovati con la casa momentaneamente o definitivamente inagibile a causa dell’impeto di un clima ferito.

Il global warming e un rinato interessamento alle tematiche ambientali ha ulteriormente contribuito a lanciare una vera e propria moda del meteo. I fanatici ascoltano le previsioni perfino per decidere come vestirsi in tempi di temperature variabili e per stabilire se prendere l’ombrello o meno. La meteorologia è diventata un business, per giunta molto remunerativo.

Ci pensavo giusto ieri sera, guardando la nuova proposta a fascicoli De Agostini: “Diventa un esperto di meteo e costruisci la tua stazione meteorologica”.
Entriamo nel dettaglio. Andando sul sito si scopre che
Sono previste 70 uscite, composte da un fascicolo e dagli elementi per realizzare una Stazione Meteorologica.

e che
La prima uscita costa 2,99 €; per le successive attualmente è previsto un costo di 9,99 €.
I 4 raccoglitori saranno venduti in edicola in corrispondenza delle uscite n. 10, 25, 40 e 55 a un costo di 6,50 € ciascuno.

Facendo un rapido calcolo, si arriva a 692,3 euro per i fascicoli e a 26 euro per i raccoglitori. Totale: 718,3 euro.
Mica male, no?

Passiamo alla televisione. Anche lì il meteo la fa da padrone: è uno dei programmi più amati.
Sociologi, psicologi ed esperti di marketing hanno fatto ricorso a 12 focus group di 140 partecipanti e a 70 interviste per svelare i consumi mediatici degli italiani: per il 34% degli intervistati le notizie meteo sono un appuntamento immancabile, al punto da rappresentare, per il 67% di loro, una sorta di “Carosello” moderno, dopo il quale non rimane altro che andare a coricarsi o un perfetto sottofondo per la colazione mattutina. Il meteo al risveglio non ha concorrenti: non gli tengono testa neppure gli oroscopi che registrano soltanto il 42% delle preferenze.
Insomma, il 34% degli italiani basa la propria giornata sulle indicazione dei moderni “Colonnello Bernacca” e un altro 22% ammette di non varcare l’uscio se prima non ha letto almeno un oroscopo.


Ma guardiamo a dati un po’ più interessanti e approfonditi sotto il profilo economico.
L’attenzione per le previsioni atmosferiche è in continua crescita, al punto da rappresentare un business ormai decisamente lucrativo.
Una testimonianza si è avuta anche di recente, quando il Weather Channel è passato dalla Landmark Communications alla Nbc Universal per una cifra considerevole, che si rumoreggia pari a 3.5 miliardi di dollari. La Rete dal canto suo sta producendo a ciclo continuo siti internet che forniscono previsioni, più o meno azzeccate, sul clima attuale e futuro.

Per l’economia, quanto per gli individui, ottenere informazioni attendibili è il miglior modo per mitigare gli effetti del brutto – o pessimo - tempo. Possono servire, ad esempio, a decidere consistenti investimenti, come la copertura di 5.200 metri quadri sul centrale di Wimbledon. Spendere 33 milioni di euro per un tetto per gli organizzatore è sempre meglio che pagare i costosi rimborsi richiesti per la sospensione delle partite in caso di maltempo.

Il business delle previsioni atmosferiche però va ben oltre. La meteorologia, che tanto può incidere sulla gestione aziendale delle imprese di tutti i settori, ha meritato una propria definizione tra le variabili di rischio: il weather risk. Per gestirlo sono stati creati i derivati meteorologici – o weather derivatives -, dei prodotti finanziari ad hoc in grado di controllare l’incidenza economica della variazione dei fattori climatici.
Lanciati nel 1997 da Enron, i weather derivatives stanno diventando sempre più popolari. Il valore dei contratti, dopo un piccolo calo nel 2007, hanno raggiunto a marzo un valore di circa 32 miliardi di dollari.
La maggior parte dei derivati meteorologi sono basati sulla temperatura. Le prime a farvi ricorso sono state le grandi compagnie energetiche, i cui profitti sono strettamente legati all’andamento del clima.

Anche per gli individui ci possono essere dei vantaggi. La società WeatherBill vanta un payoff che è tutto un programma: “Get Paid for Bad Weather”, ovvero “vieni pagato per il cattivo tempo”. In giugno una compagnia aerea, la Priceline, si è avvalsa dei servizi di WeatherBill per risarcire i vacanzieri flagellati dal maltempo. Un’offerta simile si potrebbe in futuro trovare in molti altri pacchetti turistici.
La pioggia continuerà a scendere, ma le soluzioni per indorare la pillola non mancano.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

il prezzo per quella stazione e l'enciclopedia è giusto,dov'è il problema?

cimbro_veneto

Njnye ha detto...

Il discorso non verteva sul prezzo giusto o meno di un prodotto che francamente, non conoscendo, non mi sogno neppure di giudicare.
Le uscite a fascicoli, comodamente acquistabili in edicola e non nei negozi specializzati, sono dei prodotti di largo consumo. Nel caso della stazione meteorologica, fa riflettere sia la vendita di massa di un prodotto che in passato sarebbe stato riservato a pochi appassionati, sia il suo costo finale. 700 euro, in periodo di crisi, non sono pochi, soprattutto se si considera che gli altri prodotti a fascicoli hanno un costo mediamente inferiore (dai 250 ai 500 euro). Si tratta di un investimento consistente, per l'azienda e per il consumatore. E' indicativo dell'interesse che suscita l'argomento "meteo" e del business fiorente che vi gira attorno. E questo ragionamento varrà sia in caso di fallimento (se la De Agostini ha investito sul prodotto, sarà stata comunque ispirata da ricerche di marketing), ma ancor di più in caso di successo.
Che il prezzo sia giusto o meno, è un problema che francamente non mi tocca...